GUIDA GALATTICA PER AUTO-SABOTATORI

 

di ROBERTO FIORENTINI 

Ho finito da poco di leggere Open. La mia Storia , la bella autobiografia del campione di tennis Andre Agassi. Si tratta di un libro che, come dice, nella quarta di copertina, uno che di libri qualcosa ne capisce, cioè Alessandro Baricco, “ se parti non scendi più fino all’ultima pagina”. Non è indispensabile essere ( o essere stati ) tennisti od appassionati di tennis, per apprezzarlo, perché il nocciolo della storia non è questo sport, bensì la propria mente, ed il modo di prendere consapevolezza dei propri lati oscuri, per poi affrontarli e risolverli. Agassi nel libro dice : “odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta… Continuo ad implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita…

Quanti di noi provano sentimenti simili ? Quanti di noi passano gran parte del tempo della loro vita, correndo dietro a cose che non gli piacciono, che non lo rappresentano, che – addirittura – arrivano ad odiare, come Agassi dice di fare con il suo lavoro ? Credo che accada a molti, se non a tutti. Quanti , davvero, fanno il lavoro che amano e, giorno dopo giorno, trovano lo stesso piacere della prima volta nel ripetersi delle proprie routine quotidiane? Possiamo dire che stiamo parlando di una condizione che, per chi di più per chi di meno, tocca la maggior parte degli individui ? Sinceramente credo di si. Come facciamo allora ad andare avanti ? Anzi, come facciamo ad andare avanti bene, od almeno il meglio che si può ?

Andre Agassi, pur odiando il tennis , è riuscito a vincere 60 titoli ATP e 8 tornei dello Slam, guadagnando in carriera più di 31 milioni di dollari in premi, diventando uno dei più grandi campioni di sempre di questo sport. Come ha fatto ? Ovviamente, nel suo caso, era sorretto da un grande talento. Ma, giorno dopo giorno, ha combattuto e – qualche volta – vinto contro il suo demone interiore. Quello che gli diceva : lascia stare, questa roba non fa per te, tu non ci riesci, tu sei destinato a perdere. Questa voce che spesso rimbomba nella nostra testa e ci mette in condizione di auto-sabotarci, depauperando le nostre performance, scoraggiandoci, persino abbassando le nostre difese immunitarie. Qual è la ricetta di Agassi? E’ misteriosa almeno quanto quella dell’ acqua di Gil, il beverone che il campione era costretto ad ingurgitare ogni giorno, fin dal primo mattino, dal suo coach Gil Reyes, al fine di purificare il suo organismo e re-integrare i sali minerali. Ma soprattutto non è una ricetta che va bene per chiunque. Sappiamo quali sono gli ingredienti, però. Quelli sono gli stessi per tutti. Ci vuole allenamento, impegno, dedizione, lavoro duro. Ci vuole consapevolezza. Bisogna saper leggere i dolori del proprio corpo e gli scricchiolii della propria mente. Ci vuole un obiettivo da raggiungere ed un percorso a tappe per portarlo a termine. Ci vuole amore, da dare e da ricevere. E libertà di scegliere. Tutte cose che dipendono da noi, esclusivamente da noi.

Esistono degli strumenti che ci possono aiutare a trovare la nostra ricetta per smettere di auto-sabotarsi. Agassi aveva un coach, il nominato Gil Reyes e uno staff tecnico che lo aiutavano, con a capo Brad Gilbert. Il famoso psichiatra Thomas A. Harris, autore del best-seller Io sono ok Tu sei ok, sostiene che è possibile mettere una persona in grado di disporre della propria libertà di scelta, della libertà di cambiare secondo la propria volontà, di cambiare le proprie reazioni a stimoli nuovi o ricorrenti, con l’ Analisi Transazionale. Alcuni indicano lo yoga, inteso come insieme di tecniche anche meditative aventi come scopo l’unione con la Realtà ultima e tesa ad aggiogare, controllare, governare i sensi (indriya) e i vissuti da parte della coscienza. C’è chi considera utile la PNL ( Programmazione Neuro Linguistica) che deriva dall’idea che ci sia una connessione fra i processi neurologici (neuro), il linguaggio (linguistico) e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (programmazione), affermando che questi schemi possono essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita. Più tradizionalmente c’è chi usa la filosofia. O la religione. Non credo che esista LA strada giusta. E neppure UNA strada giusta. Nel senso che non ne esiste una SOLA. Credo invece che prima di tutto ciascuno debba cercare la PROPRIA strada. E che lo debba fare con l’approccio indicato da Douglas Adams, autore della trilogia in cinque volumi ,il cui titolo è citato nel titolo di questo articolo ( Guida Galattica per autostoppisti), divenuta un autentico cult degli anni ’80, che può essere riassunto così: Don’t Panic !

ROBERTO FIORENTINI