Appunti semiseri di viaggio

 

di LUCIANO DAMIANI ♦
Finita la vacanza e tornati a casa, si fa esercizio di memoria delle cose viste e provate, un po’ per raccontarne a parenti e amici con dovizia di particolari, ma anche un po’ per cercare di fissare il ricordo, perché non se ne vada perduto. Io certo non sfuggo a questa prassi. Da qualche tempo, però, sono avvezzo a notare le stranezze, le curiosità e tutto ciò che solletica domande e fantasie. A volte si tratta di note di colore, di quelle che ti fanno sorridere, altre volte di cose che danno il segno di una società e che portano ai confronti con quella che si è lasciata a casa una volta che le ruote dell’aereo hanno lasciato l’asfalto della pista. Il viaggio parte dalla Germania, se ne va in Francia, torna in Germania e termina in Italia, anche la strada del ritorno fa parte del “viaggio”.
Si atterra a Baden Baden nel quasi omonimo Baden Wurtemberg, con i puntini sulla u. l’aeroporto è in pratica un ex piccola base aerea militare con gli hangar mimetizzati trasformati a magazzino e le palazzine trasformate in terminal, da quel che capisco viene utilizzato solo da 3 compagnie low cost. E’ simpatico decisamente più piccolo di Ciampino, la città invece è una cosa lunga, una striscia il suo centro brulica di spa, terme e grandi hotels, per le strade circolano Ferrari e i negozi sono tutti una griffe e rappresentano il lusso. Un negozio di cappelli ha attirato l’attenzione della mia reflex, roba da film. ma la curiosità, quella che mi fa pensare è rappresentata da altro. Una di queste l’ho vissuta in un bus che andava dritto contro delle colonnine, di quelle che chiudono le strade, ma ecco che d’incanto prima che arrivasse, queste sono scese sotto la strada lasciando passare il torpedone. Non sarà una novità ma è bastata a farmi ricordare da dove vengo. Per la città un gran traffico di islamici, poche le donne coperte di nero, per la gran parte vestiti e coperture varie sono in vivaci colori, alcune sfoggiano ricchezza, mi ha colpito una donna, immagino lo fosse, completamente coperta con sul viso tutta una serie di volant color rosso porpora. Una giovane donna portava scarpe da ginnastica e calzoncini corti braccia e gambe scoperte ma la testa ed il volto quasi completamente oscurati. Immagino il padre: “vada per le cosce ma la testa no, non voglio che mia figlia venga presa per una puttana”. Anche gli islamici di genere maschile, in giro per Baden Baden, sono in giacca e cravatta, mica in sandali e maglietta del Bayern.
I call center italiani continuano a chiamare, ma ho il cellulare impostato su non disturbare, per cui non suona, si fottano loro e le loro offerte, mi inseguono pure all’estero. Il girono dopo, macchina a noleggio, metto la prua verso l’Alsazia, in terra di Francia, una chicane e due poliziotti con la scritta “Police” mi ricordano che qui si dice “mercì vous”, non più “dankeschen”, ma è inutile, per tutta la vacanza non farò che miscugliare inglese, francese, tedesco e italiano: Bitte eine cappuccino avec two croissants.
Questa parte di Francia non è per gli automobilisti, ad ogni incrocio o attraversamento ti canalizzano ti fanno rallentare e per essere più sicuri le canalizzazioni sono corredate da spartitraffico rialzati che impediscono ai furbetti di essere tali e i pedoni riescono ad attraversare in sicurezza. Ma l’Alsazia è terra di vino e di choucrutte: cantine in quantità e pezzi di carne varia dentro barattoloni di conserve assieme ai crauti. La choucrutte l’ho mangiata al Caveau St. Pierre in riva ad un canale sul quale un nugolo di pipistrelli ci liberava dalle zanzare, mentre nel buoi della sera, una famiglia di cigni passava li sotto. Detto fra noi, sul cibo non c’è storia si mangia meglio da noi. In una fontana, del tutto simile a quella da noi alla Marina, bimbi scalzi sguazzano, una ragazzina si fa gonfiare il vestitino dal getto della fontana.
