MENLO PARK, CALIFORNIA , STATI UNITI

 

di ROBERTO FIORENTINI ♦

We removed one of your photos because it doesn’t follow the Facebook Community Standards.

We created our standards to help make Facebook a safe place for people to connect with the world around them. Please read the Facebook Community Standards to learn what kinds of posts are allowed on Facebook.

If you think your photo shouldn’t have been removed, you can reply to this message with more information and we’ll review the photo again. If it doesn’t go against our Community Standards, we’ll restore it to Facebook.

Questo è il messaggio che ho  ricevuto da Facebook, dopo che ha rimosso una foto dal mio account, bloccandolo per ben tre giorni. La foto è quella che accompagna questo articolo. Raffigura la pittrice Frida Kahlo nuda, nella sua stanza da bagno. Fu scattata, negli anni ’20 dalla sua amica ( e forse amante)fotografa Tina Modotti, all’anagrafe Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini. Opere della produzione fotografica della Modotti sono conservate nei più importanti istituti e musei del mondo, fra i quali l’International Museum of Photography and Film at George Eastman House di Rochester (New York), il più antico museo del mondo dedicato alla fotografia e la Biblioteca del Congresso (Library of Congress), la biblioteca nazionale degli Stati Uniti a Washington. Non possiamo dire che si tratti di un’opera pornografica o che violi degli standards di sensibilità particolari.

frida-kahlo

Facebook sostiene:  Non importa se un post riceve una o migliaia di segnalazioni, il contenuto viene sempre analizzato nello stesso modo per verificare se violi o meno i Community Standards, per questo i contenuti sono esaminati 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Ma cosa accade dopo che un contenuto ha ricevuto una serie di segnalazioni? Chi se ne occupa? Difficile capirlo con precisione: Facebook parla tuttavia di partner accuratamente selezionati, senza specificare. Ma chi sono costoro e come decidono di intervenire ? Già nel 2012 il Guardian e la rivista Gawker avevano rivelato l’esistenza di lavoratori precari e sottopagati reclutati attraverso piattaforme di microlavori come Upwork, che per pochi dollari l’ora ( si dice uno all’ora) si sobbarcano il giudizio sulla enorme quantità quotidiana di segnalazioni che arrivano da tutto il mondo.  Secondo un rapporto dell’Unesco datato 2014, il Fostering Freedom Online, il social network di Mark Zuckerberg non si appoggerebbe più a quella piattaforma esterna ma ad altre che offrono servizi simili. Quali sono ? Dove sono ? Nelle Filippine, probabilmente. Ma si tratta di indiscrezioni e supposizioni, perché questa notizia è trattata come un segreto di stato.  Recentemente è stata diffusa la notizia dell’approvazione di una nuova policy con cui Facebook apre alla nudità femminile, ma con alcune limitazioni: saranno accettate le immagini del seno delle donne con le cicatrici post-mastectomia e sarà possibile pubblicare foto di donne che allattano. Disegni, quadri e pitture di persone nude saranno i benvenuti. Ma non saranno ammessi capezzoli, genitali e natiche esposte integralmente.

La nuova policy, però, non risolve il problema dei video e delle immagini violente che giungono soprattutto dall’universo della propaganda dell’ISIS. È giusto pubblicare tale materiale, anche se incita alla violenza? Non sarebbe il caso di intervenire soprattutto  su questo tipo di contenuti? Perché si interviene su una foto di nudo che ha quasi cent’anni e si permette la pubblicazione di materiale che incita alla violenza e al terrorismo? Il caso di Tiziana Cantone, la trentunenne napoletana morta suicida, ha acceso i riflettori sulla incapacità del principale social network di capire quando e come intervenire. Ricordo che la ragazza aveva tentato invano di bloccare la diffusione di alcuni suoi video dal contenuto esplicito, i quali erano diventati talmente virali tanto che una frase ( stai facendo un video ? bravo !)da lei pronunciata in uno di essi era diventata un meme, usata persino, campionata, in un brano dance. Dopo la sua morte la Procura di Napoli ha aperto un procedimento che ha visto assolti gli “amici” che hanno diffuso i video.  I quattro erano stati querelati per diffamazione dalla vittima che li riteneva responsabili della diffusione dei filmati. La sentenza dice pure che i link e le informazioni su Tiziana Cantone andavano rimossi da Facebook una volta emersa l’illiceità dei contenuti. Il social network lo avrebbe dovuto fare anche senza un ordine dell’autorità amministrativa o giudiziaria. Il collegio ha però accolto la parte del reclamo presentato dai legali di Facebook, disponendo che non sussiste alcun obbligo per l’hosting provider di controllare preventivamente tutte le informazioni caricate sulle varie pagine. Insomma Facebook , che – giova ricordarlo – possiede tante di quelle informazioni che nessun Governo di qualsiasi Paese del Mondo si può neppure lontanamente sognare di possedere, non ha praticamente alcun obbligo legale e può decidere quali siano i contenuti da censurare, in quali casi e con quali modalità. Nessuno può sapere chi e dove decide e chi gestisce i dati relativi a scelte tanto sensibili. Stare tre giorni senza poter postare o commentare su Facebook è stato abbastanza fastidioso. Ma capire quanto potere è concentrato in una azienda e quanto superficiale sia la modalità con la quale tale potere sia gestito è -credo- molto più che fastidioso. E’ -direi- davvero inquietante.

ROBERTO FIORENTINI

N.d.A. (Menlo Park, California, Stati Uniti è la sede di Facebook)