SULLE ORME DI SAM PECK – AUSTRALIA (PARTE – 1)

di GIANCARLO LUPO 

Australia, Nella terra dei sogni, Dreamtime (prima parte)

Ci sono quasi duemila km da Melbourne ad Alice Springs, il volo in aereo dura circa tre ore; sono stanco, ma parlo a lungo con Maurizio, di Trieste. Da cinque anni si è trasferito in Australia, la terra dei sogni. Un paese ricchissimo, considerato che ci sono solo 22 milioni di abitanti e Aussie (il nomignolo dell’Australia) è un paese esteso quasi quanto l’America (che di abitanti ne conta più di 220 milioni), per lo più deserti, miniere e zone disabitate. Eppure non è così semplice vivere qui, come una certa vulgata vuole dare a intendere, i primi tempi per lui sono stati durissimi. Viveva da alcuni anni a Londra insieme alla ragazza, Shuri, cittadina australiana. Shuri lavorava come modella, Maurizio come dj. Nel 2008, stanchi di Londra, della crisi economica imminente e della vita da rockstar, decidono di iniziare da capo in Australia: “All’inizio mi trattavano come un appestato, appena gli dicevo il tipo di VISA che avevo “Prospettiva di matrimonio”, mi staccavano il telefono in faccia.” Per Maurizio è stato come fare un passo indietro, ha attraversato un periodo di depressione e crisi di panico. Solo dopo quattro mesi ha trovato un lavoro all’Hilton grazie alla sponsorship di un amico. Adesso, insieme a Shuri, stanno aprendo una start up che si occupa di catering e cibo biologico, Maurizio si sta reinventando come cuoco. Vogliono affittare un locale molto grande, per lavorare al piano di sotto e vivere al piano di sopra. Ha ingranato col lavoro, ma sente la mancanza dell’Italia. In Europa c’è cultura, si respira. “Qui mi sento un fantasma,” dice. Quando passa le sere con gli amici australiani parla e beve, ma i discorsi sono troppo superficiali. Spesso la sera preferisce stare sul divano a casa, a guardare la televisione. Dice che a 42 anni non è dove immaginava di essere. Da una parte, economicamente, non si sente ancora al sicuro, dall’altra parte invidia la “fresconaggine” degli australiani che sembrano non pensare a niente.

Maurizio si riposa, io intanto leggo Le vie dei canti di Bruce Chatwin.

Secondo l’autore, i canti aborigeni sono allo stesso tempo canti dei miti della creazione (tutto avrebbe origine dal sogno) e mappe del territorio; un aborigeno poteva conoscere i canti di una regione lontana duemila chilometri, senza esserci mai stato e, grazie al canto, poteva conoscere perfettamente le caratteristiche geografiche di un tratto delle vie dei canti.

Mi addormento. Quando mi sveglio, una luce rossastra inonda tutta la linea dell’orizzonte. Dal finestrino vedo il mondo a 180 gradi. Difficile osservare da un’altra parte del mondo una porzione di cielo così grande: piatto dall’uno e dall’altro lato, sovrastato d’azzurro, provo una sensazione di libertà infinita.

Tra i discorsi con Maurizio e la pennichella arrivo a Alice springs, Northern territory, la vera Australia.

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Darwin e Alice Springs sono considerate le città più importanti dei territori del nord.

All’arrivo prendo un bus shuttle che mi porta al Gap motel, su Gap road, poco fuori Alice Springs. Strade di terra rossa, semideserte, in mezzo all’outback (deserto) australiano.

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Nell’atrio del motel chiacchiero con due ragazzi di Roma, entrambi hanno 22 anni, hanno trovato subito lavoro in un ristorante, grazie a un buon livello di inglese e una laurea triennale, mentre in Italia non avevano alcuna prospettiva. Dicono che gli stipendi base sono circa 3200 dollari australiani, mentre per i lavori ben pagati possono aspirare anche a guadagnare circa 5000 dollari. Affittano un trilocale in centro pagando 175 dollari cadauno, in questa maniera, pur svolgendo un lavoro part-time, riescono a mettere molti soldi da parte, per un viaggio in agosto. Intendono comprare un’automobile, girare per due mesi in Australia come turisti e, alla fine, vendere l’automobile.

Dopo il viaggio uno dei due tornerà in Italia, l’altro vorrebbe rimanere, dal momento che ha il visto studio-lavoro che copre un anno di permanenza. Mi dice che chiunque può richiedere, una sola volta nella vita, prima dei 35 anni, questo tipo di visto. Se nell’arco di un anno dovesse dimostrare di esser utile all’Australia, con una sponsorship adeguata, avrebbe diritto a un permesso prolungato. Questo è il suo sogno, trasferirsi qui e prendere la cittadinanza australiana.

Il Gap motel ha un bel patio ai cui lati ci sono diversi edifici e varie camerate, all’interno di ognuna ci sono quattro letti a castello. In fondo al patio vedo le cucine e un giardino dove ci sono gli spazi del barbecue e una piccola piscina.

