RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEL PORTO MONUMENTALE

di FRANCESCO CORRENTI ♦

Questo articolo è interamente tratto dalla relazione datata 14 marzo 2001, con lo stesso titolo, da me inviata all’Amministrazione comunale, all’Autorità Portuale ed alle Soprintendenze, per avviare una collaborazione operativa che era stata già codificata con il protocollo d’intesa del PRUSST (Programma di recupero urbano e sviluppo sostenibile del territorio) e sarebbe stata poi ribadita nel 2002 nell’Accordo quadro e nel 2004 nel Programma innovativo in ambito urbano (PIAU) “Porti e stazioni”. Mi sembra un interessante spunto di riflessione su quanto, in questi anni, è stato fatto e quanto è ancora da fare. Come in una mia precedente proposta di “rilettura”, per vedere l’effetto che fa.

Tra gli studi iniziati che richiedono la collaborazione fra diversi soggetti pubblici e privati, riveste particolare importanza quello riguardante il progetto di restauro architettonico, ricostruzione e sistemazione del complesso archeologico monumentale della Rocca Vecchia da Porta Livorno a Porta Marina e che dovrebbe interessare anche l’intera Darsena romana, le aree di rispetto del suo perimetro bastionato e l’antico Molo del Lazzaretto. Attuabile attraverso la localizzazione d’un programma integrato di intervento ai sensi della legge regionale 26 giugno 1997, n° 22 (1), il recupero del “fulcro” della Rocca e della Darsena si inserisce nel più ampio contesto della riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale del water front cittadino, la cui soluzione non può essere affidata ad interventi episodici ed estemporanei. La strategia del programma integrato dovrebbe articolarsi in una serie di iniziative coordinate che comprendano:

