8 Marzo: il primo sciopero generale della storia americana e’ in arrivo.

di PAOLA CECCARELLI ♦

Brace yourself, America. Preparati. Un’ importantissima ricorrenza si avvicina. L’8 Marzo segnerà infatti non solo un’altra tappa per il movimento femminista mondiale ma soprattutto sarà il giorno in cui per la prima volta in assoluto si organizzerà negli Stati Uniti uno sciopero generale nazionale, “A Day Without a Woman”.

A lanciare la proposta – che fa vibrare di eccitazione storici e politici per la sua audacità  – é stata una donna e a sostenerla e organizzarla é lo stesso movimento Woman’s March diventato in pochi mesi il soggetto socio-politico più dirompente e importante degli ultimi 20 anni.  Ci voleva l’elezione di Trump a rendere tutto questo necessario. Trump, un discendente di immigrati tedeschi che vuole sbattere fuori dai confini americani tutti gli altri immigrati, un palazzinaro andato in fallimento più di una volta, un organizzatore di Miss Universo che si é dilettato con escort russe e ha un rapporto di morbose attenzioni con la figlia Ivanka e una moglie Melania che ha pubblicamente umiliato in più di una occasione davanti al mondo intero. Ci voleva questo personaggio alla Berlusconi ma più viscido e più pericoloso. Un egocentrico narcisista che si é portato alla Casa Bianca neo nazi e KKK e che si sfoga su Twitter quando qualcosa – ogni cosa – lo irrita: dalle batture di Saturday Night Life con le caricature perfette di Alec Baldwin, alle critiche politiche su giornali e televisione scatenando campagne mediatiche sistematiche per distrarre l’opinione pubblica da ogni rivelazione scottante – e sono tante –  in grado di sminuire la sua credibilità. Rivelazioni che eminenti osservatori politici e finanziari stanno accumulando da mesi e che si spera potranno portare al suo impeachment soprattutto in considerazione dei suoi ormai assodati e poco puliti rapporti finanziari decennali con Putin e i legami di ricatti che la Russia ha potuto mettere in atto contro di lui. Si parla di cose come tradimento verso la patria, di condivisione di informazioni segrete e vitali per il paese, di imponenti affari e contratti stipulati con un paese straniero e connivenze e speculazioni.

Contro tutto questo a gennaio una massa imponente di americani scese per le strade a difesa del processo di avanzamento sociale che Obama aveva iniziato durante i suoi due mandati tra le pressanti e continue opposizioni dei repubblicani. Fatica sprecata, Obie. Sono bastate a Trump 4 settimane per annullare leggi a difesa dell’ambiente, dell’aborto, dei lavoratori, delle donne, contro i tagli alle tasse all’un per cento, per i diritti delle minoranze.

Il movimento Women March era partito in sordina su Facebook e Twitter per protestare contro la rinnovata e viziosa guerra dei repubblicani contro le donne ma come un’onda irrefrenabile aveva galvanizzato e portato in piazza oltre 3 milioni e mezzo di americani. Più di quanti parteciparono alla giornata di inaugurazione di Trump – con suo immenso scorno – e più di qualsiasi altra manifestazione di protesta mai organizzata in America. Una cosa mai vista prima. Un successo senza precedenti. Una marea di pussyhats, i cappellini rosa diventati il simbolo della protesta, spuntarono dappertutto, in metropoli e cittadine, anche fuori dai confini americani, anche in Alaska.

Tutto il mondo protestò  con l’America contro Trump con inventiva, passionalità, rigore e pacifismo. Eppure questo 8 Marzo qualcosa di ancora più grande, inaudito e mai visto prima in America sta per succedere. Uno sciopero generale nazionale non é roba americana. Ci sono stati certo in passato scioperi locali o regionali ma su lotte molto specifiche. Il più imponente si tenne nel lontanissimo 1946 in Oakland, California, ad opera dei metallurgici della zona che scesero in piazza in oltre 10mila. Ma niente altro successe di così compatto neanche quando si cercò di coalizzare la protesta contro la guerra in Vietnam il 15 Ottobre 1969.

Fu subito chiaro che non si sarebbe mai arrivati a bloccare l’America e lo sciopero fu quindi ridimensionato a moratorium e proteste si tennero isolatamente in varie zone del paese per diversi mesi. Ora si parla di qualcosa di completamente diverso.  “Il fatto che si sia lanciato uno sciopero generale contro Trump rende l’idea del livello di rabbia, frustrazione, preoccupazione e paura che la gente sta vivendo in questi mesi – ha detto lo storico Kevin Boyle, dell’Universita Northwestern di Chicago – . Non c’é una cultura dello sciopero nazionale qui in America. L’audacità della proposta é davvero incomprensibile per chi vive fuori degli Stati Uniti”.

