Alla ricerca della democrazia

di TULLIO NUNZI ♦

Mentre osservavo gli exit poll delle elezioni comunali e riflettevo sulla sconfitta della sinistra, non so per quale tipo di sinapsi, ho abbinato la figura di Trump a quella di Maduro.

Su Trump è stato detto di tutto, anche su questo blog. Si è parlato e si parla dei rischi per la democrazia, dei pericoli per la società e per lo stato sociale, del suo latente razzismo, tutti elementi lontani spazi siderali dalla tradizione di quel paese. Eppure Trump è stato eletto democraticamente dal popolo americano.

Su Maduro, sulla carneficina che sta avvenendo in Venezuela e sulla macelleria sociale che si sta praticando, nulla, neanche da parte della sinistra. Nel passato già saremmo stati tutti davanti all’ambasciata, oggi, praticamente nulla.

Tempi liquidi, distacco dalla politica, perdita del senso stesso della politica.

Le affermazioni post elettorali mi hanno confermato queste sensazioni.

Vediamo se al di là di dichiarazioni anche politicamente corrette, sia possibile smascherare alcuni luoghi comuni, conformismi della sinistra che impediscono ormai di raggiungere la maggioranza dell’elettorato.

La sinistra vince quando è unita. Può darsi. Ma a Genova l’esperienza ulivista ed anche a Civitavecchia, le ultime 2 Amministrazioni dimostrano che certo si è vinto, ma che le spaccature successive hanno determinato danni irreparabili: Le colpe? Di nessuno ovviamente. Soltanto del destino cinico e baro o dei poteri forti.

In tutta sincerità viene spontaneo dire a livello nazionale, ma in particolare a Civitavecchia: uscite dall’angolo. Rappresentate ormai una accolita di sconfitti, una oligarchia che litiga su tutto.

Secondo me la sinistra vince quando convive con concetti di merito, competenze, un merito molto spesso invocato a parole ma disconosciuto nei fatti, e quando si confronta con il mercato, permeabile anche ad altre culture, veicolo di modernizzazione.

Forse potremmo dire basta al professionalismo politico e forse dovremmo eliminare quella lacrimosa avversione all’eccellenza.

Esiste un infantilismo politico molto provinciale che va eliminato.

C’è poi uno snobismo d’accatto, una superiorità etica, culturale ormai andata e non giustificata.

La nostalgia dell’egemonia culturale è ormai una supponenza tra le supponenze.

Se il 50 % della popolazione non è andata a votare, e non certo per colpa dei poteri forti, ma per l’incapacità della politica a sceglier uomini giusti e programmi credibili, sarebbe naturale pensare che ormai è presente un senso di delusione profonda, di avvilimento, non solo tra i true believer, ma in particolare tra la gente comune.

Il moralismo della politica di sinistra ha impedito di vedere la legittima rabbia del ceto medio. A titolo di esempio: la rivolta contro la pressione fiscale non è manifestazione di egoismo di evasori fiscali, ma una semplice reazione per mantenere un tenore di vita che si sta perdendo.

La rabbia per la criminalità non è forma velata di razzismo, ma espressione di paura autentica.

Lo ius soli può andare bene ma se alcuni chiedono approfondimenti, uno ius culturae o una semplice difesa o rispetto di quella che è la nostra identità, non significa essere sostenitori del Ku Klux Klan.

Diciamo che molto spesso invece che di comprendere e capire, si è usato un arsenale demagogico per rispondere a problemi che attraversano la società. Invece si vince solo abbandonando retoriche, alcune volte nazionali, altre umanitarie, con la consapevolezza che ad un ampliamento doveroso dei diritti deve corrispondere il vincolo degli obblighi e dei doveri.

Se qualcuno dice che l’Europa non è unione politica, né di tipo elvetico né di tipo statunitense, ma che la sua coesione è più da lega araba, non si può iscriverlo ai verdi della Padania.

Una risorta sinistra dovrebbe capire che uno dei problemi più urgenti è come uscire vivi dai parametri di Maastricht, e proporre soluzioni.

Possibile che abbiamo lasciato ad altri il problema delle banche, circondandole di privilegi, anche gli istituti meno meritevoli, mentre si opprimono le iniziative delle imprese con balzelli di ogni tipo?

I partiti per essere votati non debbono essere o sembrare nuovi o radicali, ma soprattutto adatti a raggiungere gli scopi.

Per questo si comprende l’esplosione delle liste civiche.

Su questi temi molti hanno mantenuto il raffinato orgoglio della rassegnazione e non sono andati a votare

Altri non hanno avvertito nessun segnale di cambiamento politico.

Si continua a litigare, come soldatini di una guerra ridicola, mentre invece necessita un vero segnale di cambiamento, che purtroppo non si vede.

I conservatori sono sempre stati conformisti, ma che siano conformisti, tradizionalisti, convenzionali, obbedienti, i rivoluzionari è cosa dei nostri tempi.

