SULLE ORME DI SAM PECK – CAMBOGIA (PARTE – 2)

di GIANCARLO LUPO ♦

CAMBOGIA (parte 2)

La strada per Angkor Wat (il mitico monte Meru – seconda parte)

… Poipet city alla luce del sole appare come una città di frontiera, da Far West, con una lunga e polverosa strada nel mezzo e, da un lato all’altro, una serie di trappole per turisti: insegne, tende, negozi che offrono tour a Angkor Wat, banchetti che vendono paccottiglie e immondizie varie.

In hotel bevo una bevanda zuccherosa a metà fra il gatorade e lo sciroppo, “molto usata dai combattenti di muay thai come energizzante,” dice il gestore ragazzino.

CAMBODIA POIPET ARCH backpackers USE

L’autista è un ragazzo silenzioso e sorridente. Stringe il volante dell’auto stando sempre in tensione, all’erta. A un certo punto opera un sorpasso di un’automobile mentre, a sua volta, sorpassa un’altra auto. Anche il codice stradale è da Far West.

Il sole picchia e rimbalza dall’asfalto. I colori cambiano lungo la strada: dalla sabbia bianca, fra la vegetazione, si alza una polvere gialla. Ai lati si distinguono poche catapecchie di lamiera, stese su un verde paesaggio piatto, con porzioni di cielo immense. Poi la terra diventa rossa di argilla.

paesaggio cambogia 1

Il paesaggio è sempre piatto come una tavola da biliardo. Molti alberi sono stati abbattuti ai tempi della Kampuchea democratica di Pol Pot, per spianare il terreno, minarlo e impedire a chi scappava di nascondersi. Ancora oggi è meglio non allontanarsi troppo dai sentieri tracciati per evitare mine. Vediamo sui bordi della strada alcuni monchi e mutilati di guerra, a causa delle mine antiuomo dei Khmer rossi.

strade cambogia 2

Ci sono lavori in corso che sollevano polvere per kilometri. Molti cambogiani indossano mascherine bianche per non respirare la polvere. Le donne reggono in testa ceste piene di mercanzia, incedono impettite con grazia da danzatrici apsaras.

Attraversiamo villaggi poverissimi di baracche, piattaforme e insegne cigolanti. La strada è sventrata a causa dei lavori in corso; inizia a piovere trasformando la polvere in fango e melma. Bambini nudi, poverissimi, senza soldi neppure per i vestiti, corrono per strada.

BIMBI POVERISSIMI

I pochi mezzi di trasporto, a due, tre, quattro ruote, sono colmi di gente.

Un padre porta tre figli a scuola sul suo ciclomotore. I tre figli sono ben stretti dietro di lui, con i quaderni in mano. L’ultimo dei figli stringe in una mano una bicicletta. Una camionetta piena di bambini ci saluta dicendo: “Hello”. Dietro un furgone, legate in malo modo, ci sono due motociclette e, sopra una di queste, un cambogiano è seduto in perfetto equilibrio, con una coperta arancione che gli copre il volto. Dorme.

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Lungo la via vediamo una sola fabbrica, di birra khmer.

Dopo ore di viaggio arriviamo a Siem Reap, a Psar Chaa, il distretto turistico vicino al fiume (bacino del Mekong) attorno alle tre di pomeriggio e prendiamo le camere in un ostello tranquillo.

psar-chaa in SIEM REAP

 

Decidiamo di continuare a dividere le spese per il tuc tuc che ci accompagnerà a Angkor Wat.

Mr. T è il nostro autista di tuc tuc, un ragazzino non troppo alto, coi capelli arruffati e il sorriso piacione. Ci accordiamo con lui per andare a visitare i templi. In Cambogia e in Asia, è sempre meglio premettere l’appellativo mister, come forma di rispetto.

Prima di andare, dopo essermi riposato e ripulito, ho voglia di fare quattro passi in giro per Siem Reap. Anche Ryan, Andree e Helena vengono con me.

Cambodia-Siem-Reap-pub-street

Le strade non sono ben tenute. Ci sono pozzanghere, polvere e pattume. Ci sono motorini ovunque, con quattro o cinque passeggeri che, per miracolo, non cadono; motorini trainano carri con dentro decine di persone. Vedo bambini in uniforme prepararsi per la scuola. Su un marciapiede, un uomo magrissimo, a torso nudo, con tutte le costole ben visibili, taglia con una sega una lastra di ghiaccio che si va sciogliendo su un bancone.

Una bimba sporca in viso, con panni laceri addosso, senza scarpe, un bimbo di un anno sulle spalle, non chiede soldi, ma latte. Ha 14 anni, dice che devo prestare attenzione al mio portafoglio perché qui rubano tutto. Chiede con insistenza latte, per il bambino sulle spalle. Devo comprare shampoo e dentifricio nel supermercato, lei mi segue e si dirige sicura verso una scatola di latte in polvere. Ne vuol prendere due scatole. Andree dice che nella guida ha letto di non dare mai direttamente soldi, o beni, ai bambini. Al massimo donazioni a orfanotrofi e a organizzazioni internazionali. Lei andrebbe a rivendere subito il latte. Appena capisce che seguirò il consiglio di Andree la ragazzina piange.

Si avvicina l’ora della visita ai templi. Mr. T ci aspetta…

SEAM REAP Templi

 

GIANCARLO LUPO

continua…