Ma la cosa che più da fastidio dell’Alsazia è la pulizia, pulita da far schifo, così nel più piccolo borgo come nelle città grandi ed affollate da gente di tutto il mondo come Strasburgo. A Colmar ho visto con i miei quattro occhi un addetto passare trainando una sorta di bidone aspiratutto e con un grosso tubo aspirare quel poco che c’era da aspirare, un’altro con una bombola in spalla ed un lanciafiamme in mano che bruciava le erbacce che fuoriuscivano fra i marciapiedi ed i muri delle case, mentre un altro addetto, a bordo di un furgone, manovrando un grande pantografo che terminava con una cipolla di doccia, annaffiava i vasi di fiori della città, una cosa schifosa completata da una coppia di ragazzi che armati di scopa l’una e secchiello l’altro, si aggiravano per un parco in cerca di improbabili rifiuti. Insomma va beh va beh che uno vorrebbe una città pulita, ma il troppo stroppia, non v’è dubbio. Io e mia moglie, una sera, ci siamo chiesto cosa avrebbero pulito al mattino dopo visto che non c’era nulla da pulire? Tubinga che mi pareva una pulita città germanica è divenuta di colpo un mondezzaro ed i suoi abitanti degli incivili. Non è forse vero che tutto è relativo? Quando però ho visto una tramvia cittadina in pratica nascosta da un pratino ben curato e pulito, si che pareva che il tram si muovesse sull’erba, allora lmi sono arreso ad una sconosciuta normalità ed è passato il fastidio per quanto precedentemente visto.
Ho visto anche gente curiosa, una signora incinta che mangiava in una di quelle ciotole che poi si appiattiscono, e alla fine invece di fare la scarpetta col pane la faceva con le dita ripassandosele poi in bocca con una certa sensualità direi, fino a pulire ben bene tutta la ciotola per poi appiattirla e riporla nella borsa. Ho visto poi un signore in bici che invece di mettere le luci alla bici se l’è messe in testa, la bianca sulla fronte e la rossa sulla  nuca. Ho visto una pantegana albina sulle rive di un canale che navigavo in barga e dove un cartello invitava a mantenere il silenzio. Ho abitato una casa antica con le scale in legno talmente pendenti verso il centro della tromba che le salivo dalla parte del muro per paura di cadere di sotto, si vede che quando costruivano le case a graticcio non usavano la livella, ma di certo ora cercano di mantenerle al meglio, di certo si preferisce spendere in manutenzioni costose piuttosto che abbattere e costruire del nuovo.
Dopo aver scorazzato in lungo e in largo per l’Alsazia sono rientrato in Germania, da mio figlio che mi ha raccontato altre amenità come ad esempio la medicina preventiva gratuita sia in un certo senso obbligatoria poiché dall’averla praticata o meno dipende la gratuità dell’assistenza sanitaria. Insomma se non vai a farti la pulizia dei denti a gratis, poi l’assicurazione non ti paga la cura della carie, così per altre tipologie. insomma fai il bravo se no t’attacchi e tiri forte, è vero che la medicina preventiva è gratuita, ma è anche vero che è in qualche modo obbligatoria.
Accanto all’ingresso del Museo civico c’era della sabbia, pulita senza l’apparente presenza di corpi estranei, una mamma giocava col suo piccolo seduti su di essa. M’informo e mi dicono che capita che quando avanzi della sabbia in qualche lavoro, questa venga disposta in città per qualche giorno a disposizione dei giochi dei bimbi, chissà come’è penso al mucchietto di sabbia, ancora presente lungo il muro di un nostro parco cittadino, sul quale i cani del quartiere fanno i loro bisogni e che pare nessuno tolga.
A Tubinga abbiamo noleggiato una gondola sveva, una barca che si guida spingendo con un lungo palo da piantare sul fondo del fiume. Per un po’ ho fatto il barcaiolo e mi sono ritrovato a cantare per disgrazia delle orecchie di chi era in barca, canzoni romane, e così a piena voce: il barcaiolo va… contro corrente….   oppure: le Mantellate so delle suore….. insomma chi l’avrebbe mai detto che avrei fatto ridere dei tedeschi, beh a dire il vero in barca c’erano almeno 4 nazionalità, forse non sarebbe successo senza l’Unione Europea se pur cosciente di tutti i suoi limiti mi ritrovo a volte a pensare che valga comunque la pena mantenerla.
Comunque, il Baden Wurtemberg, dopo aver visto l’Alsazia sembra davvero più brutto.. è vero, tutto è relativo.
L’efficienza germanica però continua a stupire, ad esempio il giorno della partenza, per tornare all’aeroporto di Baden Baden ho preso 3 treni ed un bus, tutti perfettamente puntuali fruibili e comodi a parte un piccolo ritardo per lavori in corso;  compresa una signora, forse pagata, che aiutava la gente di altra lingua a fare il biglietto del bus per l’aeroporto, essendo le info della macchinetta scritte in solo tedesco.
Il rientro è stato caratterizzato da un atterraggio da dimenticare, gran botta con rimbalzo e sbandate varie a destra e sinistra. Alla fine, dopo qualche attimo di silenzio, il comandante ha diffuso il jingle
della compagnia e tutti allora si sono sciolti ed è scattato l’applauso liberatorio.
Il traffico del raccordo anulare disordinato e nervoso mi ha ricordato che tornare in Italia può essere traumatico, figuriamoci tornare a Civitavecchia, ancora mi domando cosa ci sia di incantevole.
LUCIANO DAMIANI