Gli italiani di scioperi generali ne hanno fatti o subiti a centinaia quindi farà sorridere sapere che l’idea più audace degli Stati Uniti é venuta fuori proprio da uno sciopero successo anni fa a Roma.

Ho letto e traduco qui l’intervista fatta a Francine Prose, scrittrice ed ex presidentessa del PEN American Center, la donna che ha lanciato l’idea dello sciopero in un suo articolo pubblicato dal Guardian.  “Non sono una organizzatrice politica – ha detto la Prose –  Scrissi sul Guardian come mi fossi ricordata di quando vivevo a Roma in Italia e di come spesso mi succedeva di aspettare l’autobus alla fermata senza che arrivasse mai e di come poi scoprivo che non sarebbe mai venuto perché era in corso uno sciopero generale dei trasporti. Questo mi ha portato a lanciare la proposta. Sono consapevole che l’Europa ha una tradizione diversa dall’America e che é molto più rischioso per un lavoratore americano partecipare ad uno sciopero di quanto non sia per un lavoratore europeo, Eppure quest’arma di protesta pacifica e mirata a colpire finanziariamente i punti nevralgici della società funziona. Sono convinta che ai politici interessino solo soldi e affari e se si può  colpirli anche per un giorno solo rendendo le cose più difficili per loro ne sarà valsa la pena.

Ricordiamo come dopo l’annuncio del Muslim ban di Trump la gente si precipitò spontaneamente negli areoporti a protestare contro il divieto e portare solidarietà alla gente bloccata alla dogana. Le proteste furono pacifiche, vigorose, numerose e crearono disagi alle compagnie aeree, al traffico quando i tassisti si associarono alle proteste e la gente fu costretta a capire le ragioni della lotta”In gioco c’è molto. In America non ci sono sindacati che operino a livello capillare, i lavoratori hanno un rapporto one to one con i datori di lavoro, si é senza maglia protettiva e la libertà che ha il datore di lavoro di licenziare anche senza giusta causa é notoria. Quindi sono in molti a chiedersi con apprensione cosa succederà al movimento Women March e alle nuove realtà di protesta americane se lo sciopero dovesse essere un flop. Sicuramente Trump & Co manipoleranno il risultato a loro favore. Ma Woman March e Prose vanno oltre. La giornata di lotta infatti chiama a varie azioni a seconda delle possibilità dei partecipanti: non andare a lavoro, se possibile, e andare alle manifestazioni. Vestire di rosso, non comprare niente per tutto il giorno, non viaggiare, non andare al cinema o al ristorante. Incidere come si può.

E se nessuna di queste azioni può essere scelta allora inondare di telefonate i propri rappresentanti al Congresso o spedire loro cartoline con messaggi politici. Insomma, ognuno può partecipare al meglio delle proprie possibilità.

Si prospetta una giornata campale per l’America. Sono 20 anni che vivo qui e questa é la prima volta che parteciperò ad uno sciopero generale. C’é emozione, lo confesso, anche solo nello scriverlo.Visti i precedenti storici americani.

Anche considerato il mio animo cinico di italiana che ne ha visti fare anche troppi. Per un’ironia planetaria, c’e da ringraziare Trump & company che hanno distrutto talmente il tessuto connettivo americano da aver risvegliato il cuore battagliero, appassionato e rivoluzionario dell’America del Duemila. Un cuore che si era imbozzolato ed impigrito in questi ultimi 8 anni in una spirale neo-liberista fatta di Starbuck, Google e Instagram dove il selfie di una Kardashian creava più reazioni di un drone di Obama che uccideva bambini a caso o di una intera classe sociale che affondava senza essere aiutata.

Il clima che si respira in America in questi giorni é cupo, instabile, foriero di peggioramenti della condizione economica e sociale per tutti. L’America si militarizza e si prepara a isolarsi dal mondo creando all’interno strutture e leggi fasciste e repressive. Chi ha votato Trump sarà forse il più colpito e ancora non se ne rende conto. L’America ha una lunga tradizione di resistenza e di innovazione sociale ma sono in molti a pensare che quello che si sta vedendo potrebbe essere troppo per poter reagire. E di nuovo sembra che la lotta e la speranza parlino al femminile. Come la Marianna che incitava alla rivoluzione.

PAOLA CECCARELLI