INFORMAZIONE E DIS-INFORMAZIONE (L’oscurità è arrivata n.2)

di SIMONETTA BISI 

L’accelerazione tecnologica del web ha ampliato a dismisura la possibilità di avere informazioni. Tutti i giornali e le riviste posseggono un sito online che tengono sempre aggiornato e pronto a darci le ultime notizie in tempo reale. Ma non sono soltanto loro, cioè le testate ufficiali e “reali”, a fornirci informazioni, possiamo riceverle dagli amici che frequentano il nostro social network su cui rimbalzano link, notizie e commenti, possiamo informarci attraverso i motori di ricerca su qualsiasi cosa ci venga in mente: pronte le risposte dal web se abbiamo bisogno di informazioni cliniche, se vogliamo cercare prodotti di bellezza, se dobbiamo fare una tesina o semplicemente conoscere, per esempio, se la Terra è tonda o piatta.

Non è una barzelletta: esistono i “terrapiattisti”, si riuniscono in convegni, l’ultimo nel maggio 2018, in Inghilterra. Nella Flat Earth Convention scienziati o pseudo tali hanno enunciato la loro bizzarra teoria sulla base di una moltitudine di considerazioni teoriche discrepanti dalle osservazioni empiriche. L’idea di una Terra piatta ha origini remote nella storia dell’umanità, ma incredibilmente negli ultimi anni è tornata alla ribalta e trova in Internet il bacino di diffusione.

Molte credenze e falsi miti sono reperibili sul web e, nonostante la palese ascientificità, trovano proseliti in gran numero. Alcuni esempi: i no-vax, che considerano pericolosi e inutili vaccini che invece hanno ridotto enormemente la mortalità infantile; i seguaci di ex medici cancellati dall’albo professionale o di pseudo studiosi che negano prove scientifiche e propongono ricette fantasiose in grado di guarire qualsiasi malattia compreso il cancro (come la Nuova medicina di Hamer). In questi casi io parlerei di fake-truth perché si tratta di spacciare come vera una teoria che non ha alcuna base scientifica, ricorrendo alla facile presa su molti delle favole complottiste. Chi ordisce questi complotti? La risposta è l’establishment, i cosiddetti poteri forti come l’odiata Big Pharma, la lobby delle multinazionali del farmaco che produrrebbe farmaci costosi e con molti effetti collaterali per incrementare a dismisura i guadagni sulla pelle dei cittadini.  Oppure la falsa teoria sulle scie chimiche che provocherebbero danni alla popolazione per un non ben identificato complotto da parte dei governi o di società private per misteriosi esperimenti, per ottenere un condizionamento psicologico, o per altre ipotesi altrettanto fantasiose.

L’idea di grandi complotti che vedono coinvolti politici, medici, scienziati, giornalisti riscuote un vasto successo sui social network: false rappresentazioni della realtà in nome della libertà di avere idee diverse da quelle della scienza ufficiale, una libertà che può fare vittime quando si affidi la salute a formule magiche. Inoltre quasi sempre dietro queste teorie farneticanti si nasconde un business, sia quando il promotore agisca in modo illegale – come nel caso esemplare del fondatore di Stamina Foundation, Davide Vannoni, condannato dalle autorità scientifiche e dai giudici – sia quando operi in modo legale, come per le infinite offerte di medicine naturali, esercizi mentali, potenziamento intellettuale. Meno inquietanti, ma altrettanto pericolose perché basate sulla salute degli individui sono le Nutrition fake. Libri, pillole, pozioni varie, diete dimagranti miracolose si vendono online, lo scopo – ovvio – è il guadagno, sfruttando la credulità di uomini e donne che si fidano delle foto, quasi sempre artefatte, del prima e del dopo la cura. Un cenno al giornalista e impresario Adriano Panzironi, che nel suo libro Life120 indica la dieta per arrivare a 120 anni, ma solo assumendo circa una quarantina di pillole di integratori al giorno, ovviamente da lui prodotti e venduti (denunciato dall’Ordine dei medici).

Sono davvero tante le promesse e le novità che girano sul web e a volte hanno un successo internazionale, agendo con nuove tecniche di proselitismo che sembrano avere il potere di indurre alla mancanza di uso del pensiero critico.

Stupisce questo tornare indietro, questa accettazione di verità contrastanti con la realtà scientifica, proprio mentre avanzano le tecnoscienze. Questa facilità a credere senza verificare è anche un effetto indiretto della sfiducia verso le istituzioni, e di un pervasivo sentimento di disagio che provoca una percezione distorta delle reali cause dei propri problemi, per cui si opta per chi è coerente con la propria visione del mondo e con quella degli amici.

