CITTA’ CON IL PORTO O CITTA’-PORTO?

di ANTONIO MAFFEI 

I recenti articoli di Francesco Correnti e  di Tullio Nunzi, relativi alla riqualificazione, recupero urbano e sviluppo sostenibile del territorio, hanno riportato all’attualità una vecchia (apparente) controversia: Civitavecchia può essere definita una città con il porto o una città-porto?

La memoria storica delle più importanti città portuali costituisce attualmente l’epicentro di una rinvigorita attenzione all’interno dell’interpretazione storica e urbanistica, attraverso la nuova focalizzazione della “marina” mediante appropriati dibattiti, convegni, seminari. Per Civitavecchia, in particolare il monumentale complesso città-porto dovrà essere reso disponibile per una pubblica fruizione anche attraverso un’adeguata informazione a “monte” rivolta sia agli esperti del settore, sia ai turisti delle navi da crociera che affollano a decine di migliaia il porto di Civitavecchia per andare a visitare Roma.

L’argomento è stato esaminato nella mia ricerca pubblicata nel maggio 2017 dall’Associazione Archeologica Centumcellae con il titolo La città e il porto di Centumcellae-Civitavecchia, approdo dei navigatori Tirreni, porto di Roma.

Ho dedicato la mia ricerca al mar Tirreno. Il mare per Civitavecchia ha costituito sin dalla protostoria la risorsa principale come tramite continuo di commercio, pesca e di scambio culturale con tutte le popolazioni del mediterraneo

La lettura d’insieme dell’assetto urbanistico rivela che, molto prima di Genova e di altre realtà portuali, Civitavecchia, la romana Centumcellae, fu progettata e realizzata come città-porto rappresentandone  per molti secoli il modello ideale e costituendo sul mar Tirreno il baluardo avanzato delle difese di Roma imperiale e pontificia.

Coniugando – archeologia ed ambiente – con metodi già sperimentati nel progetto d’indagine topografica ” Arco del Mignone ” (Maffei 1990 a), in questa ricerca sono stati recuperati ed esaminati elementi comprovanti la naturale vocazione portuale della fascia costiera di Civitavecchia, privilegiata dalla posizione geografica e posta al centro delle rotte commerciali del mar Tirreno.

Le più antiche testimonianze certe di basi navali nella zona sono riferibili ai numerosi e sicuri scali naturali degli antenati degli Etruschi, i Tirreni descritti dalle fonti greche, che abitarono per secoli su questa costiera considerata, a ragione, il “grande approdo protostorico” dell’Italia centrale.

Tale vocazione portuale determinò, come atto finale, la nascita del porto monumentale di Centumcellae, scalo principale ed erede diretto dell’emporio etrusco della Castellina sul Marangone, che tramite i suoi approdi costituiva, tra Oriente ed Occidente, un punto nodale per il controllo della “via marittima dei metalli”.

In questa pubblicazione sono raccolti, in parte, i risultati di un lavoro interdisciplinare condotto sull’omogeneo ed indivisibile complesso città-porto di Centumcellae-Civitavecchia, che costituisce un insieme monumentale unitario, inscindibile dagli stessi luoghi naturali che lo hanno conformato e condizionato.

Quest’efficace intervento eco-compatibile, che per la prima volta amalgama un progetto monumentale con i luoghi, da ben duemila anni lega in modo indissolubile le costruzioni artificiali, realizzate con ostinata volontà dall’uomo, con l’essenza stessa della natura. Gli artefici dell’opera favorirono l’azione dell’enorme energia del mare, spesso violentissima ed imprevedibile e la utilizzarono per rendere funzionale e sicuro il bacino portuale.

Le strutture monumentali del porto, tuttora ben salde e perfettamente funzionanti, hanno da molti secoli destato l’interesse d’insigni architetti. La ricerca della forma e della geometria dell’antico porto è stata effettuata sin dal Rinascimento per opera di Bramante, Leonardo, Antonio da Sangallo il Giovane, Carlo Fontana, Luigi Canina, che ci hanno lasciato descrizioni e disegni dei luoghi d’enorme interesse storico.

Per valutare, al meglio, il complesso costituito da un monumento archeologico, dopo ripetuti sopralluoghi è necessario, seguendo l’intuizione e conoscendo bene le tecniche edilizie dell’epoca, “riprogettarlo” e “ricostruirlo”. In altre parole è necessario riconsiderare, in modo critico, tutte le motivazioni che hanno fatto scaturire l’originaria idea progettuale e la realizzazione del monumento stesso.

E’ con tale atteggiamento di ricostruzione “progettuale” che Bramante, Leonardo, Antonio da Sangallo il Giovane, Bernini e Carlo Fontana presero in esame le testimonianze archeologiche presenti a Civitavecchia.

