APPUNTI DI VIAGGIO FRA UNA ITALIA ED UN’ALTRA

di LUCIANO DAMIANI ♦

La maestra, finite le vacanze, di Natale o d’estate, ci faceva fare il tema: “Come avete passato le vacanze?” Adesso siamo tutti grandi e quando torniamo raccontiamo le vacanze agli amici. Il più delle volte ci si impegna a raccontare del cibo, quanto si è mangiato bene, a buon prezzo, com’erano belli i locali, abbuffate e via dicendo. Dite pure che non è così, non vi credo. Anche io sono andato in vacanza, ho fatto le mie valige belle zeppe da dovercisi sedere sopra per poterle chiudere. Ho messo tutto, persino i bastoni comprati al Decathlon per le passeggiate in montagna. Ma debbo dire, per onestà intellettuale, che nelle mie valige mi porto la realtà di questa mia città, di questa mia regione. Non vorrei, ma non riesco a toglierla dalla valigia dei miei pensieri, l’immagine dei cassonetti traboccanti, di servizi pubblici indicibili e di una società scollata e disgregata, me la porto appresso, purtroppo. Eppure l’Italia è una, le autonomie regionali dovrebbero servire a valorizzare le differenze, quelle che sono ricchezza dei popoli, proprio perché differenze. E invece no. Invece ti rendi conto che le differenze non sono quelle che è bello sperimentare, sono quelle che non vorresti vedere. Vorresti dire: “mal comune mezzo gaudio”, invece no… non puoi fare a meno di dire: “ma in che posto vivo?”. La mia colpa è quella di essere andato troppo a nord? No… anche al sud ho visto un’altra Italia. Va beh…  che discorsi, sono andato in Alto Adige…!! Li so tedeschi, ops, austriaci. Non sono andato a Colle Isarco, sono andato a Gossensass. Nella piazzetta c’è il busto di Cecco Peppe, con i suoi mustacchi e fiori freschi, tanti fiori freschi. Scorro i citofoni e cerco invano un nome italiano. Nella facciata di un hotel ci sono issate 4 bandiere, quella dell’Alto Adige, quella Europea, quella Austriaca e la tedesca…  quella italiana non c’è. I nomi delle vie sono indicati col termine “strade” alcuni addirittura col termine “gasse”, dev’essere stata terra sveva. Penso a quanti con fervore affermano che quella è Italia, ma de che?!?!?!

