DEBORA LORENZIN , GLI INDIANI ARRAPAHO ED I MILITARI IN LETTONIA

di MICHELE PASCALE ♦

Pensavo al Ministro Lorenzin. Più penso a lei più sento in me il timore ed il tremore crescere. Da un lato si dice che dobbiamo fare figli. Siamo talmente disperati che il ministero della salute assolda i primi grafici e creativi che trova per la strada, con conseguenze disastrose, per costringere le donne ad ottimizzare i propri momenti di fertilità. Il bambino diventerà il bastone della nostra vecchiaia. E’ sempre stato così. Si chiama “solidarietà tra le generazioni”. Tu sei piccolo, io ti curo e ti proteggo, quando diventerò vecchio e rimbambito tu ti prenderai cura di me. A giudicare, però, dalle tante badanti e case di riposo attive, alcune delle quali talmente pessime da passare agli onori della cronaca e della magistratura, la solidarietà generazionale è una fregatura. Ma gli anziani, che saranno anche avanti con gli anni, ma non per questo sono stupidi, hanno avuto la loro grande rivincita con il sistema previdenziale. I giovani che lavorano pagano le pensioni di chi non lavora più. Un sistema virtuoso, capace di garantire realmente solidarietà tra giovani ed attempati, ma che si inceppa quando a mancare sono proprio i lavoratori freschi. Come una locomotiva a vapore cui manca il carbone. Meno giovani ci sono, più i contributi aumentano. Più aumentano, meno soldi ci sono sia per pagare le pensioni che da spendere, con conseguenze disastrose. Come fare? La ricetta è semplice: fare più figli per farli lavorare di più. Ogni bambino che nasce è un dono prezioso per il sistema previdenziale e viene alla luce con un codice a barre congenito che ci dice qual’è la sua quota di mutuo, da pagarsi a vita, dato che saremo costretti a lavorare sempre di più e ad andare in pensione sempre più tardi. Prima di andare nella sua prima culla d’ospedale basterà passare il neonato su di un lettore, attendere il “bip” e seguire le istruzioni a video.

Donne, fatevi carico della buona salute dell’INPS. Procreate! Uomini, non siate timorosi di mostrare la vostra novella virilità! Basta con le depilazioni inguinali e l’attenzione all’estetica maschile, rientrate nel vostro ruolo di inseminatori seriali! E quando lo fate ricordatevi che il consiglio di amministrazione dell’INPS vi sta guardando.

Ma mi direte voi, cosa c’entra tutto questo con la politica estera? Cosa c’entra con l’impegno a mandare i nostri militari in Lettonia? Facciamo i conti della serva. Un uomo in buona salute può avere tre rapporti sessuali al giorno. Considerato un turno di riposo settimanale, dato che la Domenica è consacrata a nostro signore, siamo a diciotto coiti. Mettiamo che si faccia centro una volta su due. Quindi ogni settimana il prode maschio italico potrebbe ingravidare nove ottime concittadine. Ogni anno ci possono essere 468 gravidanze per ogni maschio. I pensionati del futuro (tra cui io) già si fregano le mani, pregustando l’ottima pensione. Ma c’è un problema. Con tutta la disponibilità e la buona volontà, dove le prendiamo noi tutte queste donne?

Debora Lorenzin ci ha pensato e ripensato, secondo me. Finché, all’atto del voto sulla missione in Lettonia ha avuto l’illuminazione mistica. Colpevole youtube, che le ha proposto le parole del grande capo indiano “Capodibomma”, protagonista del film“Arrapaho”, che voi tutti ricorderete come un caposaldo della nostra cultura cinematografica. Nelle terre sperdute della frontiera del West gli indiani arrapaho vivevano uno spaventosa calo demografico, anche se non avevano la minima idea di cosa potesse essere una pensione. Il grande capo Capodibomma, riunisce i suoi guerrieri e li esorta a fare figli, dicendo “Voi avete una trivella immezzo alle gambe, e la dovete usare”.

