TIZIANO TERZANI SOGNATORE E VISIONARIO

di MARINA MARUCCI 

Sono una grande ammiratrice di Tiziano Terzani, che non faceva solo il giornalista, ma anche il fotografo e spesso accompagnava i suoi reportage con i propri scatti.

Nel libro postumo “UN MONDO CHE NON ESISTE PIU’” ripercorriamo attraverso le foto e gli scritti la sua esistenza: prima fervente marxista, poi antimilitarista e pacifista ed infine negli ultimi anni, ricercatore dello spirito.

Nei primi capitoli viene mostrato il Vietnam ai tempi della guerra, la liberazione di Saigon nel 1975, la Cina negli anni 80, l’Unione sovietica nel Luglio 1989, prima della caduta del Muro di Berlino e anche dopo, nel 1991 durante il golpe anti – Gorbačëv.

Il libro continua mostrando le altre parti dell’Asia Calda, così da lui chiamata, cioè le Filippine, la Thailandia, la Cambogia, lo Sri Lanka, la Birmania o Myanmar .

Capitolo a parte è il suo viaggio in Tibet occupato dai Cinesi e l’incontro, molti anni dopo nel 1996 a Dharamsala ( India del Nord) nella residenza del governo Tibetano in esilio, con il Dalai Lama.

Leggiamo del suo passaggio nel Mustang, nella valle dell’Himalaya ed infine dell’approdo in India che definisce : “ una straordinaria cassaforte di umanità,una gigantesca arca di Noè stivata di uomini di tutte le epoche e di tutte le civiltà, di creature ancora non addomesticate e deformate dal progresso, ancora non indebolite dal vivere urbano.”

Ho percorso anch’io l’ itinerario dal Mustang all’India settentrionale, andando a visitare i Tibetani in esilio, per conoscere ed approfondire la loro cultura e religione.

Ho scoperto la serenità di un popolo, che pur vivendo lontano dalla propria terra, perché colonizzata dai cinesi , riesce malgrado tutto a tutelare e preservare la propria identità.

Sono le riflessioni lette in questo e negli altri libri di Terzani, le immagini così vive, anche se in bianco e nero, e la mia esperienza diretta che mi stimolano alcune domande:

– Se è vero, come è vero che gli esempi di attuazione del comunismo, diventato poi totalitarismo, sono stati delegittimati dalle loro popolazioni, che ne hanno determinato la caduta, l’alternativa rimane solo e soltanto un sistema capitalistico?

– Una globalizzazione che azzera ogni differenza di cultura, promuovendo in questo caso il suicidio dell’Asia, a favore di un modello di sviluppo ritenuto l’unico modo per progredire, significa maggior redistribuzione della ricchezza e del benessere?

La parte che ritengo più interessante del libro citato è quella conclusiva, dove attraverso le immagini ritrovo quell’India da me visitata alla fine degli anni 90. L’India della confusione e dei pazzi invasati, ma anche quella dei templi, dove il silenzio e la meditazione regnano da millenni. Mi chiedo quindi, se una civiltà del genere possa diventare così materialista come l’occidente.

Nel mio viaggio a Jaipur capitale del Rajasthan (India del Nord) ho pernottato per due sere in una Gest House stile coloniale, come quelle che si vedono nei film sull’Impero Britannico.

In quel luogo il tempo si era fermato, i camerieri indossavano guanti bianchi, divise perfette, linde, pulite, abbaglianti: credevo che da un momento all’altro arrivasse un ufficiale di sua Maestà per invitarmi a cena! Fuori le mura, che delimitavano la costruzione, c’erano mugoli di ragazzini laceri, sporchi, chiedevano monete, cibo, vendevano anche sesso a noi occidentali privilegiati, portatori di “civiltà” e guerre.

Nel suo libro Terzani scrive: “ Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità. Lentamente dobbiamo liberarcene. Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo il nostri figli a essere onesti, non furbi…….. Alla lunga anche questo fa una grossa differenza.”

Insomma ripartiamo da noi stessi, dalla ricerca della nostra integrità, come affermo anch’io da anni, senza nessuna nostalgia del passato.

MARINA MARUCCI