La leggenda di “Fabio & i suoi Sanitari” – (Parte 1)

di ROBERTO FIORENTINI ♦

Lo ricordo bene, come fosse successo ieri l’altro. Eravamo seduti al Gigi Bar a bere un Campari. Era quasi l’una. Al tavolo eravamo in quattro : io e Fabio, Luca ed Alberto. Luca e Alberto erano , rispettivamente, il cantante e il bassista dei “Jellyfish”, il miglior gruppo new wave della nostra città. Di recente avevano vinto anche un concorso nazionale ed erano davvero bravi.

Mentre stavamo per andare a casa a pranzo, si materializzò Gianni Bonavera, grande sassofonista ed organizzatore di eventi musicali. Gianni aveva iniziato da minorenne con i mitici Rokketti , poi si era dedicato al jazz ed era il motore di “Faremusica”, una rassegna annuale del meglio della musica civitavecchiese. Stava girando per organizzare l’edizione del 1984. La rassegna si sarebbe svolta in più serate , durante l’estate, al Forte Michelangelo. “ Vi va di partecipare ?” chiese Gianni a Luca ed Alberto. Loro dissero di si. “ E voi, regà?” chiese Gianni a me e Fabio. Io e Fabio ci guardammo e , praticamente all’unisono, rispondemmo di si . “ Bene – disse il Bonavera – come si chiama il vostro gruppo ? “ Io e Fabio ci guardammo di nuovo. Era difficile rispondere a questa domanda. Perché, cari amici lettori, non c’era alcun gruppo. Proprio non esisteva un complesso. Anzi , ne io ne Fabio suonavamo nessuno strumento, in quel periodo. Fabio , che era un pazzoide autentico, rispose : “ ci chiamiamo Fabio e i suoi Sanitari “. “ Fico -rispose Gianni – e che musica fate ? “ “ Rhytm ‘n’ blues – dissi io – soul, funky “ “ Bello, vi va bene assieme ai Jellyfish sabato 1 settembre ? “ Accettammo. Era il 22 agosto e mancavano dieci giorni al concerto e c’era da inventarsi un complesso.

Ma facciamo un passo indietro. Nel 1980 era uscito il film Blues Brothers , un autentico cult per noi che , musicisti o no, eravamo comunque una comitiva di grande appassionati di musica. Nessuno a Civitavecchia praticava quel genere. La gran parte dei gruppi ancora suonava il rock degli anni 70 e la scena musicale civitavecchiese era piuttosto “ conservatrice “.La faccio breve. Da quel pomeriggio iniziammo a mettere su il gruppo .

L’idea era : facciamo un casino epocale, montiamo uno spettacolo divertente che faccia dimenticare che non sappiamo suonare per niente. Fabio, ovviamente , era il cantante. E non aveva mai cantato. Io, che amavo il jazz, avrei voluto da sempre suonare il sax. Trovai un amico che suonava nella banda che mi prestò il suo contralto e mi spiegò come ci si soffia. Giulio, da poco , si era comprato un sax tenore e stava provando a trarne qualche suono. Mio fratello Dario rimediò una tromba. Ne io ne lui riusciamo a ricordarci dove. E la sezione fiati era fatta. Pierangelo e Raoul strimpellavano un minimo batteria e basso. E il Saggio s’era appena comprato una Stratocaster. Ed anche la sezione ritmica era pronta.

Peppe alle percussioni e Fabrizio alle tastiere completavano il gruppo. Fabrizio , che non aveva mai visto una tastiera in vita sua, inventò un sistema di nastri adesivi colorati per individuare i vari accordi. La sezione dei fiati provò a mettere insieme qualche stacchetto da fare all’unisono. In breve si mise in piedi una scaletta. Iniziammo a studiare i costumi e la messa in scena. Grazie alle nostre frequenti scorribande notturne alla Ficoncella avevamo molti amici nella comunità gay di Civitavecchia. Fu grazie a queste frequentazioni ed all’impegno della nostra amica Rosalba che nacque il coro delle Sblomby Sisters, un trio composto da due ragazzi e dalla stessa Rosalba, che indossavano coloratissimi vestiti “ da negra “ fatti di carta crespa.

Il coro studiava delle mosse, piccole coreografie. Ed altrettanto faceva Fabio, uno nato per fare il frontman, che stava studiando una entrata in scena memorabile, ispirata agli ingressi di James Brown. Per fare le prove avevamo trovato uno spazio ideale. La famiglia del Saggio possedeva una casetta non abitata sulla Mediana. Fu lì che ci installammo giorno e notte per dieci giorni. Ora si trattava di iniziare a lanciare l’evento. Nel 1984 non c’erano i social network. Allora per fare pubblicità si usavano volantini e manifesti.

Luca, il frontman dei Jellyfish, era ( ed è ) anche un ottimo artista e studiò una bellissima grafica per il materiale,

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in cui il loro gruppo faceva da spalla ai “ Sanitari “, per l’occasione con il nome 0,568 litres ( che è la misura di una pinta ). Ispirandoci al nostro film cult The Blues Brothers ci inventammo un altro modo di pubblicizzare l’evento. Chiedemmo in prestito al Partito Radicale le trombe usate per fare gli annunci dall’auto, le montammo sulla 500 di Dario e lui e Fabio iniziarono a girare la città e le spiagge per fare pubblicità, anche con annunci all’altoparlante personalizzati per gli amici che incrociavano, tipo “ ehi , Marco che stai prendendo il caffè al bar, ricordati che sabato 1 settembre…”.

Studiammo, inoltre, una performance iniziale, 

sanitari 2su musica di Brian Eno, durante la quale Rosalba srotolava un telo di plastica trasparente per ciascun componente del gruppo, sul quale Luca , con la bomboletta spray, disegnava una sagoma stilizzata dello strumento suonato. Poi la luce si spegneva e dietro ciascun telo compariva il musicista, quando il concerto iniziava. Alla fine la scaletta fu fissata.

Il concerto, dopo la performance artistica, iniziava con Papa’s got a brand new bag di James Brown

(https://www.youtube.com/watch?v=Dlog5teZUNw),

seguita da Passo le mie notti qui da solo di Stevie Wonder

https://www.youtube.com/watch?v=bEPy-9bww34

e poi un autentico classico La Pelle Nera di Nino Ferrer

https://www.youtube.com/watch?v=kkl5LXgwtsk

per finire con un pezzo originale , intitolato Tonino came backIl racconto del concerto nella seconda parte dell’articolo.

(continua)

ROBERTO FIORENTINI