Civitavecchia, una città malata in attesa del Crematorio.

di GERMANO FERRI ♦

(foto di SIMONE BEVILACQUA )

Civitavecchia è la città dove sono nato, dove tutti noi siamo nati, come per voi qui sono ambientati la gran parte dei miei ricordi più cari, il primo bagno al trampolino dell’ideale a soli pochi mesi in braccio a mio padre o le passeggiate con nonno fuori l’antemurale quando ancora si poteva arrivare fino alla “punta”, per curiosare dentro i secchielli dei pescatori ammirando il bottino del giorno. Ho viaggiato molto, ho vissuto all’estero ma alla fine la voglia di casa riaffiora e ti spinge sempre a tornare. Civitavecchia è una città bellissima, un posto dove aprendo la finestra di casa puoi vedere il mare, un luogo tranquillo dove vivere fra il blu del mare, l’azzurro del cielo, contornato dai monti. La nostra città è una di quelle piccole realtà in cui più o meno ci si conosce tutti, rendendo quindi tangibile la sensazione di calore associata alla parola “amicizia”. Se non fosse per quanto segue, Civitavecchia sarebbe il luogo ideale dove vivere. In virtù di ciò, ho coinvolto il mio caro amico nonché talentuoso fotografo amatoriale Simone Bevilacqua, tentando di realizzare un lavoro basato sulle nostre passioni quali la fotografia e la scrittura con l’obiettivo di proporre un interessante spunto di riflessione a chi leggerà il seguente articolo.

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Considerando i tanti pregi di Civitavecchia precedentemente elencati è triste pensare di dover andare via, ragionare sul trasferirsi altrove per poter sopravvivere. Con il passare del tempo, anche grazie alla sua posizione strategica nel Lazio e sul territorio Italiano, l’inquinamento nella nostra città è indubbiamente aumentato. In un territorio di soli 71 km2 abbiamo alcune fra le più grandi strutture industriali, commerciali e turistiche d’Europa. L’espansione del porto avvenuta negli ultimi anni infatti ha permesso a questo di diventare uno dei principali approdi turistici e commerciali nel Mediterraneo, tale struttura ogni anno vede il passaggio di milioni di turisti (circa 2,6 milioni nel 2011) e tonnellate di merci (1) con relativo inquinamento associato al transito delle navi ed alla mobilitazione turistica e commerciale di camion, furgoni, pullman ed auto degli NCC fin dentro la città. (2) (3) Le emissioni inquinanti delle navi purtroppo non sono trascurabili se si considerano i valori assoluti delle quantità̀ di inquinanti emessi, in relazione alla durata di esercizio dei motori ed alle potenze degli stessi. Queste navi infatti, non essendo presente una rete di elettrificazione delle banchine all’interno del nostro porto, per mantenere i servizi elettrici propri delle stesse utili ai loro turisti, devono tenere costantemente accesi i motori per tutta la permanenza nel porto di Civitavecchia. Le sostanze nocive emesse da questi propulsori sono l’Ossido di zolfo, l’Ossido di Azoto, gli Idrocarburi incombusti, l’Ossido di Carbonio ed il particolato ultrafine. L’anidride solforosa ed il triossido di zolfo poi, derivanti dagli ossidi di zolfo presenti nei gas di scarico, reagendo con le molecole d’acqua in atmosfera portano alla formazione delle cosiddette piogge acide. (4) Sempre relativamente al porto, Civitavecchia vanta la presenza di un grande traffico di auto nuove dallo stesso alle zone di stoccaggio interne al porto o presso l’area industriale cittadina e viceversa. Da Civitavecchia nel 2015 sono partite ben 201 mila automobili. (5) Il problema qui risiede nel fatto che, nonostante le moderne tecnologie automobilistiche cerchino di ridurre al minimo l’inquinamento proveniente dai motori a combustione, non si è ancora riusciti a trovare una soluzione reale utile all’eliminazione del tempo di “light-off” necessario alle marmitte catalitiche per raggiungere fin dal momento dell’accensione le temperature di regime ottimali (dai 300 C° agli 800 C°) necessarie a ridurre le emissioni di sostanze inquinanti, per capirci parliamo di una decina di minuti prima dei quali la filtrazione dei prodotti tossici dei motori è minima. (6) Queste automobili vengono scaricate dalle bisarche, accese per pochi minuti al fine di essere stoccate nei piazzali e poi imbarcate successivamente nelle pance dei grandi carrier oceanici. Parliamo quindi di 201 mila automobili che nel 2015 hanno contribuito pesantemente ad aumentare l’inquinamento cittadino, sommandosi alle importanti emissioni del traffico locale in quanto, a causa delle brevi movimentazioni, nella maggior parte dei casi probabilmente non hanno avuto il tempo di far entrare a regime il loro sistema catalitico. Infine, essendo Civitavecchia una città locata in posizione strategica dal punto di vista della distribuzione energetica, conviviamo con una delle 12 centrali a carbone fra le più grandi e potenti in Italia e fra le 30 maggiori produttrici di CO2 in Europa, l’impianto di Torrevaldaliga Nord. Come emerge dallo studio “Europe’s Dark Cloud”, questa struttura nonostante sia fra le più tecnologiche e moderne, produce ogni anno 10,3 milioni di tonnellate di CO2 oltre che ulteriori inquinanti tossici per la salute come Anidride Solforosa, Ossido di Azoto, Mercurio e particolato ultrafine. (7 – 9) A questa si aggiunge l’impianto a turbogas di Torrevaldaliga Sud, meno menzionato del più grande ed inquinante a carbone precedentemente citato, ma sempre presente sul territorio. Le centrali a turbogas a ciclo combinato infatti sono rilevanti per il cosiddetto “particolato secondario”, come si evince da uno studio condotto nel 2004 dal CNR citato in bibliografia. Queste producono Monossido di Azoto che successivamente al processo di emissione, alcune reazioni chimiche che avvengono in atmosfera trasformano in Biossido di Azoto, fondamentale nella formazione dello smog fotochimico essendo l’intermedio di base per la produzione di una serie di inquinanti secondari molto dannosi come l’ozono, l’acido nitrico, l’acido nitroso, gli alchilnitrati ed i perossiacetilnitrati. (10) (11)

