Vorrei segnalare un guasto (una storia vera)

di GIACOMO ANGELINI  ♦

Ti cercano solo quando gli servi. Quando ti servono non ci sono mai.

Questa definizione, che potrebbe tranquillamente riassumere il novanta per cento degli uomini, si adatta perfettamente anche ad un’altra categoria. Gli operatori telefonici. Nello specifico, gli operatori che ti chiamano agli orari più improbabili per proporti di cambiare tariffa, di fare allacci convenienti e di stipulare offerte vantaggiosissime, ma che se provi a spingere il tasto due per segnalare un guasto, trovi costantemente occupati.

Ma dopo lunghi minuti di snervante attesa e una musichetta fastidiosa, risponde l’operatore CO104 che ti saluta, si presenta e ti chiede come può esserti utile. Tu spieghi per la sesta volta a un operatore diverso il problema, sempre lo stesso, per il quale la signorina che è dall’altra parte della cornetta risponde che sì, in effetti c’è una pratica ancora aperta, e che adesso fate subito il test. E mentre esegue il test di velocità, per il quale ci vuole qualche minuto, ogni tanto cerchi di emettere rumori vocali per far sapere che sei ancora là, insomma, sei vivo, e stai aspettando. Trascorso qualche minuto a cercar di palesare la tua costante presenza, l’operatore, ovviamente, ti dice che la linea è perfetta. La linea è perfetta, ma a te internet non funziona.

“Probabilmente è colpa del suo filtro. Ha provato a sostituirlo?”, dice. Cercando di rimanere calmo, cerchi, gentilmente, di spiegare alla signorina che è il sesto operatore con cui parli, ed è la sesta soluzione possibile quella che gli viene proposta. Ti verrebbe da pensare che a un solo problema non ci possano essere tutte queste soluzioni, e che se ci fossero, prima o poi dovresti beccarla quella giusta, anche fosse l’ultima. Eppure nessuna è quella giusta, perché tu continui a spiegare che internet non funziona da giorni, settimane, mesi, e la sola cosa che ti senti rispondere è che probabilmente il problema è tuo.

E mentre tu pensi che il tuo unico problema sia stato stipulare un contratto trentennale con la compagnia telefonica, la signorina continua ripeterti che la linea va benissimo, e che non c’è nessun guasto. Così inizi parlandole della tua odissea fatta di appuntamenti presi con tecnici che non sono mai venuti, racconti storie di cavi bagnati dopo il temporale che dovevano essere asciugati perché era normale che ci fossero infiltrazioni (?), narri le avventure di sveglie all’alba dove il tecnico di turno dopo averti svegliato ti diceva che era normale se la tua linea da otto mega non arrivava neppure ai due (?), e dopo aver narrato l’epopea del viaggio di Internet verso la pietrosa civiltà, la signorina dall’altra parte della cornetta ti chiede se hai provato col cavo ethernet.

Scoraggiato dal fatto che la tua personale avventura verso la civiltà non sia stata presa in considerazione, torni alla triste e cruda realtà, dicendole sommessamente che il tuo pc è di ultima generazione, e non ha un attacco ethernet, perché nell’era del bluetooth non si possono ancora cercare porte per infilare cavi. La signorina esclama un tranquillo “capisco” e si zittisce, arresa. Ma non è vero, non ha capito. Perché se avesse capito non e ne starebbe lì con quell’aria attonita sperando che ti sia stufato di parlare con persone che non hanno alcuna risposta, se non lo stridio degli specchi sui quali ogni giorno si arrampicano, cercando di nascondere la propria totale ignoranza.

Ma tu non riattacchi. Rimani lì, in silenzio, cercando di riprendere le file di un discorso che possa darti la risposta alla domanda a cui non hai mai saputo rispondere davanti alle equazioni ai tempi del liceo: c’è soluzione?

La soluzione c’è. La signorina ti propone di cambiare tariffa. Le sembra un’idea geniale! Se non c’è la possibilità di navigare ad otto mega, perché non fare un contratto da due? Così verresti a pagare dieci euro in meno al mese e avresti meno mega. Ma tu non vuoi meno mega. Tu non vuoi meno velocità. Tu vorresti solo navigare. Vorresti solo che il servizio che paghi funzionasse. Vorresti che la persona con cui stai parlando non ti proponesse di risparmiare dieci euro al mese, cambiando tariffa al costo di soli quaranta euro. Tu vorresti soltanto avere quello che paghi. È tanto difficile in questo paese avere quello che paghi?

La signorina ti dice che hai ragione. Ma tu sai che hai ragione. Vorresti soltanto che a qualcuno importasse del fatto che la tua linea non funzioni. “Purtroppo non si può fare di più”, ti dice. Perché probabilmente è un problema della centrale, che si è saturata, e che fa sì che la linea non funzioni. Probabilmente avrebbero dovuto avvisare di avere una centrale che si stanca!

Ma “purtroppo non si può fare di più”, ripete. E se ne dispiace. Sinceramente. Non si può fare di più perché la compagnia telefonica non investe sulle vecchie centrali. Perché ormai c’è fibra.

Già. La fibra. La velocità, la novità, il futuro. Peccato che da te la fibra non sia ancora arrivata, che la velocità si un sogno, la novità un’utopia, il futuro sia fatto di centralinisti che cercano di imbrogliarti per l’ennesima volta.

Prima di attaccare il telefono, sconfitto, le ultime parole che senti sono una pietosa richiesta di valutazione positiva, perché nelle prossime ore potresti ricevere una chiamata a scopo valutativo sul solo servizio offerto dalla signorina che dopo mezz’ora al telefono non è riuscita a risolvere niente.

Attacchi il telefono, guardi il tuo router wi-fi che ancora lampeggia, in astinenza da linea, e pensi che neppure stavolta ci sarà una soluzione al tuo guasto.

– Pronto? Vorrei segnalare un guasto.
– Mi dica il numero da cui sta chiamando.

GIACOMO ANGELINI