La leggenda di “Fabio & i suoi Sanitari” – (Parte 2)

di ROBERTO FIORENTINI ♦

Parte 2

Mentre il gruppo spalla ( ovviamente si fa per dire…) si esibiva, la tensione per i membri del nostro gruppo si iniziava a sentire parecchio, solo parzialmente lenita da un frigo da campeggio pieno di lattine di Nastro Azzurro , che presto venne svuotato. C’era un sacco di gente. Davvero un sacco. Per qualche misteriosa ragione, il concerto di questo gruppo fantasma era diventato un autentico evento e centinaia di persone, che avevano pagato duemila lire all’ingresso , fremevano per l’attesa. Dopo la performance iniziale, già sommariamente descritta nella prima parte di questo articolo, a luci spente , il gruppo prese posto.

Nel buio si sentì la voce di Pierangelo , in arte Tommy Torbido, che diceva “ siete pronti, regà, siete pronti ? “ e quindi batteva i classici quattro colpi. Le luci si accesero e partì il brano di James Brown, con il primo riff della sezione fiati, una specie di peperepe’, che, per quanto possa sembrare assurdo, funzionava . Diavolo se funzionava. Il suono era sporco . E non certo per scelta. Quella che usciva fuori era una specie di versione virata punk di Papa’s Got A Brand New Bag, una sorta di punk funk che assomigliava, molto alla lontana, a certa musica inglese e americana di quegli anni, suonata da gruppi come The Pop Group, A Certain Ratio, James White and the Contorsions, Rip+Rig+Panic. Musica che, di sicuro, qualcuno di noi conosceva ma che era fatta da musicisti che sporcavano il funk per scelta, non perché non sapessero suonare per niente. Sul riff che si ripeteva ossessivamente, mio fratello Dario, il trombettista , in arte Ray Di Maleinpeggio, si esibì in una fluente presentazione del nostro leader, ad imitazione di quella che fanno per l’autentico James Brown.

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Finalmente entrò Fabio, il cantante , il front-man e partì il pezzo : Come here sister, Papa’s in the swing

He ain’t too hip, about that new breed babe

He ain’t no drag

Papa’s got a brand new bag .

Il pezzo ha una grande carica e la band, misteriosamente, sembra funzionare. La sezione ritmica macina blues, i fiati si muovono a tempo, come nella migliore tradizione del genere, Fabio canta e si dimena in scena. Le Sblomby Sisters fanno i cori , muovendosi a tempo, con i classici passi di danza delle coriste di soul music. A questo punto , due parole sulle Sblomby. Tutto nacque da una idea della vulcanica Rosalba, già protagonista della performance iniziale. Ingaggiò due suoi amici , nomi d’arte Robertessa e Chiocchiò, creò meravigliosi abiti da negra in carta crespa e studiò delle piccole coreografie da fare durante il concerto. Civitavecchia non è abituata a roba del genere. Il pubblico è in delirio, ride, balla , si scatena. L’impatto sonoro è piuttosto particolare, ma la messa in scena è potentissima e divertente. Ogni membro del gruppo ha il suo look particolare. Il Saggio, alla chitarra, è in total black. Incarna l’anima rock moderna. Il resto del gruppo indossa cravatte sgargianti. La sezione fiati è tutta in bianco .

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Solo Tommy , il drummer, è vestito, chissà perché, da meccanico, con un buffo cappellino sulle ventitrè.

I due brani in italiano , sia il pezzo di Stevie Wonder Passo le mie notti qui da solo lato B del 45 giri Il sole è di tutti , versione in italiano di A Place in the sun ) sia la hit di Nino Ferrer La Pelle Nera hanno un grandissimo successo, anche perché sono in italiano. In particolare la seconda è una specie di manifesto ideologico di Fabio & i suoi Sanitari. Infatti comincia così: Eeeh dimmi wilson pickett

eeeh dimmi tu james brown

questa voce dove la trovate

signor king signor charles signor brown

io faccio tutto per poter

cantar come voi

ma non c’e’ niente da fare non ci

riusciro’ mai

io penso che sia soltanto

per il mio color che non va

ecco perche’ io vorrei

vorrei la pelle nera

vorrei la pelle nera.

E infatti non c’è niente da fare. Non ci siamo riusciti e non solo per il colore della pelle. Però ci siamo divertiti parecchio.

Comunque il concerto continuò ed arrivò il momento di presentare la Toto Lemon Dance, annunciata anche in locandina.

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Fabio, che compensava le dote canore non eccelse con una straordinaria faccia tosta, si esibì in questi passi di danza, ispirati in parte alle famose movenze inarticolate di Totò, quando fa la marionetta

https://www.youtube.com/watch?v=syEc3r4Ctg4 ) e molto alle mosse del gruppo ska inglese The Madness

https://www.youtube.com/watch?v=N-uyWAe0NhQ ). Tra l’altro anche il look del gruppo e l’attenzione e l’amore per il soul e il r’n’b sono parecchio in debito con la scena ska inglese, gruppi come The Specials , The Selecters e The Bad Manners.

Il quarto ed ultimo pezzo fu un brano originale, cioè composto dal gruppo per l’occasione e venne usato , come nei migliori live, per permettere i solo degli strumentisti. L’esito , credo , fu imbarazzante. Per noi era già un miracolo andare a tempo e imbeccare le poche note imparate a memoria, quanto a fare dei solo, beh, ci voleva davvero assai faccia tosta. Il pezzo si intitolava Tonino came back e consisteva in un ritornello di quattro note, ripetuto allo sfinimento che recitava

Tonino came back

Came back and let me dance .

Gli assolo aggiunsero una gustosa , quanto involontaria, sfumatura free jazz all’esibizione. In particolare ricordo il mio assolo al sax contralto, degno di un Ornette Coleman in crisi d’astinenza e quello alla tromba , ricordato come l’assolo a zanzara, per via del suono che usciva dallo strumento che assomigliava non poco quello del fastidioso insetto. Tutti i solo , però , erano conditi da scene, pose e movimenti assai cool .

Il concerto finì e per tutto il resto della breve estate , nei locali di Civitavecchia si ballò la Toto Lemon Dance. A proposito : il ballo , oltre che al grande Totò , nel nome fa riferimento ad un ragazzo di Civitavecchia , tale Toto Limone, famoso perché chiedeva sempre a tutti : che c’hai centulire ? Ogni giorno, con qualsiasi tempo, lo trovavi al Viale a chiederti una monetina, credo per farsi di brutto.

La leggenda di Fabio e i suoi Sanitari finisce qui. In realtà continuerebbe , perché ci fu un secondo concerto il 16 dicembre del 1984, ma i ricordi di quella seconda data, come per ogni leggenda che si rispetti, sono confusi e frammentati. Non sembri irrispettoso definire queste stupidaggini una leggenda. Per molti ragazzi di quella generazione lo è stata davvero, specie per quelli che facevano musica. Sicuramente lo è stata per noi e per i nostri amici. Non posso esimermi dal dedicare un ultimo sorriso a quelli che non ci sono più , come Giulio ( sax tenore ) ,Carlo ( chitarra solista ) e Pierluigi ( tromba nel secondo concerto ). Loro, sono sicuro, sarebbero contenti di essere ricordati come membri dei leggendari Sanitari.

ROBERTO FIORENTINI