Su un terreno così permeabile è facile rimanere vittime ignare di false teorie e in generale di false notizie.

Prima di entrare nel merito, farò alcune riflessioni partendo dal famoso libro di Walter Lippmann L’opinione pubblica (Milano, Edizioni di Comunità, 1963. Donzelli, Roma, 2000) scritto nel 1922. Lippmann ha individuato nella complessità della società – oggi ancora più complessa – la difficoltà per gli esseri umani di riuscire a conoscere direttamente l’ambiente sociale in cui sono immersi.  Così le persone operano una semplificazione, una riduzione, e si rappresentano la realtà in quelli che Lippmann chiama “pseudo ambienti”.

Come si formano questi pseudo-ambienti? Chi li alimenta? Allora c’erano solo la stampa e la radio, eppure, asseriva Lippmann, questi due media erano già in grado con i loro messaggi di manipolare e indirizzare i discorsi secondo gli interessi del paese. Non si assiste, ad esempio, a un evento ma lo si rappresenta sulla base di quello che abbiamo letto e sentito.

Gli effetti di questi pseudo ambienti che le persone creano incidono sull’ambiente reale, in un rapporto triangolare tra la scena dell’azione, la rappresentazione che l’uomo se ne fa e la reazione sulla scena dell’azione.

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Oggi, nell’era di Internet, oltre ai media tradizionali, il web e i social media giocano un ruolo fondamentale nella formazione di “pseudo ambienti” [1].

Ma non si ottiene mai nulla senza la perdita di qualcos’altro. Ciò che si ottiene dalle informazioni elettroniche e dalla comunicazione elettronica causa necessariamente una perdita da qualche altra parte. Perché nessuna informazione esiste senza dis-informazione. E il nuovo tipo di dis-informazione è totalmente diverso dalla censura volontaria. Ha a che fare con una specie di soffocamento dei sensi, una perdita di controllo sulla ragione. In questo sonno dello spirito critico risiede un nuovo e maggiore rischio per l’umanità derivante da multimedialità e computer.

Diventa più facile la manipolazione. Sia quella strumentale basata su dati reali di un problema reale che viene amplificato, generalizzato e derubricato a un soggetto “altro” come capro espiatorio, sia la manipolazione basata sulla negazione dei dati statistici e perfino dei risultati scientifici. Dilagano atteggiamenti che comportano il trasferimento ad altri dei propri problemi, la colpa è sempre al di fuori di sé, (i migranti, i politici, i poteri forti, l’Europa).

Anche il mondo della politica è spesso preso in una spirale oscura e surreale di fatti e finzione sempre più delirante e sinistra. La velocità minuto per minuto della comunicazione degli eventi supera il tempo di riflessione, l’intensità comunicativa dei social media supera il quadro interpretativo statico offerto dalla stampa e dalla tv.  I social media giocano un ruolo fondamentale nel coinvolgere il pubblico nelle conversazioni politiche, e orientare il “framing” delle narrazioni legate a particolari questioni sociali. La politica, nell’era di internet, usa i mezzi di comunicazione tradizionali (TV, radio, giornali) e i social media, in modo più efficace e integrato.

Il gioco del potere punta sulla guerra della percezione, e sulla psico-ontologia dell’odio, che stimola sentimenti vendicativi e rabbia sociale. 

Pensiamo a uno dei più abusati temi che occupano gli spazi della politica, della stampa, e delle richieste della cittadinanza: la sicurezza. Sembra si sia destinati a vivere in una condizione più o meno normalizzata di insicurezza personale, che cresce e diminuisce secondo il livello di minaccia giornaliero, causando un perenne stato di ansia. Si chiede allo Stato un prolungato esercizio di gestione delle minacce, reali o presunte, si applaude chi promette sicurezza mettendo in essere una sorta di logica circolare di insicurezza: le minacce devono essere continuamente esagerate e gonfiate, al fine di tenere desta l’attenzione all’allarme sociale.

