BOOM DEL CALCIO FEMMINILE

di STEFANO CERVARELLI

Domenica scorsa si è giocata a Torino una storica partita.

Nella cornice dell’Allianz Stadium due squadre il calcio femminile- Juventus e Fiorentina- si sono affrontate in uno stadio completamente pieno: 40.000 spettatori con diretta Sky.

E’ vero, c’era in palio il titolo di campione d’Italia (per la cronaca ha vinto la Juventus 1-0, avvicinandosi in tal modo al suo secondo scudetto consecutivo) ma una presenza così numerosa di pubblico con tantissimi giovani ed adolescenti (specialmente bambine) sta a dimostrare la oramai completa affermazione, anche negli interessi dei mass-media, di questo sport anche nel nostro paese. Fino a qualche anno fa non era immaginabile che così tante persone sedessero sulle tribune di uno stadio per assistere ad una partita di calcio femminile.

Il giorno seguente la Gazzetta dello Sport ospitava un commento di Walter Veltroni al riguardo.

Uno scritto che, riconosciuti agli artefici del successo il giusto merito, si soffermava, con profondo rammarico, sulle avversità incontrate dalle ragazze pioniere di questo sport e di quelle che pioniere non lo sono potuto essere state per colpa di pregiudizi e mentalità arretrata. Nel far questo Veltroni riprendeva anche temi ed argomenti da me espressi in occasione di un recentissimo articolo a riguardo apparso sul blog. Un panorama che esposi anche in un breve racconto attraverso le storie di due amiche; non nascondo che vedere confermate le mie supposizioni da un personaggio così illustre non può che avermi fatto piacere.

 Un piacere velato però dalla constatazione amara “dell’aver ragione “e di vedere confermati i motivi che all’inizio del cammino di questo sport hanno pesato sulla sua crescita, ritardandone lo sviluppo o impedendolo del tutto, come è accaduto a Civitavecchia.

Quello civitavecchiese è stato un tentativo arenatosi per colpa di quella mediocrità della quale purtroppo spesso restiamo vittime. Ma una cosa almeno dobbiamo avere l’onestà di riconoscere: lo spettacolo di Torino e la celebrazione di questo sport ci deve far capire quanto aperto verso il futuro fosse il pensiero sportivo del prof. Aldo Vespa.

Purtroppo, sembra che questa città sia destinata a vivere di rimpianti.

STEFANO CERVARELLI