PERCHE’ LO SPORT MATURA IL GIOVANE

di  STEFANO CERVARELLI

“Lo sport matura i giovani…”.

Quante volte abbiamo sentito e detto questa frase allorché ci siamo trovati a discutere sugli aspetti positivi dello sport. In una ipotetica classifica delle citazioni questa farebbe parte sicuramente del podio.

Ma perché e come lo sport interferisce o meglio contribuisce alla maturazione dei ragazzi e ragazze?

Le forme sono tante e non staremo certo adesso a ripeterle, visto che oltretutto esse costituiscono il nocciolo, il refrain di queste nostre chiacchierate.

A questo punto ritengo invece sia importante dire una cosa.

Lo sport è solo una componente della vita di un adolescente, di un giovane. C’è la scuola, la famiglia, il sociale; tre momenti distinti della sua vita nei quali egli si trova a contatto con interlocutori differenti per ruolo e per importanza, (professori, genitori, sorelle, fratelli, amici, relazioni con l’altro sesso).

Un mondo complesso nel quale lo sport occupa solo una parte, piccola o grande, ma solo una parte: conta solamente per quella parte di tempo, durante la settimana, in cui il ragazzo e la ragazza si trovano sotto, diciamo così, l’influenza dell’allenatore-istruttore. Sono questi alla fine i responsabili per come lo sport influirà sulla sua maturazione. Una grande responsabilità.

La prima forma di maturazione più evidente in un adolescente è senz’altro quella fisica. Lo sport accompagna ed aiuta questa maturazione, facendo emergere ben presto quelle che sono le caratteristiche fisico-motore e coordinative; ci sarà poi il momento in cui, viste le proprie attitudini e lo svilupparsi del fisico, il giovane capirà verso quale sport indirizzarsi. Ma questo è un altro argomento.

Come dicevo all’inizio un discorso più articolato sulla crescita, sulla maturazione del giovane attraverso lo sport (insieme ad altri valori) è stato già precedentemente sviluppato proprio all’interno di questa rubrica dedicata a “Lo sport ed i suoi contenuti educativi”.

Qui, oltre ad aver accennato ad un aspetto della maturazione – quella fisica- vorrei parlare di un’altra forma di maturazione alla quale lo sport dà un grosso contributo: la capacità organizzativa.

Prima ho fatto riferimento alle componenti del mondo giovanile: scuola-famiglia- sociale e lo sport, per chi lo pratica, (anche se oggi mi risulta difficile immaginare un adolescente che non faccia un minimo di attività sportiva a meno di situazioni, purtroppo, ostative).

Questa molteplicità di attività e rapporti sociali fa sì che il giovane sia chiamato a” combinarli “tra loro in quello che, per lui, è il miglior modo possibile e per chi fa sport, credetemi, non è facile, specialmente quando lo studio ed altri impegni, crescendo, si fanno più esigenti. Anche qui si rischia di scivolare su altre tematiche che al momento non fanno parte del nostro argomento.

Ma, si dirà, cosa c’entra lo sport con l’organizzazione?

C’entra, perché essendo lo sport un’attività che con il passare del tempo aumenta sempre più come impegno ed assorbimento di tempo, al punto di essere secondo nella scala d’importanza solo allo studio, ecco che il ragazzo dovrà sapersi industriare, trovare la propria forma di organizzazione quotidiana: compito senz’altro più facile se non ci fosse l’attività sportiva.  Ne ho visti però tanti portare avanti entrambe le cose. Certo viene il momento in cui oltre la capacità organizzativa è necessario fare ricorso ad una buona dose di spirito di sacrificio.

Quante volte nelle trasferte sul pullman, addirittura sulla nave, ho visto girare i libri di scuola e quante ore rubate al sonno per recuperare le ore di studio…

Ho vissuto momenti di vera tristezza quando ho visto giocatori e giocatrici (non molti per fortuna) in possesso di capacità che avrebbero permesso loro di prendersi belle soddisfazioni, lasciare il Basket perché – dicevano – non riuscivano a conciliare le due attività: sport- studio. Questo non dovrebbe succedere. In una società moderna due sfere così importanti non dovrebbero trovarsi, sarei tentato dire, in rotta di collisione.

Senza avere la pretesa di dire qualcosa di nuovo, ci sono Paesi dove l’integrazione tra scuola – a livelli differenti – e sport ha raggiunto buoni risultati; anzi, le capacità tecniche costituiscono un ottimo viatico per l’ingresso alle università. Da noi questo succede soltanto con i vari corpi militari.

Lo sport richiede tempo ed energie mentali, è vero, ma ha un premio per tutti: fa maturare appunto perché obbliga alla responsabilità verso sé stessi.

STEFANO CERVARELLI