Con riferimento alla situazione italiana ne abbiamo esempi quotidiani nei tanti tweet e dichiarazioni del ministro degli interni e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini. E questo anche se in Italia le statistiche confermano una riduzione dei reati: omicidi dimezzati e crimini diminuiti del 10% nel 2017, secondo i dati Istat. L’ultimo Dossier sicurezza realizzato dal Censis (1° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato dal Censis con Federsicurezza, 2018) ci parla di un aumento della convinzione di trovarsi in costante pericolo e, di conseguenza, dell’aumento della voglia di giustizia fai-da-te. Ben identificate le cause dell’insicurezza in migranti e rom, i cittadini chiedono di potersi difendere da eventuali assalti fornendosi di armi. La proposta di Salvini sulla riforma della legittima difesa e sulla spinta alla facilitazione dell’acquisto di armi (sollecitata dalla lobby dei fabbricanti) viene ben vista da molti, le cui immaginarie paure trovano alimento sul web. Nel frattempo aumentano fenomeni declassati a “goliardici” di spari, botte e insulti a chi abbia la pelle di un altro colore, a prescindere da qualsiasi altro motivo.

Il meccanismo di individuare un capro espiatorio su cui sfogare rabbia e risentimento è noto e ben narrato nel famoso libro, mai così attuale, di George Orwell, 1984.  C’è un parallelo quasi ovvio: i due minuti d’odio indetti dal Partito unico per dare sfogo alla frustrazione collettiva, sono stati sostituiti dai post e dai tweet dell’odio.

Alcuni dati sulla situazione italiana: i tweet contro i migranti. Erano non più di 38.000 nel 2016, sono stati complessivamente 73.390 nel 2017, con picchi significativi in momenti in cui i fatti di cronaca avrebbero dovuto spingere a compassione, o a rassicurare sulla reale entità degli arrivi in Italia. La percentuale dei tweet dell’odio passa infatti dal 32,45 per cento del 2017 al 36,93 per cento nel 2018: un balzo di 4 punti in pochi mesi. In pratica più di un italiano su tre twitta il suo odio contro migranti, ebrei e musulmani. L’incremento di tweet con orientamento ostile verso migranti ed islamici, secondo Giovanni Semeraro dell’Università di Bari Aldo Moro: “conferma come i temi che dominano il dibattito politico trovino riscontro nelle opinioni e nelle tracce digitali che la popolazione dissemina nella rete”. Sono aumentati anche i tweet antisemiti e resta stabile l’odio espresso in rete contro le donne, che rappresentano ancora la categoria più bersagliata dai social.
La mappa inoltre evidenzia come all’aumento dei tweet violenti corrisponda una diminuzione dei profili Twitter il che, per i ricercatori, “parrebbe indicare una sorta di estremizzazione online dell’odio”. Ci sono meno twittatori, ma sono in grado di “monopolizzare e viralizzare l’intolleranza via social, con un pugno di odiatori seriali e professionali in grado di ottenere un effetto pervasivo sulle comunicazioni e le interazioni in rete”. Vedere le immagini delle donne e dei bambini che scendono stremati dalla nave Aquarius, o avere la conferma dal Viminale che gli sbarchi sono diminuiti nell’aprile 2018 di oltre il 78% rispetto all’anno precedente, non ferma i twittatori dell’odio. Anzi, li sprona a coprire la voce dei moderati.

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Conseguenza di un vuoto della politica che la trasforma in una zona franca del rancore e palestra dell’odio, assistiamo a un vero e proprio agone fra le forze in campo, il cui scontro si è mutato da competizione tra avversari a scontro fra nemici, perdendo così di vista l’interesse precipuo della comunità nazionale.

Non è solo italiano questo scadimento della politica, lo troviamo in altre nazioni sia nelle aule dei parlamenti, sia nelle campane ridondanti dei social network. Il tutto infarcito di mala informazione che si traduce in odio e disprezzo per il nemico, con l’unica scelta possibile: l’identificazione dell’altro da abbattere. Potrei riportare qualcuno tra le migliaia di post e tweet pubblicati in rete da singoli cittadini: insulti, minacce, falsità, credulità nelle bufale, sparate sul web e spacciate per vere, provengono da persone in gran parte “normali”. Un solo esempio, in occasione di votazioni politiche – oramai tutte diventate un’arena di pugilato virtuale – molti postano sul proprio sito: chi vota y si cancelli dai miei amici. Anche se virtuali, anche se di molti in realtà non si conosce il volto se non quello che ci passa l’immaginetta del profilo, si presuppone che la scelta sia fatta per affinità: amici di amici, comunanza professionale, simpatia. Però su certi argomenti, su certe posizioni non si transige. Nessuna libertà di opinione: o sei con me o sei contro di me.

E in questo scenario poco confortante si affacciano nuovi “prodotti” della comunicazione tecnologica.

SIMONETTA BISI

 

[1] Cfr. http://www.pensierocritico.eu/comunicazione-politica-e-intelligenza-artificiale.