La Vela di Civitavecchia

di DAMIANO LESTINGI ♦

20 anni, campione di windsurf, umile, estroverso, simpatico e civitavecchiese doc. Queste sono le caratteristiche di Mattia Camboni. Fidatevi, le ha tutte.
Si è qualificato per le Olimpiadi di Rio dopo un duro percorso. Un’avventura partita da lontano. Anni fa. Ma è rimasto sempre concentrato. Lui voleva regare nell’oceano brasiliano.
E non solo l’ha fatto. Ma è andato oltre le aspettative. Ha dapprima conquistato la vittoria nell’ultima delle 12 regate preliminari, guadagnandosi il diritto d’accesso, nonostante fosse il più giovane, alla “medal race” (la fase finale) emozionando tutti noi. Ed infine ha chiuso la sua avventura 10° al mondo, con i suoi 20 anni e qualche settimana.
Ma non voglio star qui a parlare di windsurf, della tecnica, di regate, di risultati parziali od altro. Non è propriamente il mio mondo, anche se si parla di acqua. Peccherei di una presunzione non mia. Basterebbe leggere qualche giornale sportivo e farsi un’idea sull’impresa STORICA di Camboni.

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Mi voglio soffermare su Mattia.
Molti vedono un campione, un giovane campione con tanto talento, all’alba di una carriera cominciata nel migliore dei modi. Ma pochi vedono i sacrifici. Suoi e dei genitori.
Premetto che non mi alleno con lui né ci vivo. Ma lo so cosa significa. È come un tuffo nel passato. Un “Rewind” alla Vasco Rossi di 8 anni fa. A 19 anni partecipai all’Olimpiade di Pechino. Questo grazie anche ai miei, al mister e a tutti gli amici che mi hanno supportato (e sopportato). E vedendo Mattia rivivo tutto, lì, davanti ai miei occhi. Come se i ricordi si fossero materializzati all’istante.

In un recente articolo qui su SpazioLiberoBlog ho accennato al prezzo del business televisivo. Si fa vedere sempre la meta, mai il percorso.
Sono sicuro che Mattia si è allenato di mattina e di pomeriggio. Col sole e con la pioggia. Ha regato col freddo e col caldo, con le mani raggrinzite che conosce bene solo chi “vive” in acqua. Sono sicuro che ha trascorso mille ore in palestra, in casa su una cyclette, curando alimentazione e riposo, sacrificando la sua vita sociale, i suoi giovanissimi 20 anni. Magari rinunciando anche alle uscite con la sua fidanzata. Sono sicuro che molte volte ha declinato inviti a feste di compleanno, ai famosi diciottesimi, alle uscite serali e ai pomeriggi in spiaggia con gli amici. Sono certo che a volte ha pensato di mollare, ma poi guardando dentro di sé, ha sentito il suo obiettivo chiamarlo. Quando tutti gli altri si vivevano l’estate, lui era da qualche parte a faticare. Tutto per un sogno.

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Un sogno che si é avverato. Ha regato a Rio2016. Ha rappresentato la sua città e il suo paese. Lo ha fatto con una semplicità da veterano. Con la spensieratezza e l’incoscienza di un 20enne e con un’umiltà da imitare. Caratteristiche che solo un fuoriclasse come lui può avere.
Dovremmo tutti prendere esempio.

Continua così campione.

Civitavecchia è fiera di te.

DAMIANO LESTINGI