MOBILITA’ PER LA CITTA’ DEL FUTURO
di ROSAMARIA SORGE ♦
Vorrei riprendere il discorso su un tema che mi sta molto a cuore quello sulla Rigenerazione Urbana con lo scopo di affrontare in queste brevi note uno dei temi che la riguardano che è quello sulla Mobilità
Si stima che da oggi al 2025 nelle aree urbanizzate la popolazione del mondo aumenterà di 65 milioni di abitanti l’anno; questo è in parte il risultato della globalizzazione ma anche di altri fattori quali il cambiamento climatico, la questione energetica,la digitalizzazione , la polarizzazione sociale, tutti fattori che messi insieme vanno a delineare nuove dinamiche che vedono le città al centro di questo cambiamento e dove l’aspetto della mobilità gioca un ruolo fondamentale.
Affrontando il discorso della mobilità solo urbana per il momento, possiamo constatare come molte città e Civitavecchia è una di queste, non abbiano una mobilità urbana adeguata ai tempi: strade troppo trafficate, con elevati tassi di motorizzazione, di inquinamento,poca predisposizione agli spostamenti a piedi o in bicicletta, piste ciclabili di fatto inesistenti, mancanza di percorsi ciclo-pedonali, trasporti pubblici non adeguati, servizio taxi alquanto discutibile etc.etc. La totale mancanza di un approccio integrato tra politiche urbanistiche e politiche dei trasporti ha decretato la supremazia dell’autovettura privata su altre possibili scelte.
Come modificare tutto questo ? Come attivare una nuova era di mobilità urbana?
Con le sole politiche calate dall’alto , ma a livello locale del tutto mancanti, è difficile che si possano innescare duraturi cambiamenti, serve infatti una azione corale che veda coinvolti molteplici soggetti, cittadini compresi e che determini una precisa volontà e predisposizione al cambiamento secondo principi di sostenibilità in grado di reggere i futuri cambiamenti anche con modalità non tradizionali di approccio al problema.
Civitavecchia ad esempio non vive chiusa in se stessa ma ha uno scambio continuo con le città della costa come Montalto Tarquinia Santa Marinella Santa Severa fino a Ladispoli per non parlare del gran numero di persone che vanno a Roma tutti i giorni per lavoro, quindi va assolutamente potenziata la linea ferroviaria oltre che quella urbana, fondamentali per soddisfare le esigenze di mobilità ma, nell’ottica dell’approccio non tradizionale al problema, perché non predisporre anche un collegamento veloce via mare? e azzardo a suggerire la funivia urbana come trasporto del terzo millennio che nel caso di Civitavecchia potrebbe collegare la città da mare a monte ( San Liborio e perché no Allumiere)…..ma queste ultime sono proprio il frutto della mia sfrenata fantasia anche se molte città a queste due possibilità stanno già pensando.
E’ innegabile comunque che le infrastrutture di trasporto hanno un ruolo fondamentale sugli usi del suolo e quindi sul loro valore in quanto l’accessibilità facile ad un luogo ne intensifica il valore in tutti i sensi, pertanto la pianificazione dei trasporti non può prescindere dal prendere in considerazione le risorse attivabili e questo si riferisce in particolare alle grandi infrastrutture extra urbane, penso ad esempio al completamento della Civitavecchia –Orte, dove possiamo discutere sui tracciati ma con l’obiettivo che la trasversale si deve finire.
Inoltre portare avanti e favorire la diffusione di nuove forme di mobilità : car sharing, bike sharing, car pooling. Inoltre favorire la mobilità significa anche permettere l’accessibilità a tutti attivando un piano realistico di abbattimento delle barriere architettoniche.
Tutto questo porta come conseguenza un ripensamento generale della città con ampie zone chiuse al traffico e solo pedonali, possibilità di zone di parcheggi d’interscambio, una logistica urbana delle merci , un maggiore sviluppo di auto elettriche e di colonnine di rifornimento, un sistema di assi stradali con traffico selezionato e canalizzato interfacciato con carreggiate pedonali e ciclabili in cui il trasporto pubblico di superficie abbia corsie dedicate più o meno segregate attraverso la prioritizzazione semaforica , una città più smart con app per la gestione dei servizi in ambito urbano e app per lo smart parking.
Da quanto accennato appare chiaro che ci sono tanti elementi che ci fanno capire che stiamo entrando in una nuova era e chi non riuscirà a tenere il passo con queste innovazioni si troverà in difficoltà e che è meglio governare subito questo processo che corrergli dietro, perché al problema della mobilità è collegato quello dell’accessibilità ai luoghi e più un luogo è accessibile e più è in grado di cogliere le opportunità che il mondo offre in un’epoca in cui l’efficienza è misurata in termini di connessione,qualunque sia il tipo di connessione.
ROSAMARIA SORGE
Tutto questo però necessita di qualcuno che riesca a programmare il futuro nei tempi lunghi, occorre una visione della città futura, non parlo di decine d’anni, anche solo 5 o 10. Occorre sapere dove andare e come. Purtroppo siamo talmente legati e costretti al contingente che tutto diviene drammaticamente legato al tempo attuale ed alle motivazioni immediate. Anni fa, in una delle tante campagne elettorali, proposi di chiudere al traffico via Cencelle, mi si rispose che non si poteva fare, si sarebbero persi troppi voti. Trasformare il modo di spostarsi, vuol dire combattere l’uso dell’automobile privata, guerra non da poco davvero. Una buona politica urbanistica e quindi dei trasporti deve sottrarsi alla contingenza, credo sia assolutamente necessario. Tornando all’articolo mi permetto di dire che manca un aspetto non meno importante, direi. Penso che la città del futuro, nell’interpretare il presente, debba considerare la possibilità di ridurre gli spostamenti quando essi siano “inutili”, e razionalizzarli quando siano caotici, di primo acchitto penso ai servizi telematici, telelavoro e via dicendo, penso al piedibus, agli asili nido aziendali, alla concentrazione delle scuole in una sorta di villaggio dell’istruzione, a linee di trasporto gestite dalle grandi aziende per servire i propri dipendenti da casa al lavoro e viceversa. Insomma ce n’è di cui parlare.
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Mentre in tutto il mondo la mobiltà sostenibile basata sul trasporto pubblico collettivo, i veicoli privati non impattanti, la disincentivazione dell’automobile e della sua sosta in area pubblica, e la pedonalizzazione della maggior parte delle strade urbane, in Italia ancora ci si chiede quale sia il “futuro della mobilità”. Siamo condannati per questioni economiche e fiscali imposte dalla politica ad essere rinchiusi nelle nostre auto private, dove muoriamo ogni gior o di cancro, di stress, di “incidenti” stradali. Il futuro della nostra mobilità? L’immobilità. A meno che, semplicemente, non ci si adegui immediatamente al modello mondiale. Ma siamo italiani, drogati di automobili ed incapaci di amare noi stessi e la nostra vita.
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Come ho detto ci vuole una politica coraggiosa per innescare il cambiamento. Certo il mondo va avanti anche senza che Civitavecchia o l’Italia se ne accorga, forse cambieremo anche noi per una sorta di effetto Venturi, ma vorremmo essere protagonisti, non essere passivi trascinati e perennemente in coda.
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