Il nostro strano Bel paese
di DAMIANO LESTINGI ♦
Si dice che l’America sia il paese delle contraddizioni per antonomasia. Boh. Forse lo è.
So però che io stesso vivo in un paese strano. L’Italia.
Badate bene. L’amo con tutto il mio cuore. Ma è un dato di fatto che sia un paese bizzarro.
Perchè, direte voi?
Perchè vivo in un paese dove si grida alla rivoluzione, si studia sui libri ma si fa dal divano di casa col telecomando on-demand.
Vivo nel paese dei grandi cervelli, ma in fuga.
Oramai ci sono piu pecore nere che bianche. Il paese in cui l’intelligenza, per molti, è considerata un fattore anomalo.
Vivo in un paese dove si ha il timore di fare una passeggiata. Abbiamo paura e pregiudizio. Dove, se chiami dio Allah, allora sei un possibile terrorista.
E se una volta si attentavano le banche, ora si attentano i bar e ci si rifugia negli istituti di credito,…ma poi, proprio questi ti lasciano in mutande. Le stesse banche a cui paghi il mutuo trentennale della casa che però usi solo la sera per dormire e la domenica per il pranzo tutti insieme. Figli e nipoti.

Vivo in un paese dove un gelato per tuo figlio costa 2.20€, una birra al bar 4€ e un pieno dall’amico benzinaio 70€. Ma tu, laureato con lode, prendi sempre 980€ di stipendio (se sei fortunato, si intende). Siamo il paese della cucina mediterranea. Un paese, però, dove può capitarti che la pizza napoletana te la prepara l’extracomunitario e il cinese fa anche giapponese. Viviamo anche di fast food, slow food, pranzi leggeri, cene alcoliche, diete a zona, a percentuali, a giorni. Siamo il paese in cui si esce per andare all’iper-mega-super mercato con aria condizionata, magari cercando un pokemon. Non ci sono più relazioni interpersonali, e neanche quelle sentimentali stabili ed autentiche. Ma solo in virtù di contratti prematrimoniali. Ci scambiamo contatti Instagram, Facebook, Tinder, Telegram, Snapchat e Twitter durante un happy hour, un apericena, un brunch. Perdiamo ore del nostro tempo a modificare le foto del profilo. A modificare i post per prendere più “Like”, come se essi fossero un metro di giudizio e un modo per essere importanti. Siamo sempre più carenti di autostima.

Siamo il paese delle rivoluzioni sui social. Siamo tutti sul pezzo e alla moda, SOLO se metti il like, ovviamente. Viviamo in un’epoca dove “DEVI” fare una foto alla cena, postarla, e poi forse, gustarla.
E quando quei rari esemplari dicono “non ho facebook”….ma allora chi sei?!?!?
Vivo in un paese dove i ragazzini “votano i like” e dove molti adulti non sanno neanche di cosa io stia parlando. Siamo il paese della velocità. La rapidità nel leggere i post, nello scorrere la home, nel passare da una tragedia all’altra, da un gossip allo scoop, quasi come fossero notizie da immolare per il business degli ascolti. Abbiamo un’autonomia di lettura e di ascolto di 20-30 secondi, non di più. Siamo il paese della tv spazzatura e dei tribunali allestiti ad hoc nei talk show. Siamo il paese dove le condanne mediatiche arrivano prima delle sentenze giudiziarie. La velocità è tutto, meno che nelle code in città, sul G.R.A, e sulla Salerno – Reggio Calabria.
Per carità, è diventato strano il mondo, non solo il mio paese. Si è ribaltato tutto. A sentire i nonni, qui in Italia, si stava meglio quando si stava peggio. Quante volte l’avete sentita questa frase? Di sicuro c’è che il nostro è un paese malato. Anche dall’inquinamento. Ma, se prima il problema era il traffico, ora lo è il traffico-dati.
La nostra carta costituzionale afferma che “l’Italia ripudia la guerra”, eppure esiste la guerra degli hastag.
Vivo in un paese dove si va contro una riforma perché l’ha proposta un partito, senza guardare minimamente la sostanza.
Dove chi urla pensa di avere ragione. Dove i primi rivoluzionari votano NO a tutto e si trasformano nei primi conservatori. Il paese dei populismi e della demagogia. Dove il PRINCIPALE PROBLEMA ITALIANO sembra essere lo stipendio del parlamentare, non quello della mancanza di cultura, dello sport, delle politiche giovanili, del lavoro e della salute. Siamo il paese diviso in mille partiti e partitini. Ma il primo è quello dell’assenteismo. Le persone ti giudicano sempre più in base a chi voti, e non a chi sei.
Vivo in un paese dove la colpa è sempre di qualcun altro. Dell’arbitro, del professore, della mamma, del vigile. In politica invece è sempre di quello prima, e di quello prima ancora e di quello ancora prima.
Vivo in un paese dove se ti dimentichi per sbaglio il telefono a casa, (non sia mai), ti danno per scomparso. E mi rendo conto quando prendo la metro o il treno che guardiamo sempre più gli schermi che gli occhi delle persone. Vivo in un paese dove una donna non può vestire una minigonna ed andare in giro tranquilla. Ma accendi la tv e vedi la “donna oggetto” in gonna mozzafiato, in vestitini con spacchi da urlo con qualche “farfallina” ad effetto vedo-non vedo. Strano il mio paese, vero?!? È strano che migliaia di persone scendano in piazza per festeggiare l’arrivo di un calciatore famoso al club cittadino, ma poi rimangono a casa quando gli alzano le tasse al massimo.
