LE DUE ITALIE

di TULLIO NUNZI

Esiste una mitologia banale in questo paese:quello delle 2 Italie.incapaci di riconoscersi e legittimarsi.

 Una Italia perdente convinta che al governo ci sia una banda di usurpatori e di malfattori;

una Italia vincente ossessionata dalla sindrome del complotto e delle trame oscure.. Atteggiamento non tipico di un vivere civile; un governo democraticamente eletto va riconosciuto, contestato, ma accettato come governo in carica.

Personalmente non mi riconosco in gran parte delle cose che l’attuale governo sta facendo, ma è stato votato in base a dettami costituzionali, pertanto svolga il suo lavoro; ho la speranza che vada a casa, ma evidentemente ha proposto una offerta politica, che è stata votata dalla maggioranza degli italiani.

Preoccupa invece l’atteggiamento della opposizione, la quale, a mio avviso, dovrebbe proporre programmi e idee alternative.

Purtroppo vedo riproporre nei confronti del fronte sovranista quella caricatura antropologica che la sinistra ha riservato per decenni a Berlusconi, con sconfitte sonore e ripetute. In pratica si reputa l’attuale governo un branco di ignoranti, barbari devastatori, con un elettorato composto da razzisti e incapaci. I risultati elettorali non sono dovuti ad un destino cinico e baro.

La vittoria alle ultime elezioni non è un semplice incidente di percorso ma un rivoluzionario cambio di un mondo, di una mentalità collettiva. Non vorrei che a sinistra si fosse rimasti prigionieri di un passato e non si comprendesse che costruire una offerta politica è una impresa faticosa, fatta di enormi sforzi, conflitti, autocritiche, elaborazioni culturali, non decisa ad un tavolo di lavoro o di ristorante.

Bisogna proporsi a guidare il paese non gloriarsi della propria diversità. Non bisogna censurare comportamenti altrui e assolvere i propri; l’elettorato ha una memoria di elefante. Sono convinto che il problema più grande sia la ridistribuzione del reddito; ma ricordo a tutti, che le differenze di questo paese sono aumentate in questi ultimi anni non in base al merito ma in base ai privilegi.

Il merito invocato a parole (guardiamo anche alla nostra città) non è mai stato riconosciuto nei fatti. Molto spesso in mancanza di progetti, nel vuoto delle idee, il moralismo della sinistra ha impedito di vedere la rabbia di un ceto medio contro un sistema fiscale ed una burocrazia assurda, non come evasione fiscale, ma come reazione a mantenere uno stato di vita ormai critico; la rabbia per la criminalità di qualsiasi colore non è forma di razzismo ma espressione di paura autentica, cui va data risposta.

Il mio timore che il senso di superiorità coltivato a sinistra, in molti casi vero snobismo d’accatto, in altre supponenza, facciano si che essere altra cosa dagli italiani, diventi segno di nobiltà e superiorità morale; in questo caso la sinistra è votata al fallimento; non si può vincere se disprezzi chi dovrebbe votarti. Molto spesso il senso di superiorità coltivato a sinistra diventa vera estraneità rispetto al paese.

 La sicurezza arrogante di essere indispensabili nel governo, nell’analisi intellettuale, nell’onestà (sic) per cui ogni critica diventa un complotto organizzato da nemici nel confronto di partito lo lascerei ad altri. La sconfitta è una condizione temporanea, darsi vinto o non cambiare, la rendono permanente.

Nelle elezioni a Cagliari è avvenuto un fatto inaspettato; forse immettere nel circuito spezzato tra cittadini e politica, un po’ di credibilità, buon senso e una dose di fantasia si rivela vincente, ma non può essere gestito dai partiti tradizionali, legati a forme organizzative novecentesche, in molti casi inadeguati e ormai privi di credibilità.

TULLIO NUNZI