IT

a cura di PIERO PACCHIAROTTI 
ITFF grazie alla preziosa collaborazione con “Recensioni FILM”  presenta la recensione del film:      IT

Written by MACHINEGUNB

Una misteriosa entità demoniaca fa sparire i ragazzini di Derry, l’ennesima vittima è un bambino di sette anni di nome Georgie, suo fratello maggiore Bill insieme al suo gruppo di amici, il Club dei Perdenti, indaga su questo mistero, ostacolato dal tormento dei bulli della città capitanati da Henry Bowers. Si parte da qui per raccontare al pubblico di oggi questa storia e si decide di ambientarla nel 1988 anziché nel 1958, come nel libro e nel primo film-TV.

Foto 1

Questa scelta cavalca la fortunata onda delle recenti produzioni di film (Super 8, J.J. Abrams, 2011) e serie TV (l’analogia con Stranger Things è stata notata da tutti) che hanno come protagonisti i ragazzi; negli anni 80 la fase dell’adolescenza ha preso davvero forma e i ragazzi hanno acquisito quel pizzico di libertà in più rispetto al decennio precedente per potersi muovere autonomamente esplorando spazi e tessendo relazioni, facendo conto solo su loro stessi.

Foto 2

Gli anni 80 sono anche il momento in cui si plasma il filone delle avventure per ragazzi (per citarne una manciata dei miei preferiti: I Goonies, I Gremlins, La Storia Infinita, Labyrinth , Stand by Me, The Breakfast Club, Tutto quella Notte, Explorers, La donna Esplosiva, Bella in Rosa, Un Compleanno da Ricordare , Voglia di Vincere, E.T.) e forse l’idea del regista era quella di facilitare al pubblico la collocazione di questo film in un preciso genere. Siamo nettamente dalle parti del romanzo di formazione fra amicizia e amore pre-adolescenziale, ed è decisamente questa la parte più cara a Muschietti che è disposto addirittura a sacrificare parti dell’aspetto orrorifico a favore del racconto dell’estate e dei sentimenti di questo gruppo di amici.

Foto 3

Il tema della paura che nasce dai vivi e della loro mostruosità rappresenta l’altro grande fulcro del film; il terrore di convivere con il senso di colpa per la scomparsa del fratello di Bill o dei genitori di Mike, le attenzioni sessuali del padre di Beverly, l’invadenza della madre di Eddie sono alcuni esempi in cui le relazioni famigliari dei protagonisti rappresentano il vero orrore, il vero pericolo. Il clown di Bill Skarsgård mi ha convinta, polveroso, vittoriano, sgradevole e diverso dal precedente, per forza, non avrei gradito un’imitazione. Da citare un paio di scelte del regista particolarmente brillanti; la mutilazione iniziale del piccolo Georgie, disturbante e terribile, la sequenza delle diapositive, perfetta, e l’autocitazione della sua estetica nel ritratto che tanto turbava Stan, con quel quadro ridipinge i tratti della sua stessa ossessione/paura mostrataci con il suo precedente film La Madre, perfezionandola e dandole una forma più convincente (azzittendomi definitivamente per la polemica riguardo alla sua precedente rappresentazione troppo evanescente e cartooniana). Mi è piaciuto!

MACHINEGUNB