Eppure vivo nel paese della bellezza. Dove a Roma scavi una buca, e trovi 2000 anni di storia.
Ma dove hanno anche trovato i reperti della metro C mentre stanno, tuttora, costruendo la metro C.
E mentre questa è la patria di Dante, Leonardo, Michelangelo, Raffaello e del Bernini, (così, per citarne un paio) ci sono piu italiani che sono andati 2 volte a Mykonos e 0 a San Pietro.
Vivo nel paese del “Roma caput mundi” ma qualcuno su al nord col tricolore ci si pulirebbe là dove non batte il sole.
E poi anni dopo ti chiedono pure il voto. Tanto per coerenza.
Vivo in un paese strano. Vivo in un paese dove tutti vogliono i giovani in politica, ma quando si avvicinano, li denigrano e li definiscono nuovi scalatori sociali. Mah. Siamo abituati all’insulto quotidiano, alle parolacce, al sospetto. «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli». Aveva ragione Umberto Eco, purtroppo.
In più metteteci che viviamo in un paese dove le star della tv sono diventati i capi clan della Camorra e della Banda della Magliana grazie a serie tv che hanno spopolato. Risultano assenti gli esempi positivi, non abbiamo più eroi e supereroi da imitare e idolatrare.
O forse vogliono farci credere che gli esempi siano quelli che ho appena scritto sopra??
Però tutti, in fondo, amano l’Italia, ma molti scappano all’estero.
Detto questo, a me piace il mio paese.
Ma vorrei cambiarlo.
DAMIANO LESTINGI
Non v’è nulla di strano a meno che non si voglia accettare l’ineluttabilità degli eventi e dei condizionamenti. La società è composta di uomini e donne ognuna di queste persone ha un suo ruolo. Alcuni hanno ruoli più importanti di altri e possono addirittura condizionare lo sviluppo della società, tant’è che le responsabilità non sono equamente suddivise, c’è chi ne ha di più importanti.
Chi ha ad esempio la responsabilità della TV pubblica ha permesso che da strumento formativo/informativo diventasse uno strumento commerciale ed oggetto di lottizzazione politica. Io ricordo ancora quelle trasmissioni che facevano entrare la cultura nelle case, milioni di persone conobbero i “Promessi sposi” in TV oppure Shackspeare come i grandi autori americani. C’era “non è mai troppo tardi” e la TV dei ragazzi. Ricordo i servizi che raccontavano il mondo dei giovani, le iniziative e le attività dei ragazzi di tutto il mondo. Rimpiango anche Tribuna Politica di Jader Jacobelli. Ognuno parlava al suo turno, non si strillava e non ci si parlava addosso e non ci si spalava merda in faccia. Ora tutto è improntato alla realizzazione economica, la politica ne è il suo strumento, non per nulla pare che il Parlamento sia affollato di lobbisti. Il diritto è divenuto un optional e la costituzione si cita quando serve pro domo propria. In una società istruita al profitto, l’uomo vale per quello che fa guadagnare e per il potere che ha, di qui i calciatori miliardari e i cervelli che se ne vanno. In politica vale chi porta i voti e non chi porta le idee, nella vita sociale vale chi ha più followers, chi conosce i meccanismi dei social sa bene quanto ci si possa guadagnare se si hanno molti followers. In una società così la logica inevitabile è quella dell’apparire e del mostrare, è certo più importante e fruttifero scrivere post e tweet che parlare con chi ti sta accanto.
Per fortuna qualcuno si salva. C’è chi ancora gode di una serata al teatro, di un bel libro, c’è chi fa il suo lavoro con passione anche se guadagna cifre irrisorie. C’è chi non si fa ingannare dal Mulino Bianco. C’è anche chi fa buona politica
C’è una trasmissione su Radio24 la domenica, si chiama “Il treno va” e racconta degli incontri che si fanno negli scompartimenti dei treni, due persone che si parlano, che raccontano l’un la propria vita scoprendo un universo che nulla ha a che fare con like ed hashtag, ma che è ricco di emozioni ed esperienze.
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Credo che per cambiare si debbano ritrovare ruoli e funzioni
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Grazie, Damiano: provocazione intelligente. Aggiungo che dai voce a un bisogno di interrogarsi con più coraggio e profondità sulla nostra identità culturale. Proprio in questi giorni ho ricevuto due diversi inviti a collaborare a ricerche sull'”italianità”. Ho scoperto che si tratta di un concetto complicato. Magari potremmo dare un nostro contributo.
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E’ cosi, purtroppo. Ci si lamenta sempre delle cose che non vanno, ma poi si rimane inerti continuando a fare le stesse. Mi piace il mio Paese, non lo cambierei per nessun altro, e cerco nel mio piccolo, nella vita di tutti i giorni, di non farmi coinvolgerre dalle “stranezze” o almeno ci provo. Sono d’accordo con Damiani, piu’ che ritrovali, mai perderli di vista.
GRAZIE
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Credo che la risposta sia nel nostro stesso inno nazionale, in un passaggio che tra l’altro non viene neanche mai recitato : ” noi fummo da secoli calpesti, derisi , perché’ non siam popolo ,perché siam divisi ” . Bene, non è’ cambiato nulla, lo siamo ancora.
Il fummo e’ una licenza poetica. Credo che Mameli non volesse infierire.
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Parlare di politiche giovanili sul blog di Barbaranelli è come parlare di verginità sul blog di Rocco Siffredi
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Bravo Damiano, il tuo articolo-provocazione ha centrato in pieno molte delle contraddizioni che ormai passano inosservate… Spero di rileggerti presto
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