Lavorare meno, lavorare tutti (ancora).

di ROBERTO FIORENTINI ♦

Germania, orario di lavoro libero: 28 o 40 ore a settimana, sceglie il dipendente. Un accordo tra sindacati e imprese della metallurgia (insomma i nostri metalmeccanici) impartisce a tutta Europa una lezione economico-sociale (e anche culturale). Del resto la tendenza a ridurre l’orario di lavoro si sta facendo ( lentamente ) strada in tutta l’Unione. Secondo una classifica appena pubblicata dall’Ocse, l’Olanda sarebbe il miglior paese in cui lavorare, con 29 ore di lavoro settimanali. Seguono a ruota la Danimarca (33 ore), la Norvegia (33 ore), poi l’Irlanda e la Germania (in cui si lavora mediamente 35 ore alla settimana). 35 ore di lavoro anche per la Francia con uno stipendio medio di 37.000 euro circa. Riporto, per comodità anche gli stipendi medi dei paesi con l’orario lavorativo migliore : Olanda 48.000 euro, Irlanda 32.000 , Germania 45.000, in Norvegia si guadagnano 4762,82 euro al mese, pari a circa 39.600 corone Norvegesi, in Danimarca lo stipendio medio mensile si aggira intorno ai 4.000 euro/mese lordi (30.000 Corone al mese cioè 48.000 euro/anno). E in Italia ? Come è noto l’orario di lavoro è 40 ore settimanali, a fronte di stipendi notevolmente inferiori, più o meno 29.000 euro annui. Come abbiamo visto nel mio precedente articolo ( Aumentare gli stipendi è possibile? ) il cuneo fiscale di Francia e Germania è anche maggiore di quello italiano. E’ infatti giusto, visto che l’Italia è membro del G7 , confrontarci soprattutto con gli altri due grandi paesi dell’UE, che a fronte di tassazioni sul lavoro alte come le nostre, riescono a garantire ai lavoratori dei loro paesi stipendi assai maggiori e orari di lavoro più leggeri. E’ interessante anche confrontare il tasso di disoccupazione di questi paesi: l’ultima rilevazione, del dicembre 2017 , attesta per l’Italia una disoccupazione del 10,8% ( in calo ). Alla stessa data la Francia sta al 9,2%, la Germania addirittura al 3,6%. Gli altri paesi con orario ridotto ? Olanda 4,4%, Danimarca 5,6%, Norvegia 4,1% e l’Irlanda al 6,2%. Insomma in Italia si lavora di più , in pochi e per stipendi piuttosto bassi. Però c’è un altro dato che non possiamo non incrociare. Un recente studio di Italiani.Coop, riportato da Il Sole 24 Ore, ha elaborato dati Istat ed Eurostat, attestando che la durata della vita lavorativa nel nostro Paese è la più bassa a livello continentale“appena” 30,7 anni contro una media di 35,4. Si tratta di un decennio in meno della Svezia che, con una vita lavorativa media di 41,2 anni, registra il valore più alto all’interno dell’Unione. Esaminando lo studio da un punto di vista più generale, la tendenza che appare è che più ore si lavori durante la settimana, meno duri la vita lavorativa. E viceversa: meno tempo si passa in ufficio dal lunedì al venerdì, più a lungo questa routine dovrà durare nell’arco della vita. Con una nota a margine: Danimarca, Svezia e Finlandia, sempre in cima alle classifiche per la qualità della vita, sono anche tra i Paesi in cui la settimana lavorativa dura più a lungo. Quindi , ricapitolando, in Italia, quei pochi che lavorano, hanno un orario di lavoro lungo, molto tassato, uno stipendio basso ma vanno in pensione prestoLavorare meno, lavorare tutti , cioè il vecchio slogan del ’68 ( sono 50 anni tondi ), sembra, insomma, tornare di moda. Del resto, il lavoro è davvero cambiato e l’automazione ha ridotto una quantità enorme di posti di lavoro. Non ci sono più i bigliettai, ad esempio. Una volta su ogni bus c’era un tizio che ti faceva il biglietto quando salivi. Nelle banche c’erano decine di impiegati, oggi sono sempre meno. Persino nelle attività in cui c’è bisogno della forza delle braccia ( fabbriche, costruzioni, agricoltura) i nuovi materiali e le macchine hanno ridotto la fatica e la necessità di personale. E’ ora, insomma , di ripensare il modo di intendere il lavoro. La riduzione dei tempi di lavoro è già in corso, come abbiamo visto. Ma, in Italia, non è governata ed è lasciata all’arbitrio delle imprese. Anzi , di ogni singola impresa, che la gestisce come meglio crede: contrattini di poche ore per qualcuno, straordinari obbligatori per altri, lavori a chiamata, intermittenti, somministrati, on demand ai figli, orari contrattuali in aumento, taglio delle pause e dei riposi, erosione dei permessi e dei congedi a padri e madri. Figli, genitori e nonni disoccupati (da quest’anno i disoccupati over 50 hanno superato gli under 25) perché, semplicemente, di lavoro ce n’è sempre meno. Un enorme esercito di lavoratori sotto ricatto, in competizione con i propri simili per riuscire a lavorare . E quando devi sommare due o più mini-contratti per arrivare a fine mese, non è certo semplice capire che la riduzione degli orari è una possibile risposta ai tuoi problemi. Eppure serve proprio a te, non solo a chi lavora troppo (per le rose), ma soprattutto a chi lavora troppo poco (per il pane).Per citare un altro slogan del ’68. Credo che la chiave per decifrare questo enorme problema ( forse IL problema dei nostri tempi) sia nel cercare di capire perché , a parità di carico fiscale sul lavoro, in Francia e in Germania l’orario di lavoro sia minore di quello italiano e lo stipendio maggiore rispettivamente del 27 e del 50%. Se capiamo e rimuoviamo ,in qualche modo, questo nodo che avviluppa il nostro Paese, non permettendoci di competere con i nostri vicini, probabilmente possiamo trovare le adeguate contromisure. Non credo sia molto facile. Il problema ha addentellati molto diversi. Ha a che vedere con il nostro tessuto produttivo, con il debito pubblico, con la tassazione e i servizi per le imprese, persino con l’eccesso di burocrazia e la corruzione imperante. C’è insomma una parte di responsabilità da addebitare sia a imprenditori ingordi sia a lavoratori con bassa produttività. Alla politica ed alla classe dirigente. Alla miopia dei sindacati e a quella della Confindustria. Insomma nessuno deve sentirsi assolto, tanto per citare un terzo slogan del ’68.

ROBERTO FIORENTINI