Dopo il check-in mi sistemo nella mia camerata, scambio due chiacchiere con Greg, uno dei tre compagni di stanza, un tizio sulla quarantina, di Sydney, discendente da inglesi, sulla sedia a rotelle.

Su per giù questo è il suo monologo tradotto dall’inglese: “Mio padre è morto un anno fa,” dice, “ma la vita va avanti. Mio padre mi ha dato disciplina e la disciplina è importante. Era nell’esercito, ha combattuto durante la seconda guerra mondiale. Guardavamo assieme gli eroi di Hogan, ti ricordi la sit com? Lui rideva, pure a me piaceva molto, anche se a lui forse ricordava la guerra. È andato via un anno fa, ho sofferto, mi è mancato tanto, per non pensarci sono andato in Malesia, ma lì le donne ti guardano e ti vogliono solo per la Visa e per i soldi. Mio padre diceva sempre: “Stai attento Greg”. Ho anche una sorella che ha sposato un africano, ma non andavamo d’accordo. Lei ha litigato con tutta la famiglia. Quando è andata in Sud Africa la delegata della sicurezza le ha chiesto il passaporto, poi non glielo voleva ridare, c’è tanta corruzione in Africa, ma anche qui, non credere. Stai attento John. Gli aborigeni ti chiedono soldi. Quando fai la lavanderia e stendi i panni fuori, ricordati di togliere la roba stesa, perché quelli rubano tutto. A mio padre, in ospedale, prima di morire, gli hanno rubato la schiuma da barba. I tuoi vestiti forse hanno poco valore, ma che valore ha la schiuma da barba?

Perché sono qui ad Alice Springs, mi chiedi? Per la mia passione, il mio sogno. In realtà ho due passioni, due sogni. I fuochi di artificio” (mi mostra i pacchi di giochi di artificio che ha comprato) “… E la lettura, ma non la fiction, assolutamente, mi piacciono i libri di storia, soprattutto della seconda guerra mondiale. Ti ho già detto che mio padre ha combattuto durante la seconda guerra mondiale?

I suoi compagni sono morti, in Normandia, lui ha rischiato la vita tante volte, ma la vita va avanti, anche se adesso è andato. Mi piace la lettura perché dopo l’incidente,” (tocca le sue gambe inerti) “ho sviluppato il cervello. Ora sono buddista, credo nella pace, leggo filosofia. Mi ha aiutato a superare il trauma dell’incidente. Avevo 22 anni, ero con la mia moto, in uno scontro contro un’altra automobile ho perso l’uso delle gambe, ma ho avuto salva la vita. L’assicurazione mi ha dato molti soldi per compensare il danno. E una pensione. “Non ti lamentare Greg. La vita va avanti,” mi dico. Ma adesso mio padre non c’è più. Mia madre dici? Lei è morta molti anni fa. Da prima che avessi l’incidente. Vivevamo ad Adelaide. I genitori di mio padre erano venuti dall’Inghilterra nel 1920 e vivevano in una fattoria. Per questo mio padre aveva disciplina, fin da piccolo aveva lavorato nella fattoria dei suoi, come contadino. Non c’erano tanti bianchi a quel tempo. Bisognava stare alla larga dagli aborigeni. Hanno sempre rubato, loro. Alla fine della guerra mio padre è rimasto nell’esercito. Dopo l’incidente ci siamo trasferiti a Sydney. È una città migliore per me,” (indica la sua sedia a rotelle) “ma con tanti pericoli. Ora che mio padre non c’è più devo stare attento a tutto. Qui rubano tutto. Mi ha dato disciplina, ma lo ringrazio.”

Lo ascolto parlare, gli faccio poche domande, ma non ne ha bisogno per dilungarsi, basta ricordare suo padre.

Esco fuori dalla camerata e alla reception chiedo una mappa della città.

Dal motel fino alla città impiego 20 minuti a piedi. Alice Springs è una piccola e fiorente città con una popolazione di 25000 abitanti, piena di visitatori, circa 350000 ogni anno. Sono poche case e tanti centri commerciali. Mi dicono che il Coles per la spesa è più conveniente del Woolsworth, anche se in quest’ultimo trovi i prodotti migliori. Solo una manciata di aborigeni che si aggirano sul letto secco del fiume Todd danno un tocco di esotismo. Sono abbrutiti da alcol e civiltà. Vado su Todd street, un centro commerciale pedonale: aborigeni scalzi, sdentati, pitocchi, coi capelli unti e sporchi, tanti bambini al seguito, con il moccio che cola perenne giù per il naso, gli adulti farfugliano parole ad alta voce, si trascinano da un angolo all’altro, fumano e bevono.Il loro sogno da nomadi si è scontrato con i sogni degli inglesi stanziali, come Greg.

30 giugno 2013

GIANCARLO LUPO