Ad oggi ciò comporta che:

“A Civitavecchia il tasso di mortalità causato da tumori al polmone ed alla pleura è il 30% più alto rispetto al resto della regione Lazio”(12)

 

Dato confermato da uno studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio relativamente al periodo 2006 – 2010, citato anche nell’atto n. 3-00297, pubblicato il 1 agosto 2013, nella seduta n. 87 del Senato della Repubblica Italiana.

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A fronte di una così tragica situazione, da qualche tempo a questa parte però si sta discutendo su un’ulteriore fonte di combustione da aggiungere ad un territorio già fortemente compromesso in cui la popolazione residente è purtroppo satura di inquinanti ambientali. Un crematorio che opererà nel cimitero nuovo di Civitavecchia, il quale si stima “avrà un’attività di cremazione pari a 1465 salme/anno”. (13) (14)

Prima di continuare si deve sottolineare che le combustioni ad alte temperature, cioè quelle che per esempio avvengono nelle caldaie delle centrali termo elettriche o nei forni degli inceneritori, producono un gran numero di micro particelle comprese tra i 0,1 ed i 0,5 micron difficilmente filtrabili per tutta una serie di motivazioni dai sistemi di purificazione odierni.  Queste particelle poi, sono particolarmente rilevanti in quanto si fanno veicolo di altre sostanze nocive per la salute. (15) Esistono inoltre molti studi che correlano tali polveri al cancro polmonare, ricordiamo essere queste delle componenti inferiori ad i 2,5 micron capaci di raggiungere le zone periferiche dell’apparato respiratorio. Un lavoro fra tutti afferma che una riduzione di questo tipo di particolato porterebbe giovamento relativamente all’incidenza generale dei tumori al polmone. (16) Infine è interessante sottolineare come sia stata evidenziata l’assenza di una soglia di sicurezza al di sotto della quale stare tranquilli per questo tipo di emissioni (17), oltre che la capacità del micro particolato di viaggiare per lunghe distanze mettendo quindi a rischio la salute anche di chi non vive nella stessa città della struttura di emissione, (18) motivo per cui le misurazioni degli inquinanti vengono effettuate anche al “camino”.