Ora voci di corridoio, mi hanno sussurrato che alzando la mano in consiglio dei ministri la Lorenzin abbia visto la luce, si sia alzata in piedi, sia montata sul tavolo ed abbia gridato: “Siiii! Io voto Si! Andiamo in Lettonia con le nostre trivelle!!!”. Lo sconcerto iniziale viene superato da una veloce spiegazione, che rende tutti euforici. Il governo ha trovato la quadratura del cerchio. L’Italia onora i suoi impegni con la Nato, salva le pensioni e rende felici i suoi soldati. Tre al prezzo di uno. Una seconda Italia si farà sulle rive del mar Baltico e tutti quei frugoletti di padre italiano verseranno i contributi all’INPS. Piacerà questo ai Lettoni? E ai Russi? Beh, la nostra diplomazia è già al lavoro. Con l’appoggio di Washington ce la faremo. Con il buon vecchio Donald si sfonda una porta aperta. Pare anche che abbia chiesto di diventare caporale d’onore dell’esercito italiano. Hillary, invece, avrebbe preteso un impegno preciso sul rapporto orale. Chiaramente per vietarlo. Meglio così. Anche se l’obiettivo è il marmocchio perché lesinare godimento?

I nostri militari partiranno per la Lettonia. Conquisteranno le Lettoni con il loro italico charme, gridando “Folgore!” .

Continuo a pensare al Ministro Lorenzin. Penso che sia bella. Mi viene istintivo chiamarla Debora. Forse  ho una cotta per lei. Ma il cielo stellato dentro di me si ribella e mi dico: ma possiamo noi fare figli solo per far quadrare i conti pubblici?  E poi, così, senza amore, senza sentimento … Ma che cos’è l’amore? L’umanità si interroga da secoli e secoli sull’argomento. L’amore romantico di Dante e Beatrice o quello che consuma e bastardo di Manon Lescaut? Perché se è il primo abbiamo risolto ogni problema. Niente sesso, niente gravidanze, default garantito. In primis roviniamo i ginecologi, poi i produttori di latte in polvere, pannolini, giocattoli e abbigliamento per la prima infanzia e nel giro di ottant’anni saremo estinti come specie. Nel secondo caso avremo forse un po’ di cadaveri in giro. E non solo quello del Cavalier de Grieux. La gente ha una netta propensione al suicidio per amore. Però la continuazione della specie sarebbe garantita.

Da Marxista mi pongo il problema della produzione. Quella dei bambini è la prima produzione industriale del mondo. Dio che dice “crescete e moltiplicatevi” stringe la mano ad Henry Ford. Da socialista mi pongo il problema della tutela dei posti di lavoro: possiamo noi mandare a casa tutto l’indotto della produzione del bambino? No che non possiamo…  Da aspirante pensionato mi pongo il problema del mio vile interesse e dico: via libera all’operazione marmocchio, con tanto di codice a barre e debito finanziario e genetico fin dalla nascita. Del resto non era Marx a dire che il proletario possiede solo la sua prole? Se essa è un bene, facciamola fruttare. L’alternativa, dato che lo Stato ha meglio da fare e che non potrà pagarci l’ospizio, sarebbe quella di morire d’inedia, dormendo agli angoli delle strade. Pensate a tutte le nostre città lastricate di cadaveri di anziani!

Vengo quindi colto dalla verità, come San Paolo sulla via di Damasco. Sfumano nella mia mente, perdendosi nella nebbia, le immagini di Moana Pozzi, le acrobazie di Rocco Siffredi e Roberto Malone, le peripezie estatiche di Selen e Miss Pomodoro. Sono solo fantasmi di un passato dove io coltivavo l’errore. E credevo che il sesso fosse sganciato dalla categoria della produzione. Ora vedo solo Debora Lorenzin che, avvolta da una luce metafisica, ci invita a fare figli ed invita le donne ad essere fertili.

Debora, ora lo so. Io ti amo. O mia meravigliosa signora delle italiche trivelle, luce dei miei occhi, fuoco della mia prostata! Ed io voglio fare un figlio con te, gridando … Folgore!

MICHELE PASCALE