C’ERA UNA VOLTA LA PRIVILEGE

di LUCIANO DAMIANI ♦

Chi si trovasse a passare per il porto di Civitavecchia o per l’Aurelia, venendo da nord, difficilmente potrebbe fare a meno di notare una grande barca, con impalcature e teli strappati dal tempo. La “barca”, sta li immobile da qualche anno ormai, si chiama P430. Che strano nome, più adatto ad una unità robotica come il droide C3PO di Guerre stellari, ma la P340 è invece una piccola nave, o se preferite un supermega yacht. In realtà toccherebbe usare una forma verbale come: “avrebbe dovuto essere”. Infatti il cantiere è abbandonato, all’inaugurazione in pompa più che magna, con tanto di ministri, cardinali, uomini di spettacolo  e fuochi d’artificio, non è seguita la costruzione della “Ferrari dei mari”, come venne definita, ma, dopo qualche anno di lavoro, dopo qualche sussulto, tutto si è fermato.
Il meccanismo dei finanziamenti s’è inceppato, lavori bloccati e maestranze senza stipendio. Imprese nate specificatamente per questa avventura, impossibilitate a lavorare altrove, pur avendo commesse a portata di mano, per non aver potuto pagare i contributi delle maestranze, triturate da un meccanismo perverso che impedisce ad una azienda di lavorare, avendone la possibilità, essendo creditrice. Al limite dell’assurdo.
Insomma, per farla breve, fu deciso di occupare il cantiere. I mariti dentro, e le mogli fuori, oltre il cancello.
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E’ il 2014, dalle impalcature, lassù in alto, il fantoccio di un operaio, casco compreso, pende impiccato davanti ad uno striscione che dichiara la morte del futuro. Sotto, innanzi i cancelli una tenda con un lungo tavolo arrangiato, alcune panche, una cucina con due fornelli, una stufa a gas. Alcuni cittadini si prodigano offrendo scampoli di solidarietà, qualche commerciante dona alle famiglie carne ed altre derrate alimentari, altri volontari danno una mano a cucinare e cercano di far sentire la “vicinanza”, uno striscione chiede solidarietà ai passanti, c’è una cassetta per i soldi, non so quanti soldi ci siano finiti dentro, ma certo non è una strada di “passeggio”.
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Non c’è molto da fare, si parla, si ascolta qualche storia, si registra qualche filmato da postare su Youtube. Mentre sei li vedi la solita passerella dei politici locali che fanno vedere di esserci, la stampa appresso, li intervista, come se i protagonisti fossero loro e non le maestranze occupanti, le mogli i figli, tutta gente senza futuro. La stampa raccoglie le dichiarazioni di chi è al potere e di chi è all’opposizione, tutti assai contriti. Intervista anche i sindacalisti che parlano di tavoli, trattative ed amenità varie. Ma gli operai, quelli no, quelli hanno bisogno di chi parla per loro, mentre loro avrebbero tanto da dire, magari non sanno dirlo bene, ma loro sono i veri protagonisti di questa vicenda, eccelso esempio dell’affarismo italico. Il microfono degli pseudo giornalisti nostrani, non passa attraverso la cancellata, attraverso la cancellata passano solo le mani delle mogli e quelle di un marito che carezza il pancione della sua compagna incinta.
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I giornalisti non entrano nel cantiere, non rischiano, non testimoniano cosa è realmente il cantiere, la mia camera l’ha fatto, ha testimoniato.
I giorni passano, si parla e si raccontano le cose. E’ cosi che un operaio ti dice che, lui di navi ne ha costruite diverse, ma non gli è mai capitato di dover tagliare le paratie per poter far passare le apparecchiature. Un’altro ti dice che le navi si fanno piano per piano, la P430 è invece un guscio vuoto con tutti i piani realizzati, ma senza nulla dentro, che non si sa come allestire le apparecchiature interne.  In tutti la forte perplessità, la sensazione che sia tutta una truffa, che non c’è mai stata la vera intenzione di varare il megayacht.
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Gli operai ti raccontano la loro vita, ognuno ha una sua storia, spesso in comune hanno tante promesse mai mantenute e, quelle della Privilege Yard, sono state tante.

La vicinanza dei volontari diviene sempre più forte, sarà perché il senso d’abbandono è “tanto”. Si litiga anche, chi vorrebbe mollare e chi invece vorrebbe perseguire l’inasprimento della lotta. La società cerca di dividere offrendo qualche spicciolo a qualcuno perché si disgreghi la compagnia. Dagli altri lavoratori portuali nessun segno.

Ad un certo punto pare prevalere la parte più “decisa”, si decide di uscire dal cantiere e bloccare per qualche ora il porto, qualcuno ha promesso l’appoggio dei lavoratori portuali, “un centinaio di operai lasceranno il proprio lavoro e verranno a dar man forte ai manifestanti.

Si parte, tutti innanzi l’autorità portuale con striscioni e fischietti, ci si guarda intorno in cerca dei “cento aiuti”, niente, non ci sono, pare che qualcuno abbia detto che “non è il caso” o “non è il momento”. Qualche ora solo, giusto per farsi fare qualche fotografia, ma evidentemente sono pochi coloro che vogliono davvero lo scontro ed alla fine, siamo gente di pace, tutto si scioglie e si rientra, tra rabbia e la delusione di essere stati lasciati ancora una volta soli.

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La stampa ha fatto parlare tutti, tutti sono andati in TV, tutti hanno raccontato la loro versione, tutti meno i protagonisti veri. Si sono raccontate le “storie” dei cantastorie, ma la storia vera è rimasta sepolta li dietro i cancelli del cantiere e nell’animo degli uomini che hanno occupato il cantiere e delle loro donne. La stampa nostrana ha fatto il suo, come sempre, consiste nel pubblicare i comunicati e nel fare articoli ad uso e consumo dello sponsor. Un giorno qualcuno mi disse: “dobbiamo dar conto a chi ci finanzia”. Non che non lo sapessi, si sa che funziona così, vista dalla parte dei più deboli, però, fa un poco rabbia. Fa anche rabbia sentirsi dire: “non mi riprendere che se mi vedono non mi fanno lavorare più”.

Al cantiere sono tutti stanchi, qualcuno si defila, e l’occupazione termina. Qualche operaio entra nel cantiere per fare delle manutenzioni, ma non sono quelli che ne sono usciti, pare siano maestranze straniere venuta da chissà dove.

Il resto è storia recente, sa di Banca Etruria, sa di Cardinale, sa di politica. Come spesso accade, troppo spesso, i finanziamenti prendono strade tortuose e solo una parte finisce dove deve forse solo per far finta.

I video realizzati sono su YouTube basta cercare “damiani occupazione privilege”
LUCIANO DAMIANI
Foto originali Luciano Damiani