Detto tutto ciò proseguiamo, si deve precisare che la cremazione è una pratica volta a ridurre una salma nei suoi elementi di base, prevalentemente gas e frammenti ossei, poi sminuzzati fino a formare la cenere che verrà consegnata ad i parenti. La dottrina cristiana però non ha mai visto di buon occhio tale metodica, con i “Codex Iuris Canonici” del 1917 infatti, la cremazione fu vietata in quanto espressione antireligiosa della negazione dell’immortalità dell’anima e della resurrezione dei corpi. Solo con il 21° concilio ecumenico Vaticano, nel 1962 si creò uno spiraglio di dibattito relativamente a tale argomento, apertura culminata nel 1963 con Papa Paolo VI che mediante una bolla papale dichiarò la libertà di pratica della cremazione per i fedeli. (19) Inoltre nonostante tale metodica abbia origini antiche, il primo forno crematorio Italiano venne inaugurato a Milano nel 1876. (20) Tutto ciò ha sicuramente frenato la diffusione della cremazione in Italia, infatti conta circa 117.956 cremazioni nel 2014, con un’incidenza quindi del 19,71 % sul totale delle sepolture Italiane. Nel Lazio questa incidenza è un po’ più bassa, rappresentando il 10,3 % sul totale delle sepolture. (21)

Per quanto riguarda Civitavecchia invece, dati Istat alla mano sempre nel 2014 sono decedute 520 persone. (22) Portando a termine un semplice ragionamento logico, rispettando il trend per le cremazioni presente nel Lazio, si deduce che dei 520 defunti, probabilmente sono state richieste circa 54 cremazioni a livello locale sempre nel 2014. Basandoci solo su questo veloce ragionamento, è lampante che la struttura prevista per il cimitero nuovo della nostra città non avrà un’utenza esclusivamente cittadina in quanto, delle 1465 salme/anno, solamente le probabili 54 spoglie citate proverranno da Civitavecchia. Inoltre come si può leggere nella relazione del piano economico finanziario relativamente al crematorio, è stata selezionata Civitavecchia come sede di costruzione di tale struttura in quanto il comune si colloca in una maglia di mobilità favorevole costituita dall’autostrada A12, dalla Statale 1 ed 1Bis e dalle vie di percorrenza locale, rendendo il tempio crematorio quindi facilmente raggiungibile. La struttura si rivolge ad un bacino di utenza di circa 1.195.626 persone, divise in due fasce di utilizzo (A – B), spazianti fra i comuni presenti in provincia di Roma, Viterbo e Grosseto. (23) Ritenendo poi la cremazione una pratica in ascesa nei prossimi anni, come si evince anche dai trend di cremazione disponibili, questa struttura con tutta probabilità andrà a supportare i crematori di Roma e Viterbo, i quali nel 2012 hanno eseguito rispettivamente un numero di cremazioni pari a 9078 e 1380. (24)