Eppure l’Italia c’è, se la si vuol vedere. Basta andare alla stazione, c’è il simbolo delle FFSS. Devi fare il biglietto del treno, ma ti perdi nella varietà di opzioni che ti offre il touch screen, ti confondi fra giornaliero, regionale, ed altre tre o quattro opzioni, ti giri intorno per vedere se c’è qualche spiegazione, niente, lo sportello non c’è proprio, chiedo al muro? C’è il tasto “info” nel visore..  lo tocco…  esce un numero telefonico cui telefonare….  mi scappa il vaffa… e decido di fare il biglietto semplice, pagherò di più, amen, la telefonata non la faccio, è ingiusto. Esce fuori il biglietto, lo debbo vidimare, ma ci sono due macchinette, una gialla delle FS ed una blu che non riesco a decifrare..   a caso scelgo la gialla delle FS, in fondo sullo schermo c’era il logo di Trenitalia. Raggiungo il marciapiede del binario 3, durante l’attesa del treno non posso fare a meno di notare le erbacce che non hanno nulla da invidiare a quelle della stazione di Civitavecchia, lo noto perché contrasta con la pulizia e l’ordine del paese. Mia moglie me lo fa notare e la risposta m’è uscita spontanea, siamo in territorio delle FFSS siamo in Italia.
Arriva il treno, un locale. Bello, bello assai, più bello di quello austriaco che vidi un paio d’anni prima. Sulle porte c’è il disegnino delle specifiche, disabili, Carrozzine per bambini, biciclette, sci ecc… Da sotto la porta esce una pedana che chiude lo spazio fra marciapiede e piano del treno così che carrozzine per disabili o per bambini possano salire sul treno in assoluta facilità. Il posto per i disabili è dotato di blocco per la carrozzina e citofono per chiedere assistenza. Il bagno è adatto ai disabili, ed anche la porta permette il facile accesso della carrozzina. Io e mia moglie ci guardiamo stupiti. E’ un treno regionale con le insegne di Trenitalia. Com’è possibile? Decido di indagare.
Comincio dai simboli sulle carrozze. Il richiamo all’Europa è evidente, fra le tante appare la scritta “EUREGIO”. Immagino si tratti di un qualche progetto europeo sui trasporti per cui Trenitalia si sia dovuta adeguare agli “standard europei”. Ma di solito evito di trarre conclusioni dalle apparenze e, tornato in albergo, vado subito alla ricerca, pongo la domanda a Google: “Euregio”.
E’ subito chiaro che si tratta di cooperazione fra il Trentino Alto Adige ed il Tirolo, una sorta di accordo transfrontaliero che titola:
CONVENZIONE
 PER LA COSTITUZIONE DEL GRUPPO EUROPEO DI COOPERAZIONE TERRITORIALE “EUREGIO TIROLO-ALTO ADIGE-TRENTINO”
UBEREINKUNFT
ÜBER DIE ERRICHTUNG DES EUROPÄISCHEN VERBUNDES FÜR TERRITORIALE ZUSAMMENARBEIT „EUROPAREGION TIROL- SÜDTIROL-TRENTINO“Basta girare un poco per il sito per comprendere come il tema “trasporti” sia importante, si può anche vedere quanti danari ci hanno messo rispettivamente Tirolo, Alto Adige e Trentino. Fatto sta che gli Alto Atesini, ancorché italiani, godono di treni di tutto rispetto, da fare invidia ai finlandesi. Con un abbonamento è possibile viaggiare indifferentemente in treno e bus, compreso il trasporto locale, da Trento a Innsbruck, alcuni impianti di risalita compresi. Me lo ha detto il controllore, redarguendomi per il fatto che ho timbrato il biglietto nella macchinetta gialla invece che nella blu e che non ho timbrato il ritorno. Multa abbuonata e gentile breve descrizione delle varie opzioni.
Ho cercato, senza voler fare improbabili confronti, le possibilità che abbiamo nel Lazio, riguardo abbonamenti simili. In realtà sarebbe anche possibile viaggiare ovunque nel Lazio, ma il prezzo è esorbitante,  cala riducendo il numero delle zone. Ma non è tanto il prezzo che fa la differenza, ne il numero delle corse giornaliere, la differenza la fa il modo. Il fatto che un accordo frontaliero abbia prodotto qualcosa di decisamente migliore della nostra quotidiana realtà, lascia quanto meno perplessi e ti domandi in quale Italia vivi, ma anche pensi che l’Italia sia un’accozzaglia di realtà diverse e che magari sei sfigato che t’è capitato di vivere nel Lazio, e peggio a Civitavecchia. Ma non potevo nascere a Bolzano? Ma magari, Verona, o anche Salerno o Ascoli Piceno.
Salto a piè pari i giorni passati in Germania per riprendere dal mio arrivo all’aeroporto Leonardo da Vinci. Questa volta non ho la macchina ho scelto di prendere il treno. Mi avvio al terminal ferroviario pensando a quanto siamo bravi a gestire un aeroporto tanto trafficato, non siamo poi così male. Faccio il biglietto per Civitavecchia alla macchinetta, penso di essere esperto. Mi immagino di prendere il Leonardo per Termini e poi il regionale per casa. Prima sorpresa. il biglietto che ho fatto non vale per il Leonardo. è un treno speciale che costa di più, azz…, mio figli mi dirà, qualche giorno dopo, che basta essere in due che il taxi costa meno. C’è un regionale però pronto a partire, va a Orte chissà perché.. in ritardo di mezz’ora è pieno come un carro bestiame. Gente di cento nazioni, e come potrebbe essere diversamente, siamo in aeroporto. La gente è accalcata ed incastrata fra corpi sudanti, valige e borsoni. Un controllore, conscio del fatto che il treno non ferma a Termini prova a chiedere ai passeggeri dove vanno… ma ho idea che nessuno degli stranieri lo comprenda. Al limite della resistenza psicofisica il controllore caccia tutti quelli che vogliono salire e chiude le porte eclissandosi. In uno stato pietoso arriviamo a Ostiense, scendiamo e lasciamo turisti e valige ignari che la prossima fermata sarà quella della stazione a piazzale Flaminio delle ferrovie nord per Viterbo-Orte.
Per fortuna non dobbiamo attendere molto, il regionale per Civitavecchia arriva di li a poco, un treno decente. Passate circa 2 ore e mezza da quando siamo scesi dall’aereo, (N.d.A.: bagaglio a mano), mettiamo piede nella stazione di Civitavecchia… 2 ore e mezza per andare dall’aeroporto al porto, 63 km di strada se avessi avuto la macchina, il trasporto pubblico del 2017. A questo punto della giornata mi piacerebbe, se ci fosse, l’ascensore al binario…. ma non c’è., lo stanno mettendo, a Gossensass, invece, un centro da nemmeno 2000 anime, già c’è da anni.
Ma non è Italia anche quella? No forse no, forse proprio l’accordo frontaliero assume un particolare aspetto in questo senso.
LUCIANO DAMIANI
Approfondimenti: sito della Convenzione fra Trentino Alto Adige e Tirolo: http://www.europaregion.info/it/default.asp
Foto di copertina: Cartelli indicatori di sentieri, una croce sul termine italiano rende l’idea.