L’attenzione di questi illustri architetti fu rivolta alla formulazione di progetti, purtroppo mai attuati, che, precorrendo le attuali concezioni ricostruttive, avrebbero permesso il riuso dello scalo marittimo attraverso un restauro non deformante, che pur ammodernando l’antico complesso monumentale città-porto, gli riconferiva doverosamente il ruolo, l’importanza, la dignità e la solennità della romana Centumcellae.

Tali ricostruzioni, anche se spettacolari, presentano tuttavia gravi lacune e tendono, in alcuni casi, ad idealizzare il modello geometrico con una simmetria perfetta dei moli, non corrispondente alla realtà dei monumenti tuttora visibili .

Solamente gli studi condotti nell’Ottocento da Alessandro Cialdi, da padre Alberto Guglielmotti e successivamente le ricerche sistematiche effettuate per cinquant’anni, con grande scrupolo e rigore scientifico, da Salvatore Bastianelli hanno permesso di  ricostruire le linee essenziali e la disposizione urbanistica del porto e della città romana.

Lo scarso successo del sistema portuale di Portus, fatto realizzare dall’imperatore Claudio ed ubicato a Fiumicino, una delle foci del Tevere, che continuamente s’insabbiava, fece comprendere al saggio imperatore Traiano che era inutile opporsi alle forze della natura.

Prima di costruire un nuovo porto, che avrebbe completato il complesso degli scali realizzati sia in funzione dei rifornimenti necessari alla capitale dell’Impero, sia per le necessità della costiera etrusca per un lungo tratto priva d’approdi adeguati alle nuove esigenze navali, bisognava individuare una località non troppo distante da Roma e adatta alla realizzazione di un bacino artificiale che potesse garantire nel tempo funzionalità ed efficienza.

Tali requisiti, necessari per la costruzione di un porto di nuova concezione, si potevano trovare solo su un fondale marino non sabbioso. Il litorale di Civitavecchia è peraltro l’unico tratto roccioso esistente a nord di Roma, il sito di Centumcellae-Civitavecchia costituisce inoltre il migliore approdo naturale tra il Circeo e il promontorio dell’Argentario.

Dopo aver verificato e valutato le caratteristiche dei numerosi approdi naturali, esistenti a nord di Roma tra Santa Severa e la foce del fiume Mignone,  dopo aver studiato attentamente le correnti litoranee e l’azione devastatrice del mare, i tecnici romani, senza interruzioni e senza incertezze, con un intervento esemplare, realizzarono di getto a Centumcellae un bacino artificiale che costituì, in materia di costruzioni marittime, il primo modello “moderno” d’architettura portuale.

Il porto pur essendo molto più piccolo del complesso costruito alla foce del Tevere, s’impose immediatamente per le sue innovative qualità nautiche, idrauliche, commerciali, militari, diventando rapidamente famoso in tutto il Mediterraneo. Nel medio evo l’Isola Centumcellae, ovvero l’antimurale di Traiano, era ancora ben conosciuta e molto stimata dalla Spagna al medio oriente.

Questa fama si conservò inalterata anche con il passare dei secoli e la validità del lungimirante modello portuale di Centuncellae permise a Roma imperiale e pontificia un’intensa e vitale attività commerciale e militare nonostante l’evoluzione continua della forma, della stazza delle navi e del complesso dei trasporti marittimi.

Solo alla fine del XIX secolo, quando le navi a vapore soppiantarono le imbarcazioni a vela, fu avvertita l’esigenza di modificare, parzialmente, la forma originaria del porto di Centumcellae-Civitavecchia, ove sono tuttora ben evidenti e funzionanti le solide strutture monumentali costruite dagli antichi Romani.

Il molo di sottoflutto a trafori del Lazzaretto costituendo il limite nord-occidentale del porto romano di Centumcellae proteggeva il bacino dalle mareggiate del quarto quadrante.

I caratteristici otto cunicoli che lo traforano nel senso della larghezza ci riconducono immediatamente al famoso molo di Pozzuoli ed ad altri moli romani costruiti con la stessa funzione e tecnologia.

Attualmente l’Opus Pilarum presente nel porto di Civitavecchia, ovvero il complesso del Molo a trafori del Lazzaretto, essendo ormai l’unico esempio ancora chiaramente visibile di questo tipo di opere romane, costituisce un monumento di enorme interesse culturale che dovrà essere opportunamente conservato e valorizzato. Formulo l’augurio che le autorità competenti riescano a compiere delle precise azioni per far inserire nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità il Molo ed il Fortino del Lazzaretto.

Il complesso città- porto di Centumcellae-Civitavecchia conserva ancora le antiche e originali caratteristiche di una compagine indivisibile. Molto significativa  è stata l’individuazione di un progetto unitario, molto articolato, che, per una precisa volontà del potere centrale, ha previsto la realizzazione contemporanea del porto e della città che dal punto di vista urbanistico avevano un collegamento geometrico e funzionale.

