Sisto V° e il progetto della Grande Roma

di ROSAMARIA SORGE

Al ritorno dei papi da Avignone tutto lo sforzo dei vari pontefici  fu  teso a riportare la città di Roma allo splendore dell’Impero, attraverso una serie di operazioni che dapprima interesseranno il Borgo Vaticano e le sue adiacenze e solo in un secondo tempo il collegamento tra questo e le parti più recenti della città fino a culminare nel piano della Grande Roma di Sisto V°.

Il 13 febbraio del 1586 Sisto V° aveva ordinato che le funzioni stazionali fossero ristabilite e per facilitare l’accesso alle venerande basiliche aveva progettato di tracciare nuove strade. Dietro questo disegno non è difficile scorgere lo spirito della Controriforma e la volontà del papa di fare di tutta Roma “ un unico sacro tempio”.
L’insieme di vie che partendo da Santa Maria Maggiore si irradiano “in syderis formam“ verso le rimanenti basiliche  configura una  idea progettuale che ha un duplice scopo che potremmo definire uno sacro e l’altro profano, con il primo che serve come supporto al secondo e con il secondo che si realizza grazie all’ufficialità del primo. Questo primo progetto era il collegamento delle sette basiliche “per facilitare la strada a quelli che mossi da devozione o da voti vogliono visitare i più santi luoghi della città di Roma ed in particolare le sette Chiese tanto celebrate per le grandi indulgenze e relique…… ….talchè può ciascuno a piedi, a cavallo o in cocchio partirsi di che luogo si voglia di Roma e andarsene alle più famose devozioni”. Il progetto si sarebbe dovuto concretare in un grande “raccordo  anulare“ che risulta evidentissimo esaminando non solo le strade realizzate ma anche quelle che non lo furono.

Con la stessa bolla con cui Sisto V° aveva ristabilito le funzioni stazionali, aveva anche elevato l’antica basilica di Santa Maria del  Popolo a chiesa stazionale in sostituzione di quella di San Sebastiano che si trovava sulla via Appia, quindi lontana. Questa sostituzione  è già un atto progettuale preciso che rivela la volontà del pontefice non solo di volere addensare verso il centro di Roma le basiliche, ma anche di volere razionalizzare con percorsi meno tortuosi  il collegamento tra le stesse.

Partendo da Piazza del Popolo, perché era da lì che entravano i pellegrini, seguiamo questo progetto.

Primo collegamento: da Santa Maria del Popolo a Santa Maria Maggiore. A questa strada fu attribuito il nome di via Felice e si fermava a Trinità dei Monti ma Sisto V° aveva già in mente la sua prosecuzione fino a piazza del Popolo anche se in questo modo avrebbe alterato  l’equilibrio del ” Tridente “.

Secondo collegamento: da Santa Maria Maggiore a San Lorenzo fuori  le mura. La strada fu realizzata solo fino alla porta San Lorenzo;

Terzo collegamento: da San Lorenzo fuori le mura a Porta Maggiore. Questa strada non venne realizzata ma era nel progetto iniziale in quanto avrebbe permesso il collegamento con Santa Croce;

Quarto Collegamento: Tra Santa Croce e San Giovanni in Laterano. Esisteva comunque un collegamento attorno le mura ma quello previsto dal pontefice non venne realizzato;

Quinto collegamento: Tra San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori  le mura;

Sesto collegamento:  San Paolo — Vaticano. Questo collegamento si doveva realizzare passando per Porta Settignana e utilizzando via della Lungara;

Settimo collegamento: Vaticano – San Girolamo degli Schiavoni. Il progetto prevedeva la costruzione di un nuovo ponte e il collegamento con il Belvedere.

Il collegamento successivo tra San Girolamo degli Schiavoni e Piazza del Popolo già esisteva infatti via Ripetta era stata aperta da Leone X°.

Esisteva quindi nella mente del pontefice un preciso progetto di raccordo anulare che se si giustificava ufficialmente in senso liturgico, costituiva il modo di collegare i nodi periferici tra di loro e di connettere poi questi nodi con i poli di Santa Maria Maggiore, del Campidoglio e del Quirinale determinando lo spostamento del centro nella direzione dei settori orientali. Quello di rioccupare le colline più alte che erano state una volta dimora del popolo romano e che erano state poi abbandonate sia per la mancanza dell’acqua sia per motivi di difesa, fu una delle costanti che interessò molti pontefici, ma fra tutti Sisto  V° fu quello che maggiormente contribuì, in ordine di tempo, alla necessità di adeguare la città alle dimensioni della metropoli moderna e a favorire lo spostamento del centro, una volta identificato con la zona racchiusa nell’ansa del Tevere, verso i colli del Quirinale,  dell’Esquilino e del  Viminale.

La trasformazione della città secondo una ottica non più medievale cominciò relativamente tardi rispetto ad altre città, vuoi a causa dell’esilio dei papi ad Avignone vuoi per le turbolenze connesse al grande scisma. Il primo passo del papa per favorire il suo progetto  fu quello di riportare l’acqua nella zona del Quirinale ripristinando il condotto dell’Acqua Alessandrina. Sul finire dell’anno 1586 il condotto funzionava fino alla strada Pia e nello stesso anno veniva portato a termine il collegamento tra Trinità dei Monti  e Santa Croce in Gerusalemme; questo rettifilo era lungo 2787 metri e abbastanza largo da permettere il passaggio di cinque carrozze affiancate. Nello stesso anno fu aperta via Panisperma e venne lastricata via Gregoriana.

Riassumendo il piano sistino, si sviluppa in un duplice tracciato, il primo come un  vero e proprio  raccordo anulare e un secondo  “in syderis formam” che aveva come centro la particolare posizione di Santa Maria Maggiore e che permetteva di reinterpretare la città quale già esisteva secondo una visione non solo funzionale ma anche simbolica.

Oggi la Roma che tutti conosciamo  è ancora  quella pensata progettata e voluta da questo grande pontefice che in 5 anni di pontificato realizzò una infinità di cose, nuove strade, selciatura e lastricatura delle principali strade di Roma, acquedotti, l’erezione degli obelischi, una infinità di nuove costruzioni e di restauri di costruzioni esistenti, il prosciugamento delle paludi pontine ed una serie di interventi anche fuori Roma e tutto ciò  ci lascia senza parole specie  se paragonato alle difficoltà che incontra oggi qualunque tipo di pianificazione dove 5 anni non sono sufficienti nemmeno ad ottenere un nulla osta.

ROSAMARIA SORGE