Detto questo vorrei soffermarmi sul pericolo che tale pratica di “riduzione” della spoglia può rappresentare per la nostra salute, precisando che esistono veramente pochi studi scientificamente rilevanti in merito. Ciò ovviamente non è un bene, non essendoci dati a sufficienza non si può dire con certezza se questi impianti siano certamente dannosi, come del resto sarebbe errato affermare il contrario. Fra le poche informazioni presenti a livello mondiale poi, molte di queste vengono diramante da parti coinvolte nel processo di cremazione. In ogni caso, due dei più autorevoli studi in merito sono il “Final report of the senate crematoria study committee” del 2012 e lo studio “Elemental analysis of human cremains using ICP-OES to classify legitimate and contaminated cremains”. Tali studi affermano che durante la cremazione la salma è esposta a temperature fra i 760 C° ed i 982 C°, riducendo la stessa in gas e frammenti ossei. Questo processo produce, oltre al vapore acqueo, altre sostanze chimiche tra cui Anidride Carbonica, agenti inquinanti come il Monossido di Carbonio, Ossido di Azoto ed Ossido di Zolfo, acidi volatili come l’Acido Cloridrico e l’Acido Fluoridrico, oltre che il Mercurio derivante prevalentemente dalla combustione delle otturazioni dentali, causante danni soprattutto a reni e cervello oltre che anomalie nello sviluppo del sistema nervoso infantile. Inoltre affermano che derivano dalla combustione dei resti anche il Benzolo, i Furani e l’Acetone che reagendo con l’Acido Cloridrico e l’Acido Fluoridrico prodotti durante la stessa cremazione, formano cancerogeni quali le Policlorodibenzodiossine ed i  Policlorodibenzofurani. Queste sostanze vengono veicolate da polveri ultra fini, nell’ordine di 0.10 – 0.18 micron, difficilmente filtrabili dai moderni sistemi industriali. (25) (26) Secondo il Ministero della Salute poi, oggi circa il 13 % delle emissioni totali di Diossine e Furani sono da attribuire al macro settore “Trattamento smaltimento dei rifiuti”, all’interno del quale inseriscono anche il processo di cremazione. Ci dicono essere le Diossine ed i Furani dannose anche a minime dosi, indipendentemente dai sistemi di filtrazione usati dagli impianti industriali. Riportano studi in laboratorio i quali confermano che questi possono danneggiare la popolazione dei linfociti del nostro organismo, danneggiare lo sviluppo fetale con mutazioni a lungo termine, avere effetti sul sistema endocrino alterando i modulatori metabolici oltre che avere effetti sulla fertilità. Diossine e Furani poi, come anche il Mercurio, le Policlorodibenzodiossine ed i Policlorodibenzofurani, sono soggetti al fenomeno di bioaccumulo, cioè quel processo irreversibile per cui una sostanza viene immagazzinata nei tessuti umani senza più poter essere eliminata. Con ciò possiamo facilmente dedurre che anche se ci viene detto che le emissioni non superano i limiti di legge, queste sostanze sono comunque emesse e mediante tale processo di accumulo organico, con il tempo potrebbero eventualmente causare la formazione di probabili gravi patologie. (27) Infine vorrei soffermarmi su un ultimo punto a mio avviso importante, essendo purtroppo in aumento il numero di tumori, molti decessi avvengono per tale causa (circa 255 mila casi nel 2010 (28)). Ovviamente un paziente affetto da neoplasia è una persona che purtroppo sta portando a termine delle terapie basate anche sull’utilizzo di sostanze radioattive e frequentemente può accadere che il decesso dello stesso avvenga durante il trattamento lasciando quindi nel corpo del defunto materiale radioattivo non decaduto, cioè ancora “attivo”, come lo Stronzio 89 o lo Iodio 125. Questo rappresenta un problema per il processo crematorio, tanto che in uno studio del Ministero della Salute Neo Zelandese si sconsiglia la combustione di salme contenenti elevata attività radioattiva. (29) Questo perché la combustione ovviamente non distrugge tali sostanze radioattive, anzi le libera e mediante il particolato creato durante la combustione stessa le veicola all’esterno permettendone l’assorbimento da parte degli organismi con cui entreranno in contatto. (30) A dimostrazione del fatto che la cremazione poi è una tecnica la quale verrà presto superata è lo studio di metodiche alternative alla stessa, ne è esempio la “Resomazione” che basa il suo funzionamento sull’idrolisi alcalina permettendo quindi un’elaborazione a basso impatto ambientale. (31)