Alcuni anni fa un famoso architetto sostenne, durante una sua conferenza, che Civitavecchia era stata una città senza piazze, ad eccezione della minuscola Piazza Leandra. In tale occasione confutai questa interpretazione. Civitavecchia ebbe una piazza enorme: il porto. La denominazione di Piazza Grande riservata ad una parte dell’antimurale testimonia tuttora questa antica realtà. Nel porto, come espressione di continuità con la città, si viveva, ovvero si svolgeva la maggior parte delle attività lavorative. I civitavecchiesi, marinai, ormeggiatori, mastri d’ascia, calafati, facchini sia di giorno, sia di notte, con ogni avversità climatica, erano sempre presenti nel porto, ove spesso morivano in luttuosi incidenti.

Per rigenerare il legame con la città all’interno del porto Genova è stata organizzata La città dei bambini e dei ragazzi costituita da un’area di passatempo educativo per i ragazzi dai 2 ai 13 anni, ovvero un luogo ove è possibile, attraverso una famigliare esperienza didattica,  divertirsi giocando e scoprendo gli aspetti storici, monumentali e le nuove prospettive tecniche e scientifiche.

Analizzando sin nei dettagli i progetti del Bramante ed ispirandosi anche alla descrizione del porto di Civitavecchia effettuata nel secolo scorso dal domenicano padre Alberto Guglielmotti, Arnaldo Bruschi, con parole molto efficaci, ci permette di recuperare la memoria di queste nuove concezioni architettoniche rinascimentali:

Esistevano … per un architetto del primo Cinquecento, sufficienti dati, riferimenti e suggestioni letterarie per poter considerare Civitavecchia come esempio ideale della “città-porto” degli antichi.

… tenendo conto dei ruderi antichi, di antiche medaglie, di celebri descrizioni di Plinio il Giovane e di Rutilio Namaziano del vecchio porto traianeo e forse riallacciandosi anche a disegni di Francesco di Giorgio (che pure conosceva le antichità di Civitavecchia),[Bramante] avrebbe immaginato il porto in forma di anfiteatro con simmetrici moli arcuati bordati di gradini e conclusi da torri. In questo anfiteatro marino, come in un’antica naumachia, dovevano ancora potersi svolgere spettacoli come quello organizzato, nel porto stesso, nel 1509 in onore di Giulio II.

 

Il continuo e variegato spettacolo offerto dalle attività portuali ha da sempre interessato una moltitudine di persone. In una vecchia canzone popolare si dice: te fai una passeggiata per l’antimurale… Ritengo che ognuno di noi, almeno una volta, abbia passeggiato sull’antimurale, o si sia affacciato dai  merli del muraglione di Urbano VIII, per osservare l’imbarco dei passeggeri sulle  navi per la Sardegna, l’attività dei rimorchiatori o la processione festosa delle paranze che rientrano dalla pesca seguite da uno stormo di gaimoni. Molto caratteristica è una vecchia foto Alinari che mette in bella evidenza un gruppo di ragazzi che fa il bagno nello specchio di mare posto nel porto sotto il campanile a vela della chiesa matrice di Santa Maria.

Entrando con una nave nel porto di Civitavecchia il panorama è ancora molto interessante e significativo, come può testimoniare la moltitudine di turisti che si affolla sui ponti delle navi da crociera.

Nell’anteguerra sopra l’arsenale del Bernini fu realizzata la terrazza Guglielmo Marconi  per meglio godere l’affascinante spettacolo portuale. La terrazza Marconi costituiva inoltre un’esemplare forma di integrazione della città-porto. Lo scalo ancora non era “blindato” ma costituiva uno spazio del cuore, un luogo della memoria prediletto della storia dove l’anima risuonava.

I luttuosi bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale hanno favorito la distruzione anche di questo significativo monumento, che, ricordiamocelo, in ottime condizioni statiche fu smantellato nel dopoguerra durante l’azione di rimozione delle macerie.

Una esemplare politica cittadina, specialmente in relazione agli aspetti turistici, dovrebbe prevedere una ricostruzione non dico dell’arsenale del Bernini ma almeno della terrazza Marconi, per affacciarsi nuovamente sul porto e per rinnovare il legame perpetuo della città-porto di Civitavecchia.

ANTONIO MAFFEI

 

N.d.R : L’immagine di copertina è tratta da una incisione su rame, colori ad acquerello a campitura piena, di Balthasar Moretus (Antwerpen, 1574 – 1641) editore, ITALIAE VETE/RIS SPECIMEN,  Ex Officina Plantiniana,1624. Incisore Jan Galle. Collezione privata – Ph. © Ferruccio Cornicello