FENOMENOLOGIA DEL  LYKANTHROPOS CENTUMCELLENSIS.

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Ci fu un tempo nel quale i lupi ululavano nelle caldi notte dell’estate civitavecchiese.

Ci fu un tempo in cui il mannaro si aggirava nel caos delle tenebre facendo  gran spettacolo di sé.

Ci fu un tempo in cui le vittime, amiche dei carnefici, abbandonate alla ebrietà a al sonno della ragione si immolavano per il piaceri degli stessi carnefici.

<<Oh voi schiera di villosi licantropi liberatevi dalla servitù dell’arsura, abbandonate le fresche fonti e radunatevi presso il cantiere della costruenda autostrada, presso la via che mena alla Ficoncella calda.>>

L’ordine partiva dal Grande Organizzatore (uno stimato, molto professionale, dirigente delle Ferrovie di Stato.

Occhi scaltri, adescatori incalliti, adusi  a fiutar aria di candore d’animo e di morbosa curiosità per ciò che è torbido, individuavano il tenero capretto che doveva espiare, con il suo sacrificio, la colpa di una notturna noia estiva.

In un bar, seduti a consumare qualche bevanda, si consumava nel contempo il complotto. Tutto aveva un inizio affabulante. <<Mio padre, andava cacciando al tramonto, tra arbusti e pietre sedimentarie presso i forteti  dell’Infernaccio. Ad un tratto l’urlo. Non è il latrato canino, né il gagnolare lamentoso della volpe, né il rugliare minaccioso di qualche cinghiale. Mio padre è sicuro: ha avvertito la Bestia!!>>

Di colpo la decisione:  si metta su una squadra,  si studi un tragitto, si vada, si usi la calma, il silenzio, l’astuzia. Si vinca la paura con lo stare uniti.

 La brigata, allegra per i più, drammatica per qualcuno, comincia la sua avventura.

Ad un tratto, uno dei carnefici più efferati si rammenta che deve adempiere ad un quotidiano obbligo. E’ un cronista della “nera”, deve far sosta presso la Camera Mortuaria. Una visita repentina, carpire qualche notizia circa l’ospite della notte, salutare gli amici custodi e via! Appartiene alle finalità dell’Opera saggiare con cautelai livelli emotivi della vittima mano a mano che l’azione procede. La sosta presso il vecchio ospedale e l’argomento addotto dal nostro scrupoloso cronista di nera hanno dato un buon esito diagnostico nei riguardi della vittima: il livelli di turbamento e le manifestazioni di eccitazione avvertibili nella frequenza respiratoria sono soddisfacenti per le attese dei carnefici. Ma bisogna procedere con ordine.

Qualcuno dell’allegra brigata avanza un’idea. Presso la Fiumaretta c’è buona possibilità di riuscire a cavar fuori dalla tenebra l’ambita preda. Naturalmente si va verso quel lato del fiumiciattolo che lambisce il lato meridionale del Cimitero Comunale. La sosta avviene di fronte all’inferriata oltre la quale si intravedono le flebili luci del Tempietto del Bramante. Si spera nei fuochi fatui ma il muggiolare d’un gattaccio cimiteriale può esser più che soddisfacente per tener elevata la pulsione degli aguzzini.

Alfine, la meta!

I pilastri del cantiere autostradale, lungo un sentiero che si diparte dalla carreggiata che porta alla Ficoncella,sono lievemente accarezzati dalla luminosità lunare a tratti offuscata da nubi che sembrano complottare contro l’ignaro martire. Qualcuno, sorteggiato nel corso delle attese trepidanti per stabilire i dettagli della Grande Opera, grida indicando un qualcosa lontano. Perché utilizzare il grido? Perché tra le varie possibilità comunicative della specie umana si è voluto scegliere proprio questa? Tali sono i laceranti, inespressi ma profondi pensieri che fluttuano nella mente del malcapitato che comincia a manifestare segni di panico. Da un punto di vista fenomenico il panico si rivela sempre attraverso uno stato ansioso. Nel nostro specifico caso la carica ansiogena si traduce nel chiedere con puntiglio quale sia l’oggetto che colui che ha gridato pensa di vedere. Il grado di sudorazione comincia ad apparire vistoso, le palpitazioni sono coerenti secondo il giudizio di uno compari della brigata che gli afferra il polso. Il tremore degli arti, che qualora si manifesti conduce al grado di massima soddisfazione per i carnefici, non è ancora visibilmente apparso. Necessita proseguire nell’Opera.

<< E’……una….fonta.. E’ un fon-ta-ni-le!!>>

Tutto va in ordine: la luna complice infame,la campagna inghiottita dalle tenebre, il fontanile, il grido. Manca solo il Grande Protagonista.

Nessuna supplica, nessun allettante ricompensa potrebbe far tradire l’impegno all’anonimato che ciascun membro della Grande Opera (ancora in vita, necessita dire!) deve avere per suo nobile statuto.

  Ecco! La Bestia irrompe sulla scena. Ulula. E’ nudo. Il suo corpo villoso smania. Ha sete. Si getta nel fontanile. Agita l’acqua. Emette suoni. Sembrano articolati. Si prova a tradurli.

<< Un traduttore. Si cerchi un traduttore>>.

 Qualcuno si fa innanzi (come da copione).

<< Il lupo…il lupo dice che vuole sentire.. Il lupo dice che vuol sentir cantare una… una canzone>>

Gli astanti sono perplessi. Il momento è tragico. Come si può non accontentare la Bestia. Non si può correre il rischio di un improvviso assalto furioso.

Tutti tacciono. Nessuno si fa avanti.

Esistono nella storia umana alcuni momenti magici. Quando tutto sembra irreversibile ecco accadere l’imprevisto: il miracolo si manifesta!

Quale via misteriosa il Destino avrà escogitato quella notte e tante altre notti? Qualunque sia stata la combinazione  astrale l’effetto finale fu che la vittima avanzò di un passo. Fece segno di silenzio. Alzò ambo le braccia verso la malvagia creatura ed intonò la canzone desiderata dal licantropo musicofilo.

<<….Una sera ci incontrammo…per fatal combinazion…come pioveva, comeeeee … piovevaaaaa…>>

La Bestia, come Frankenstein con il violino, si calmò e scomparve lentamente.

.  .  .

Dedicato alle decine di vittime, oggi professionisti, dirigenti, docenti, padri di famiglia, nonni premurosi.

Dedicato ai vitelloni degli anni ‘60-’70 che ammazzavano il tempo in questo modo.

Dedicato alla squadra di assistenza tecnica del Lupo e al Lupo stesso.

Dedicato ai registi e sceneggiatori  ebbri di horror.

Dedicato ai tanti protagonisti che hanno anticipato il viaggio finale.

CARLO ALBERTO FALZETTI

Fonte dell’immagine del titolo: Blog Minuto Sertão