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Concludo questo lungo articolo precisando che, essendo solamente un laureando in medicina con un forte attaccamento per la sua città natale ed una sentita coscienza ecologica, manterrò la precedente decisione di rimanere nella totale apoliticità del caso. L’Agenzia europea per l’ambiente denuncia nell’ultimo “Air Quality in Europe report”  del 2016, con dati riferiti al 2013, la morte in Europa di ben 555.000 persone all’anno a causa di patologie derivate dall’inquinamento ambientale, in Italia invece purtroppo ammontano a 91.050 sempre in riferimento allo stesso periodo. (32) In una situazione così difficile quindi risulta lampante la necessità di forti politiche di prevenzione utili a ridurre l’esposizione della popolazione a tossici ed inquinanti ambientali. Proteggere la popolazione da tali sostanze lesive, oltre che essere un obbligo morale per le istituzioni, dovrebbe rappresentare anche un investimento realizzato con la lungimiranza di ridurre le spese economiche associate al trattamento medico sanitario dei soggetti affetti da gravi patologie, tra cui anche quelle tumorali, pesantemente influenti sul bilancio sanitario nazionale. Basti pensare che, secondo dati Censis, nel 2009 i costi socio economici sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale associati alle patologie tumorali ammontavano a circa 8,3 miliardi di euro. (33) Inoltre, è interessante sottolineare come a livello mondiale questo tema sia particolarmente sentito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti ha stimato che in Europa nel 2010 l’inquinamento atmosferico è costato in termini di morti premature e di malattie circa 1600 miliardi di dollari. (34) Ora, a fronte di quanto detto precedentemente e considerando la sempre maggiore attenzione e sensibilità rivolta verso l’annosa questione del “surriscaldamento globale”, molte città moderne e proiettate al futuro si stanno muovendo verso una politica sempre più “green”. Ne è esempio Vancouver, la quale si è impegnata a costruire entro il 2030 esclusivamente edifici autosufficienti a zero emissioni, puntando poi al totale utilizzo di energie rinnovabili entro il 2050. (35)  In virtù di quanto scritto fino ad ora, Civitavecchia ha sicuramente contribuito ampiamente allo sviluppo economico, energetico, turistico e commerciale del paese, pagando a caro prezzo con la salute dei suoi cittadini. In un territorio già saturo quindi, non dovrebbe essere più aggiunta alcuna fonte di combustione. Nonostante questo però, ad agosto 2014 veniva aggiudicata la progettazione definitiva ed esecutiva dell’impianto di cremazione (36) e, nel 2016 permesso l’avvio dei lavori. Indipendentemente da altre presunte possibilità nel merito delle quali non pretendo ne voglio entrare, per interrompere i lavori del crematorio, in caso di inadempimento del comune, da contratto si sarebbe dovuta pagare una penale, sanzione evitata senza consultare la cittadinanza per non “mettere sulle spalle dei contribuenti civitavecchiesi l’ennesimo debito”. (13) Tale somma è regolamentata dall’ l’art. 158, comma 1, (a; b; c) del D.lgs. n. 163/2006 (37), il quale prevede un risarcimento relativamente alle opere realizzate dal costruttore (ovviamente assenti prima dell’inizio dei lavori), un rimborso di eventuali costi sostenuti o necessariamente da sostenere dopo la risoluzione del contratto, sempre dall’edificatore stesso, ed un indennizzo del 10 % per mancato guadagno dell’impresario pari al valore totale dell’opera da eseguire e del servizio ancora da gestire. Considerando che a Civitavecchia siamo circa 53 mila persone (22), vi invito a fare due brevi calcoli con dati reperibili anche online ed a verificare che si sarebbe potuto impedire la costruzione del forno crematorio con una spesa forse inferiore a 40 euro a persona. (38)

Detto ciò, quanto siamo disposti a spendere per la nostra salute?

