La sinistra e il populismo

di BENEDETTO SALERNI ♦

Si legge spesso sugli organi di informazione che quasi tutte le dichiarazioni e quasi tutte le maggiori decisioni del Presidente Trump, vengono definite al limite della stupidità umana e considerate la massima espressione del populismo contemporaneo.
C’è davvero da temere che alla fine diventi davvero un “Genio” politico, come lui stesso si definisce.

Faccio questa piccola premessa poiché trovo delle attinenze tra alcuni aspetti della propaganda al centro della campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e quelli presenti nella nostra recente tornata elettorale.
Non penso di sbagliare dicendo che l’elemento rilevante del dibattito politico delle due citate elezioni sia stato l’uso del termine “Populismo”, facendolo diventare un termine consueto nella disputa politica e mediatica.

Anche su Spazioliberoblog il controverso tema del populismo è stato affrontato con vari contributi e con ragionamenti complessi che però non si sono mai allontanati dalle tematiche, populistiche appunto, della attualità.
Per rimanere al tema della nostra discussione, voglio riprendere una delle questioni legate alla crescita del populismo che ha avuto una forte spinta dagli episodi di corruzione, dalla crisi degli ideali democratici e dal divario tra democrazia ideale e democrazia reale.
Questi fattori si sono ulteriormente acutizzati a seguito della crisi economica ed hanno portato gli elettori a volgere lo sguardo verso altre direzioni, verso altre offerte politiche.

Penso che la perdita del consenso a sinistra si possa associare a quello che è successo e sta succedendo in tutta Europa, ma nel nostro Paese, in particolare, il fallimento del referendum costituzionale, seguito dall’adozione della nuova legge elettorale, ha contribuito a quello  “scossone” che ha determinato l’attuale assetto parlamentare.
L’intero progetto politico riformista interpretato da una visione “personalistica” ha prodotto uno dei peggiori risultati che la storia della sinistra abbia mai conosciuto e che sta mettendo in  discussione l’identità e la cultura dell’essere di sinistra.
Penso che si dovrà dunque ripensare il tutto. Adottare un nuovo tipo di linguaggio, ricercare nuove tecniche e strumenti di comunicazione e soprattutto ricreare un nuovo gruppo dirigente che abbia come obiettivo la ricomposizione della sinistra italiana e che ponga fine agli squilibri socio-economici accentuatisi sempre più in questi ultimi anni; alle diseguaglianze, al precariato nel mondo del lavoro.

Il risultato elettorale ha fotografato un’Italia fragile, irrimediabilmente divisa, democraticamente instabile e auspico che il Presidente della Repubblica possa individuare una personalità che sia in grado di portare il Paese lontano dalle secche in cui ci siamo cacciati.

BENEDETTO SALERNI