  1. a) la sistemazione del lungomare cittadino, con la riqualificazione del viale Garibaldi e della passeggiata dei Marinai d’Italia, l’eliminazione del fascio binari e il recupero delle aree intorno al Forte, dove si dovrà ripristinare la quota originaria della banchina – riportando in luce sia i resti di sostrutture romane documentati dai documenti sia l’originaria conformazione del molo del Bicchiere e demolendo il silos e gli altri manufatti recenti – e verificare le previsioni progettuali per la riapertura della bocca di Levante e il collegamento dell’Antemurale traianeo;
  2. b) le opere di restauro e copertura dei torrioni del Forte (già finanziate e di imminente inizio, a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio), il graduale trasferimento dal Forte ad altre sedi delle attrezzature logistiche della Capitaneria di Porto (questo Ufficio ha predisposto diversi progetti in questo senso e si attende il nullaosta del Ministero dei Trasporti e della Navigazione, Direzione Generale del Demanio Marittimo e dei Porti) e la conseguente utilizzazione dello stesso Forte per attività culturali ma anche di accoglienza turistica, potendo agevolmente ospitare alcune funzioni di stazione marittima che non contrastano con il suo carattere monumentale;
  3. c) la demolizione dell’attuale edificio della Stazione marittima e della Capitaneria di Porto e la sistemazione architettonica dell’area, su cui sorgeva fino al 1943 l’Arsenale di Alessandro VII Chigi, con strutture che consentano di riportare alla luce i resti delle grandiose navate berniniane, di ristabilire un belvedere sul bacino portuale e di ripristinare l’antico collegamento pedonale tra la piazza della cattedrale e il porto (dovranno essere approfondite, al riguardo, le diverse ipotesi studiate da questo Ufficio per la “ricostruzione” della Scaletta o Caracollo);
  4. d) la riqualificazione funzionale e il restauro architettonico della calata, del muraglione di Urbano VIII Barberini, del fontanone di Benedetto XIV Lambertini progettata da Luigi Vanvitelli o, forse, da Nicola Salvi (con la ricollocazione in sito dello stemma pontificio del 1743 – asportato durante l’occupazione francese alla fine del Settecento e ritrovato alcuni anni addietro – e la ricostruzione della rotonda antistante con due rampe di scale semicircolari, resecata in tempi recenti per realizzare due posti auto in più) e degli horrea romani in cui sono ricavate le pescherie, individuando un eventuale collegamento pedonale tra la calata e piazzetta Santa Maria – in modo da rendere anche possibile la visita dei resti degli edifici romani e del cardo esistenti negli scantinati a fianco del corso Marconi – e definendo un piano di riqualificazione urbanistica e architettonica del lungoporto Gramsci, con la totale eliminazione delle barriere architettoniche e l’inserimento di elementi simbolici a memoria della chiesa matrice e del convento domenicano, demoliti nel dopoguerra, come prevede il progetto predisposto da questo Ufficio per il marciaronda e i sottoportici del Consolato;
  5. e) lo studio degli interventi sull’area della Rocca, dove è in corso una prima fase di lavori a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio al fine di restaurare i locali d’epoca romana alla quota della banchina e sistemarvi un antiquarium dedicato alla storia del porto, che sarà allestito dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale; lo studio dovrà individuare le modalità e i termini per giungere ad un ripristino volumetrico delle emergenze architettoniche preesistenti, alla ricongiunzione delle due parti del monumento, squarciate nel dopoguerra per realizzare il collegamento ferroviario del molo Vespucci, ed alla accessibilità delle imponenti strutture a volta, della scalinata e dell’area basolata venute alla luce nel 1970; lo studio dovrà, inoltre, verificare le condizioni e i limiti dell’eventuale ricostruzione di parti strutturali, da concordare con la stessa Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e da approfondire dal punto di vista teorico e scientifico con gli apporti che potranno essere dati da enti e istituzioni culturali; infatti, poiché i bombardamenti hanno sconvolto il complesso monumentale – di cui si sono perdute tutte le parti medievali, rinascimentali e più recenti, ad eccezione del muro perimetrale, della parte basamentale della torre quadrangolare e della torre rotonda ed è egualmente andato distrutto il portico di Benedetto XIII, che ornava il lato della Rocca verso la Darsena –, una ricostruzione integrale non è tecnicamente operabile né culturalmente proponibile, anche alla luce degli indirizzi del restauro scientifico e delle norme vigenti, mentre può essere preso in considerazione un intervento che elimini o armonizzi, con opportuni accorgimenti, l’antiestetica costruzione della Curia Vescovile (2), restituisca a piazza Calamatta, l’antica piazza d’arme, le sue quinte architettoniche, già in parte recuperate con il restauro del Vecchio Ospedale, e ripristini, in forme e materiali opportuni, il millenario profilo della Rocca, simbolo e cuore – con la chiesa di Santa Maria – della Civitavecchia dei secoli scorsi;
  6. f) la soluzione dei problemi di viabilità e di circolazione veicolare nel porto, il cui collegamento con le arterie urbane e con le infrastrutture viarie esterne (Trasversale Nord e autostrada A12) non appare ancora adeguatamente individuato, rendendo di conseguenza difficile l’attuazione delle previsioni urbanistiche trattate al punto successivo e che sono di fondamentale importanza per il recupero ambientale e funzionale della zona monumentale del porto;
  7. g) il riassetto del varco di Porta Livorno (dove dovranno essere ripristinate le rampe originarie e dovrà essere ricucito lo “strappo” nelle mura), la sistemazione di via del Lazzaretto e di via Nino Bixio e la ristrutturazione urbanistico-edilizia di tutta la Darsena romana e del Molo del Lazzaretto, secondo le previsioni del Piano di recupero della zona U/CS, Centro storico, adottato con deliberazione n° 289 del 21 marzo 1990 e approvato con deliberazione CC n° 109 del 27 dicembre 1991; tale piano ha ricevuto nel 1990, nel Palazzo Ducale di Gubbio, la “Targa Premio Gubbio 1990” dell’ANCSA, motivata «dall’apprezzabile equilibrio tra il rigoroso e puntiglioso metodo d’indagine e la freschezza delle immagini che suggerisce», proprio con riferimento, tra l’altro, alla proposta di ricostruire, senza scadere nel falso storico, i volumi che circondavano il bacino artificiale, dal lunghissimo edificio lungo la banchina “Punto Franco”, a nord della Porta Marina, sulla cui facciata erano state ricollocate le protomi leonine di bronzo, realizzate da Jacopo dell’Opera nel 1519 (di cui si conserva un solo esemplare, custodito attualmente nel magazzino del Museo Nazionale Archeologico), fino al Bagno della Mancina che giungeva fino alla Bocca della stessa Darsena; analoga ricostruzione volumetrica è prevista sul Molo romano del Lazzaretto, dove i bombardamenti hanno distrutto i Granai edificati da papa Lambertini (ornati da belle sculture allegoriche di cui si conservano dei frammenti) e le altre costruzioni risalenti a varie epoche, tranne il Fortino all’estremità, che è, tuttavia, in condizioni di grave dissesto statico; valgono, per tali “ricostruzioni”, le considerazioni critiche e le avvertenze concettuali già esposte a proposito della Rocca, ma è evidente l’enorme quantità di superfici utilizzabili che potrebbe essere recuperata, per usi coerenti con il contesto storico e le funzioni turistiche del porto monumentale, a servizio dello stesso porto e della città, e che si aggiungerebbero alla riqualificazione ambientale e al ripristino dei valori spaziali perduti a seguito degli eventi bellici.