GERMANO FERRI                                                                                

Foto di SIMONE BEVILACQUA

Bibliografia:
Consultata in data 7 – 27 novembre.
1) Crociere, Civitavecchia al sorpasso su Barcellona.
2) Approfondimenti sull’inquinamento atmosferico prodotto dal traffico navale, www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/qualita-dellaria/approfondimenti/inquinamento-atmosferico-in-ambito-portuale-approfondimenti.
3) Gli impatti ambientali dei porti, www.genoaportcenter.it/Pagina.aspx?idPag=131.
4) Il problema dell’inquinamento nei porti dovuto alla presenza contemporanea di navi da crociera; wpage.unina.it/quaranta/testi/tesi%20di%20laurea/Tesi%20Francesco%20Pastore.pdf
5) Non più solo crociere la sfida di Civitavecchia del porto industriale, “la Repubblica”.
6) Emissione di gas inquinanti da veicoli con motore a combustione interna ed uso di convertitori catalitici per il loro abbattimento, Università degli studi di Padova, Facoltà di ingegneria.
7) Carbone, il dilemma italiano. National Geographic.
8) Europe’s Dark Cloud. WWF, CAN (climate action network), HEAL (Health Environment Alliance) e Sandbag.
9) Coal power: air pollution. Environmental impacts of coal power: air pollution.
10) “Inquinamento atmosferico da centrali elettriche turbogas a ciclo combinato”; Istituto inquinamento atmosferico; CNR; 23 febbraio 2004.
11) ARPA Molise; Ossido di Azoto.
12) Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00297.
13) Forno Crematorio a Civitavecchia, il Sindaco Cozzolino: “Ridurremo al massimo l’inquinamento. Fermare l’iter era possibile, ma non poteva farlo la mia Amministrazione”; BaraondaNews.
14) Post del 18 ottobre 2016, h. 11.12, pubblicato sulla pagina Facebook “Antonio Cozzolino Sindaco Civitavecchia”.
15) Review of the U.S. department of energy office of fossil. Energy’s research plan for fine particulates. Board on energy and environmental system. Commission of engineering and technical systems, National research counsil.
16) Impact of fine particles in ambient air on lung cancer; Gerard Hoek and Ole Raaschou – Nielsen.
17) An association between Air Pollution and Mortality in six U.S. cities.
18) Health risks of particulate matter from long-range transboundary air pollution. WHO, 2006.
19) Cenni storici sulla Cremazione in Italia e la posizione della Chiesa Cattolica (italianacremazioni.it).
20) Cremazione, Wikipedia.
21) Italiana cremazioni, le statistiche.
22) www.urbistat.it/adminstat/it/it/demografia/popolazione/civitavecchia/58032/4
23) www.civitavecchiasport.it/wp-content/uploads/2015/11/Allegato-E.pdf
24) L’evoluzione della cremazione in Italia, consorzio cimiteriale. (www.consorziocimiterialefrattamaggiore.it/po/attachment_news.php?id=21)
25) Final report of the senate crematoria study committee; Senate Reserch office, Atlanta, Georgia.
26) Elemental analysis of human cremains using ICP-OES to classify legitimate and contaminated cremains. Brooks, T. R., Bodkin, T. E., Potts, G. E., Smullen, S. A. J Forensic Sci.  51, 967-973 (September 2006).
27) Diossine, furani e PCB, Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici. (www.salute.gov.it/imgs/c_17_pubblicazioni_821_allegato.pdf)
28) Inquinamento atmosferico, i dati dell’impatto sulla salute in Italia. (www.salute.gov.it).
29) Death of a patient treated with radioactive material, Ministry of Healt New Zeland.
30) Incineration of Radioactive and Mixed Waste; Institute for Energy and Environmental Research.
31) Alkaline hydrolysis (death custom). Wikipedia.
32) Agenzia europea per l’ambiente; “Air Quality in Europe report” 2016.
33) L’impatto sociale ed economico dei tumori, Censis.
34) La Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute in Italia (VIIAS)Ministero della Salute.
35) City of Vancouver approves bold plan for zero-emission buildings by 2030; www.straight.com.
36) www.civitavecchiasport.it/wp-content/uploads/2015/11/Allegato-C.pdf
37) www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06163dl1.htm
38) www.civitavecchia.gov.it/wp-content/uploads/2016/03/rep.-28-convenzione-impianto-cremazione.pdf