IL RIMEDIO – 6. I nodi

di FEDERICO DE FAZI ♦

6– I Nodi

I fogli di carta di panno del Manuale dei nodi non erano mai stati rilegati come si deve. O meglio, lo erano stati, ma due dei tre lacci che lo rilegavano si erano rotti subito e Samaele non aveva mai avuto la necessità, o più che altro la voglia, di aggiustarli come si sarebbe dovuto. Capitava a proposito che ora Pavel, seduto nella sala comune, stesse impilando i fogli sforzandosi di metterli nell’ordine corretto.

Il ragazzo svolgeva il compito in silenzio. Silenzio che non aveva rotto da quando erano scesi per mangiare.

Samaele intanto, seduto dall’altra parte della stanza, metteva in ordine i documenti necessari per la lezione che stava per fare. Il mago dei nodi tese l’orecchio verso il ragazzo, cercando di cogliere tracce di tensione, ma dovette felicemente constatare che questa si era attenuata.

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“Maestro, credo di aver finito” disse Pavel.

“Sei in grado di rilegarlo?” chiese il mago.

“Non saprei”.

“Inserisci i lacci nei buchi e chiudili con dei nodi piani. Andrà bene anche un nodo del pescatore o un nodo per le reti”.

“Sono un novizio dell’Ordine del Gran Calice azzurro, non un miserabile pescatore”.

Samaele alzò gli occhi. Pavel lo guardava con la bocca semichiusa, come se avesse voglia si rimangiarsi quello che aveva detto.

“Vero. Aspetta un secondo e poi ti faccio vedere come si fa”.

Samaele si avvicinò al tavolo e si sedette accanto al ragazzo, poi prese un laccio e ne avvicinò i due capi.

“Prima devi fare un occhiello a un lato del cavo, poi infili l’altro capo dentro l’occhiello, lo fai girare intorno al cavo, lo fai passare sotto la gobba che hai fatto prima e serri. Questo è un nodo per reti, o nodo bandiera. Utile per giungere cavi di diverso spessore o cavi che si bagnano spesso e quindi possono deformarsi o divenire scivolosi”.

Samaele sciolse il nodo e porse il laccio a Pavel.

“Ora tocca a te”.

Il ragazzo guardò la cordicella di fibra di ginestra con aria sdegnata.

“Maestro…”.

“Dimmi”.

“Se io faccio questa cosa, voi e il tirocinante Marzio dimenticherete tutto quello che ho fatto e non lo direte ai maestri anziani?”.

Samaele strinse le labbra e iniziò ad arrotolarsi il laccio intorno alla mano.

“Sono pochi gli incantesimi che portano alla perdita della memoria e personalmente sono più versato in quelli che portano a recuperarla. Ad ogni modo, se tu ti abbassi per un momento ad essere un rilegatore di libri e un miserabile pescatore, come hai detto tu, terrò conto come se non fosse successo nulla e noi due ricominceremo daccapo. Altrimenti, considererò la nostra breve collaborazione conclusa e non ci rivedremo più se non, forse, lungo i corridoi dell’Accademia fintanto che rimarrò qui. Quello che poi farà Marzio non è affar mio”.

Samaele poggiò il laccio sul tavolo, che intanto era stato annodato fino a diventare una specie di cilindro.

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“Bello quel nodo!” notò Pavel.

Samaele guardò il nodo detto “a turbante” o “testa di moro”.

“È solo un nodo ornamentale. Non ha nessuna vera utilità” disse sciogliendolo.

“Perché lo sciogliete?”.

“Perché adesso non mi serve un turbante, ma un nodo per reti. Avanti, prova a farlo. Sì, l’occhiello, poi gira intorno, torna su… sotto la gobba … no, non tornare nell’occhiello. Sotto la gobba e poi dritto. Ecco, bravo! Ora fallo intorno alla rilegatura”.

Il ragazzo infilò a fatica la cordicella nei buchi del libro.

“Infilali tutti e poi fai i nodi. Sarà più facile … Fatto, bravo. Ora ricordati, l’occhiello. Con l’altro capo passa nell’occhiello … più stretto. Bravo”.