TULLIO NUNZI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di TULLIO NUNZI ♦

Mentre osservavo gli exit poll delle elezioni comunali e riflettevo sulla sconfitta della sinistra, non so per quale tipo di sinapsi, ho abbinato la figura di Trump a quella di Maduro.

Su Trump è stato detto di tutto, anche su questo blog. Si è parlato e si parla dei rischi per la democrazia, dei pericoli per la società e per lo stato sociale, del suo latente razzismo, tutti elementi lontani spazi siderali dalla tradizione di quel paese. Eppure Trump è stato eletto democraticamente dal popolo americano.

Su Maduro, sulla carneficina che sta avvenendo in Venezuela e sulla macelleria sociale che si sta praticando, nulla, neanche da parte della sinistra. Nel passato già saremmo stati tutti davanti all’ambasciata, oggi, praticamente nulla.

Tempi liquidi, distacco dalla politica, perdita del senso stesso della politica.

Le affermazioni post elettorali mi hanno confermato queste sensazioni.

Vediamo se al di là di dichiarazioni anche politicamente corrette, sia possibile smascherare alcuni luoghi comuni, conformismi della sinistra che impediscono ormai di raggiungere la maggioranza dell’elettorato.

La sinistra vince quando è unita. Può darsi. Ma a Genova l’esperienza ulivista ed anche a Civitavecchia, le ultime 2 Amministrazioni dimostrano che certo si è vinto, ma che le spaccature successive hanno determinato danni irreparabili: Le colpe? Di nessuno ovviamente. Soltanto del destino cinico e baro o dei poteri forti.

In tutta sincerità viene spontaneo dire a livello nazionale, ma in particolare a Civitavecchia: uscite dall’angolo. Rappresentate ormai una accolita di sconfitti, una oligarchia che litiga su tutto.

Secondo me la sinistra vince quando convive con concetti di merito, competenze, un merito molto spesso invocato a parole ma disconosciuto nei fatti, e quando si confronta con il mercato, permeabile anche ad altre culture, veicolo di modernizzazione.

Forse potremmo dire basta al professionalismo politico e forse dovremmo eliminare quella lacrimosa avversione all’eccellenza.

Esiste un infantilismo politico molto provinciale che va eliminato.

C’è poi uno snobismo d’accatto, una superiorità etica, culturale ormai andata e non giustificata.

La nostalgia dell’egemonia culturale è ormai una supponenza tra le supponenze.

Se il 50 % della popolazione non è andata a votare, e non certo per colpa dei poteri forti, ma per l’incapacità della politica a sceglier uomini giusti e programmi credibili, sarebbe naturale pensare che ormai è presente un senso di delusione profonda, di avvilimento, non solo tra i true believer, ma in particolare tra la gente comune.

Il moralismo della politica di sinistra ha impedito di vedere la legittima rabbia del ceto medio. A titolo di esempio: la rivolta contro la pressione fiscale non è manifestazione di egoismo di evasori fiscali, ma una semplice reazione per mantenere un tenore di vita che si sta perdendo.

La rabbia per la criminalità non è forma velata di razzismo, ma espressione di paura autentica.

Lo ius soli può andare bene ma se alcuni chiedono approfondimenti, uno ius culturae o una semplice difesa o rispetto di quella che è la nostra identità, non significa essere sostenitori del Ku Klux Klan.

Diciamo che molto spesso invece che di comprendere e capire, si è usato un arsenale demagogico per rispondere a problemi che attraversano la società. Invece si vince solo abbandonando retoriche, alcune volte nazionali, altre umanitarie, con la consapevolezza che ad un ampliamento doveroso dei diritti deve corrispondere il vincolo degli obblighi e dei doveri.

Se qualcuno dice che l’Europa non è unione politica, né di tipo elvetico né di tipo statunitense, ma che la sua coesione è più da lega araba, non si può iscriverlo ai verdi della Padania.

Una risorta sinistra dovrebbe capire che uno dei problemi più urgenti è come uscire vivi dai parametri di Maastricht, e proporre soluzioni.

Possibile che abbiamo lasciato ad altri il problema delle banche, circondandole di privilegi, anche gli istituti meno meritevoli, mentre si opprimono le iniziative delle imprese con balzelli di ogni tipo?

I partiti per essere votati non debbono essere o sembrare nuovi o radicali, ma soprattutto adatti a raggiungere gli scopi.

Per questo si comprende l’esplosione delle liste civiche.

Su questi temi molti hanno mantenuto il raffinato orgoglio della rassegnazione e non sono andati a votare

Altri non hanno avvertito nessun segnale di cambiamento politico.

Si continua a litigare, come soldatini di una guerra ridicola, mentre invece necessita un vero segnale di cambiamento, che purtroppo non si vede.

I conservatori sono sempre stati conformisti, ma che siano conformisti, tradizionalisti, convenzionali, obbedienti, i rivoluzionari è cosa dei nostri tempi.

TULLIO NUNZI