Alien Covenant e il Tradimento di Omero: la Fede parte 1

di FEDERICO DE FAZI ♦

Benvenuti in questo primo di due appuntamenti nei quali affronteremo il tema della fede (o Fede con la F maiuscola, a seconda delle circostanze), paragonando gli errori e le imprecisioni di Alien Covenant con l’eccellente opera dei poemi omerici dell’Iliade e dell’Odissea. Ma partiamo dai termini.

La parola Covenant in Inglese può essere tradotta come “promessa”, nello specifico viene usata per indicare sia la promessa di Dio ad Abramo di una Terra Promessa per il suo popolo, che quella della redenzione dell’intera Umanità ad opera di un Messia. All’interno dell’omonima nave, in viaggio con lo scopo di colonizzare un nuovo pianeta, ci viene subito presentato un comandante che, proprio in virtù della sua dichiarata Fede, interpreta il brillamento solare, che porta la nave a interrompere disastrosamente il suo viaggio, come il segno che il pianeta presso il quale si sono fermati (tra l’altro già terraformato), sia la loro effettiva destinazione. Di seguito il comandante si troverà a vedere gli xenomorfi che attaccano l’equipaggio come manifestazioni del Maligno, le quali metteranno alla prova la sua esplicitamente dichiarata Fede fino al baratro della disperazione.

Ma questa è Fede (con la F maiuscola)? Da credente rispondo di no. Per Fede si intende la convinzione che esista qualcosa (il più delle volte rivelata da altri) al di là di quanto possano percepire i sensi, non l’interpretazione secondo uno schema dei segni dati dai nostri sensi. L’attribuire un disastro alla volontà divina o una difficoltà alla volontà del Male non sono atti di Fede, ma elementi di cultura, vale a dire quell’insieme di elementi simbolici che ci porta a leggere il mondo e a classificare i suoi fenomeni in base a quello che si potrebbe definire un alfabeto o un lessico. Se volessimo parlare in termini cristiani, questa virtù si chiamerebbe Sapienza (il mio schema simbolico è dato da quanto so delle Sacre Scritture), mente la Fede sarebbe l’accettazione della Rivelazione ma, volendo, potremmo estendere il suo significato alla consapevolezza di una verità che vada al di là delle nostre esperienze dirette e indirette.

Non è facile comunque distinguere la Fede pura da altri elementi che di sicuro ne fanno da corollario. Per capire meglio, quindi, userò un personaggio che di Fede non ne ha neanche una goccia: Achille.

Achille è l’uomo che crede solo in ciò che vede. Conosce gli déi perché è figlio di una dea e conosce i grandi eroi del passato perché è figlio di un argonauta. Sa che l’uomo è destinato alla morte e sa che dopo la morte non c’è niente, perché ha visto altri uomini morire e non ha visto nulla che possa fargli pensare a una vita dopo. Sa di essere invulnerabile, ma sa anche di avere un punto debole (si sarà sbucciato il calcagno almeno una volta da bambino).

Quindi Achille che fa? Osserva, deduce e agisce nella maniera più fredda e razionale possibile. L’unico modo che ha l’uomo di essere qualcosa di più di un semplice sacco di materiale biodegradabile è di essere raccontato nelle leggende, come è successo per gente come Eracle, Giasone, Teseo o suo padre Peleo. Che occasione ha l’uomo di essere raccontato nelle leggende? Nell’epoca in cui Achille vive solo una: diventare un grande guerriero.

L’unica preoccupazione di Achille è quindi quella di essere ricordato come un uomo di forza e onore, perché è così che gli uomini vengono ricordati e lui non ha mai visto nessuno venire ricordato per essere stato un buon padre di famiglia.

Immagine 1

Achille è un uomo senza Fede, che crede solo in ciò che vede e a cui non importa nulla se non di ciò che gli altri pensano di lui, perché la buona fama (in greco kleos) è l’unica forma di immortalità che ha mai visto in vita sua.

Uomo di Fede, se vogliamo intenderla nel senso ampio che abbiamo definito prima, invece è Odisseo (Ulisse nella tradizione latina). Egli ha visto e sentito quello che ha visto Achille. Ha addirittura la prova che la vita dopo la morte c’è ed è solo ombra e languore. Però Odisseo crede che l’Uomo sia qualcosa di più di quello che percepisce con i suoi sensi. Crede che l’Uomo possa essere nella sua breve esistenza terrena qualcosa di in un certo modo superiore perfino a una divinità. Non sa bene come o perché, ma ne è convinto, anzi consapevole, fino al midollo, al punto da rifiutare l’immortalità terrena offertagli da Calipso in cambio di qualcosa che non può essere in alcun modo scambiata.

Odisseo non cerca disperatamente di dare un senso alla sua vita come fa Achille. Lui crede di avere già un senso, anche se non sa in nessun modo in cosa questo senso consista. Sente solo che quando qualcuno cerca di sottometterlo, obbligarlo, costringerlo, questo senso svanisce. E preferisce divenire un mendicante sporco e sudicio, un uomo senza nome o passato su una spiaggia deserta o perfino morire, piuttosto che perdere questo senso di se stesso. Questa sua “dignità” intangibile che non può essere tradotta, definita o chiusa in uno schema, prescinde da termini semplicistici come onore, fama, consapevolezza o libertà. In nome di questa dignità, che neanche lui può quantificare, Odisseo è disposto a sfidare re, déi, mostri e il Destino stesso, incurante delle conseguenze sulla sua vita terrena o di come sarà ricordato, perché lui crede al di là dell’evidenza (gli déi e il Destino sono nei poemi omerici evidenti, tangibili e prevedibili quanto qualsiasi fenomeno naturale) di essere più di quanto vede o sente.

Immagine 2

A modo loro sia Odisseo che Achille sono uomini grandi. Achille sceglie di rinunciare a ogni affetto, ogni tranquillità o comodità pur di elevarsi al di sopra della massa nell’unico modo che ritiene possibile e ci riesce nella maniera più spettacolare e degna di essere raccontata che si possa immaginare. Odisseo è pronto a correre qualsiasi pericolo e a rinunciare a qualsiasi lusinga terrena, pur di non perdere una dignità di uomo che solo lui crede di avere. Io ora sfido chiunque a definire con un’espressione chiara in cosa questa dignità consista, ma Odisseo è quell’uomo che, nonostante le sue infinite mancanze, tutti avremmo voluto almeno una volta essere o addirittura avere come amico, padre, figlio e perfino marito.

Questa dissertazione è lungi dall’essere conclusa. Nel prossimo appuntamento affronterò nello specifico le azioni di personaggi di Fede e senza la Fede del Ciclo omerico, di Alien Covenant e non solo.

FEDERICO DE FAZI