“Non mi è riuscito!” fece il ragazzo frustrato.

“Tranquillo, non è una cosa che si impara subito. Prova di nuovo, ma non ritornare nell’occhiello. Bravo, bravissimo. Adesso gli altri due. Perfetto! Abbiamo finito. Ora non sei un pescatore, ma se dovessero prenderti per riparare una rete, non moriresti di fame” disse alla fine, dando una pacca sulla spalla del ragazzo.

“Abbiamo finito?” chiese lui.

“Sì. Il libro lo puoi tenere, se la lettura ti interessa”.

“Ed è tutto come all’inizio? Non siete più arrabbiato? Vi fidate ancora di me?”.

Samaele allargò le braccia.

“Se non è magia questa! Come se non fosse successo niente. Quanto alla fiducia…” Samaele porse al ragazzo la chiave del lucchetto. “Riporta il libro in camera, prendi il laccio e il coltello dal baule e richiudi tutto. Pensi di poterlo fare senza danni?”.

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Il ragazzo corse in camera e dopo pochi secondi tornò con un involto di corda di ginestra e un coltello lungo più di tre palmi dentro un fodero nero. Samaele rise.

“L’hai fatto apposta, vero?”.

Pavel arretrò.

“Ho preso la corda e il coltello, come avete detto voi!”.

“Abbassa la voce. Quello non è un comune coltello. Quello è uno scramasax da Monaco Cacciatore”.

Il ragazzo, sentito il nome delle temute armi dei Monaci Cacciatori, i feroci maghi guerrieri al servizio del re di Betenia e Duca Vivente di Mittransia, lasciò cadere l’arma a terra, che sgusciò dal fodero mostrando la lama scura, damascata con riflessi purpurei.

Samaele guardò Pavel negli occhi, che questa volta non riflettevano paura per una punizione, ma vero e profondo terrore.

“Ti starai chiedendo che ci fa un mago dei nodi con un oggetto simile. Magari penserai che possa essere una spia del Duca” disse, alzandosi e raccogliendo l’arma. “La verità è molto più strana. Si tratta del regalo di un amico”.

“Impossibile. Maghi dei nodi e Monaci Cacciatori sono nemici. Me lo ha detto il tirocinante Marzio”.

Samaele poggiò lo scramasax sul tavolo e si sedette su una delle sedie esterne. Pavel lo guardava fisso e spaventato.

“Probabilmente Marzio ha dimenticato che un mago dei nodi in linea di massima non ha nemici. È il Codice ad impedircelo. Più volte la mia strada si è incrociata con i Cacciatori del Duca. Alcune volte ci siamo scontrati e altre volte no. Una volta salvai la vita a uno di loro, che in cambio mi diede quest’arma in segno di riconoscenza”.

“Un Monaco Cacciatore non si separa mai dalle sue armi” obiettò di nuovo Pavel.

Samaele prese l’arma in mano, la tenne per un po’ senza sfoderarla e poi la rimise sul tavolo.

“Sei ben informato, ma non abbastanza. Ogni Cacciatore ha uno scramasax cerimoniale e da combattimento, lungo cinque palmi, che gli viene consegnato al momento dell’investitura, e uno più piccolo che riceve durante il passaggio da novizio ad apprendista. Dell’arma più lunga un cacciatore se ne separerebbe solo con la morte, quella corta spesso viene distrutta, fusa o resta incastrata nelle costole di qualche stregone. Quindi, per chi mi ha fatto questo regalo, non è stato molto dificile liberarsene”.

Il ragazzo abbassò di nuovo lo sguardo.

“Ad ogni modo, un coltello vale l’altro” continuò Samaele, che sciolse l’involto di corda, la tagliò dopo circa tre tese e iniziò a farne una specie di treccia.

“Che cosa fate?”.

“Preparo un incantesimo”.

“Con quella cordicella?”.

“Con questa cordicella. Ti va di darmi una mano?”.

Il ragazzo gli si sedete vicino.

FEDERICO DE FAZI