TUTTI I SOLDI DEL MONDO

a cura di PIERO PACCHIAROTTI 
ITFF grazie alla preziosa collaborazione con “Recensioni FILM”  presenta la recensione del film:                               TUTTI I SOLDI DEL MONDO  

 

Written by MACHINEGUNB

Il film narra i fatti di cronaca avvenuti a Roma nel 1973 quando rapirono l’adolescente Paul Getty III, nipote del magnate del petrolio Jean Paul Getty, all’epoca l’uomo più ricco al mondo e anche il più avido, il miliardario infatti lasciò la stampa ed i rapitori a bocca aperta quando si rifiutò categoricamente di pagare il riscatto.

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Per Gail Harris, madre del ragazzo ed ex nuora di Getty, iniziò così una lotta contro il tempo per salvare il figlio. Apparentemente il fulcro del film sembra poter essere il rapimento del ragazzo invece no, il film ruota intorno ai soldi del titolo e al valore che questi hanno per ciascuno dei protagonisti, per alcuni sono una speranza, per altri un’ossessione e per tutti sono decisamente un problema; le sequenze più forti e quelle dal ritmo più alto infatti non sono quelle d’azione ma quelle in cui viene contestualizzato il rapporto del capostipite della dinastia Getty con il denaro.

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Non ci si deve dunque aspettare un crime thriller dai ritmi veloci, qui le atmosfere sono molto classiche, Scott rimane fedele ai tempi e al contesto della vicenda con precisione, anche quando romanza un po’ la storia e non perde mai la concentrazione e l’attinenza al punto per lui centrale, ovvero l’avarizia di Getty, la sua arroganza. L’indiscusso protagonista, Paul Getty, è presentissimo in scena ma appare sempre distante dall’azione, isolato dal presente e dai luoghi della storia, rinchiuso in un suo mondo di oggetti e di arte che lo rassicura e lo rappresenta, lui non fa parte di nulla, non partecipa emotivamente, l’unica cosa che lo tocca è il concetto di possesso, infatti è solo quando si accorge di non possedere più il nipote che qualcosa in lui si smuove e decide di entrare finalmente nei giochi di rapimento e riscatto messi in piedi dalla mafia italiana.

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L’indefinita identità di Tutti i soldi del mondo, in bilico tra le tinte gialle e crime della storia del nipote e quelle biopic del magnate, potrebbe disturbare lo spettatore e rendere difficoltoso il giudizio  poichè c’è un brutale disequilibrio tra le sequenze addirittura imbarazzanti della malavita italiana stereotipata e mal dipinta e le strutturate memorie di Paul Getty I, che si compiace dei suoi successi tra le rovine di una Roma familiare a Scott (Il Gladiatore, 2000) e sempre di grande impatto. Quello del film in fondo è un cinema dove alto e basso, ricchezza e povertà, onore e vergogna, violenza e vulnerabilità si confondono spesso, e Scott si muove abilmente costruendo intorno alla storia un apparato di pura scenografia, di belle immagini e di piccoli monologhi magistralmente interpretati da Christopher Plummer, più che mai nella parte di questo Paul Getty consumato dalla sua bramosia.

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Un gran merito ma anche a Michelle Williams che interpreta egregiamente la madre del ragazzo, una donna fragile ma decisa, piena di dignità mentre il personaggio più debole, non per interpretazione ma per scrittura, è sicuramente l’ex agente della CIA Fletcher Chase interpretato da Mark Wahlberg che colleziona scelte strategiche sbagliate e fatica a trovare una reale utilità fino a che, quasi alla fine del film, non sbotta trovando finalmente una sua utilità all’interno della trama. A conti fatti un film da vedere, non entro in merito dell’affaire Kevin Spacey, scartato all’ultimo minuto a causa del sexgate in cui è stato coinvolto, mi limito a dire che il suo rimpiazzo dell’ultimo minuto è stato un inconfondibile segnale di una produzione ambiziosa e spietata che non voleva fallire ma che il risultato è tutto sommato un buon film, non di certo il migliore di Scott ma che comunque si è giocato bene le carte dello scandalo per sponsorizzare una storia dal finale noto che tuttavia non vi priverà di qualche sorpresa.

MACHINEGUNB