Quanto sopra illustrato dovrà, naturalmente, inserirsi in una più generale riconsiderazione dell’assetto territoriale, per verificare l’attualità delle previsioni del Piano regolatore generale e dei diversi strumenti urbanistici approvati, con particolare riguardo alle zone a ridosso del centro storico e del porto (viabilità di collegamento longitudinale e trasversale, centro direzionale del Poligono del Genio e aree dell’Italcementi, servizi portuali nel Penitenziario di Porta Tarquinia e nella dismessa Centrale della Fiumaretta). Una rilettura attuale delle norme e disposizioni del Secondo programma triennale di attuazione del piano regolatore, 1988-1990, approvato con deliberazione CC n° 1142 del 18 ottobre 1988, potrebbe forse offrire uno spunto di qualche utilità storica per confrontare le aspettative di allora con i risultati oggi ottenuti.

FRANCESCO CORRENTI 

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NOTE
[1] Pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione Lazio n° 19 del 10 luglio 1997, contiene Norme in materia di programmi integrati di intervento per la riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale del territorio della Regione. I programmi integrati di intervento sono stati introdotti nella legislazione urbanistica dalla legge 17 febbraio 1992, n° 179. La nuova legge regionale ne precisa la finalità («una più razionale utilizzazione e riorganizzazione del territorio, ed in particolare del patrimonio edilizio e delle infrastrutture in esso presenti») e ne definisce il carattere di «piano attuativo dello strumento urbanistico generale» con semplificazioni e accelerazioni delle procedure di approvazione. Ai programmi integrati vengono assimilati anche i programmi di recupero urbano definiti dall’art. 11 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n° 398, convertito con modificazioni nella legge 4 dicembre 1993, n° 493. È confermata, per l’accelerazione delle procedure, la possibilità di ricorso all’accordo di programma di cui all’art. 27 della legge 8 giugno 1990, n° 142.
[1] È stata prospettata l’ipotesi di trasferire l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e gli alloggi delle suore che vi anno sede nel complesso parrocchiale di San Giuseppe a Campo dell’Oro, il cui progetto non è stato ancora completamente attuato e prevede la costruzione di locali idonei a tale funzione. Oltre all’opportuno completamento del complesso, se ne otterrebbe il qualificante inserimento dell’istituto in una realtà sociale che ha grande necessità di superare la marginalità che le deriva dalla collocazione periferica e dalla carenza di servizi, protrattasi per molti anni e oggi finalmente risolta dalle attrezzature pubbliche e private insediatesi e da insediare nel quartiere.

 

Immagine di copertina: Civitavecchia. Ex Cinema “Bernini”. Murale di Afro Basaldella, Veduta ideale di Civitavecchia, tempera su intonaco (1949-50 ca.), ora Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia.