Caso Aquarius

di TULLIO NUNZI ♦

Prendo spunto dal sequestro dell’Aquarius ma il ragionamento vuole essere più ampio.
Aquarius e Riace due casi emblematici.
In questo paese esistono regole e leggi, ma da decenni siamo abituati (in particolare noi di sinistra) a chiudere un occhio.
La violazione delle norme è diventata quasi una cosa normale: la regola non è giusta ed io la violo.
Se le convinzioni etiche personali, si sostituiscono alle norme in vigore, si sfascia uno stato.
Se chi deve far rispettare le leggi fa disobbedienza civile, per valutazioni morali, crea solo anarchia:
Ad esempio perché non saccheggiare i supermercati per sfamare i poveri?
Se la disobbedienza civile diventa punto di merito, per criteri umanitari generici soggettivi, ognuno può invocare a scusante, convenzioni etiche, religiose.
Così si distrugge lo stato di diritto, perché in un paese civile, non si può intendere la legge come ci pare.
Io sono convinto che in questo paese imprese e cittadini sono sottoposti ad una tassazione assurda, ma non difendo quelli che reputo gli evasori per necessità. Mi batto per cambiare la legge.
E’ una cultura finto progressista quella per cui la delinquenza comune è la conseguenza di povertà e disuguaglianza, e va quindi giustificata o trattata con riguardo.
Occupare case, invadere cantieri, tutte azioni illegali ma compiute per una giusta causa e quindi trattate con particolare attenzione.
Questo senso di impunità, misto a frustrazione ed impotenza, porta a non credere più nello Stato.
Compito di una sinistra è ridare fiducia e fare si che lo Stato torni a fare lo Stato altrimenti si lascia un patrimonio propagandistico, praterie immense, un monopolio incredibile ai populisti.
Molto spesso la sinistra riformista su questi temi preferisce tacere, non si prendono posizioni per non scontentare gli elettori.
Non si può privilegiare Keynes solo in economia, lo Stato deve recuperare un ruolo nel sociale e nella sicurezza.
Ad oggi risulta assai assente.

TULLIO NUNZI