Questa non è una storia di capelli

di MARCO DE LUCA ♦
Questa non è una storia di capelli. I capelli sono solo un espediente, un indizio, una lente. Lo sono diventati poco dopo che il sipario sugli anni del liceo, e quindi sul tempo forse più importante della gioventù, fosse chiuso dall’esame di maturità; lo sono diventati quando li ho tinti di verde per salutare questi anni, per festeggiarne una felice conclusione, e anche forse per realizzare un’ultima velleità infantile prima di entrare in un mondo più adulto. Ognuno, d’altronde, ritualizza a modo proprio.
Non voglio che si pensi che sia semplice ostentazione… Piuttosto parlerei di affermazione, di presa di posizione nei confronti di una sfida con cui le convenzioni stuzzicano la nostra libertà. Parole grosse, troppo forse: ma la verità è questa e se non lo è stata fin dalla prima intenzione (quando si figurava ancora come un semplice gioco) certo lo è diventata ben presto, di fronte alle reazioni che hanno accolto la novità. C’è qualcuno a cui sono piaciuti inaspettatamente, chi si è sforzato di farseli piacere, chi non ha approvato (e tra questi chi lo ha detto e chi ha lasciato che gli si leggesse in faccia), chi ha voluto fare lo spiritoso, chi nemmeno ci ha fatto caso e così via. Reazioni, inutile dirlo, a cui penso con divertimento, e che mi trovo a raccontare a qualche amico per far sorridere; ma non nego che, benché pensassi di essere preparato, in certi casi quelle reazioni mi hanno sorpreso. Perché che sfoggiare una tinta inconsueta non sia tutt’oggi la normalità, deve essere evidente a tutti; ma che una stravaganza possa ancora essere vista con diffidenza, più di quanto una semplice stravaganza, per l’appunto, se ne meriti, di questo non mi capacito. E oltre che basito mi scopro dubbioso riguardo le certezze che pensavo di avere sulla gente e sul mondo che ci circonda. Così da sfizio prima, e da divertimento poi, questa situazione ha finito per diventare un momento di riflessione (e mi duole molto che io non sappia preservare un sano divertimento dalla noiosa ingerenza del pensiero). Ed ho quindi riflettuto su come, in un mondo dominato dalla logica dei social, in un mondo in cui tutti siamo chiamati costantemente a dare la nostra opinione, a criticare, perorare, dissentire, nonché a proporre sempre qualcosa di nuovo perché gli altri possano criticare perorare o dissentire a loro volta e il meccanismo possa andare avanti, in un mondo schiavo della moda di tirare le conclusioni per avere sempre qualcosa da dire, come ci si possa sorprendere di fronte a un’affermazione semplice come quella di un colore di capelli. Avrei anche potuto parlare di “un ghiribizzo fine a se stesso”, ma la verità è che in questi giorni ho capito che non si tratta proprio di questo. Ora capisco che di questo verde non devo scusarmi, non devo giustificarmi, non devo dire: “non significa niente”. Forse era così prima, forse era solo un’innocente scelta per festeggiare; ma quando già più di una persona non nasconde la propria disapprovazione, e quando quella disapprovazione straripa e diventa sfiducia, circospezione, e ancora quando non pochi chiedono e aspettano il “ritorno alla normalità”, augurandosi che esso arrivi a breve (e quindi mostrando evidentemente di pensare che, giacché una tale follia si dovrebbe evitare, nel momento in cui pure qualcuno ci fosse caduto sia ovvio auspicare che egli rinsavisca il prima possibile), e quando infine si è passato qualche giorno a sopportare i commenti (espliciti e non) sul proprio aspetto, allora quella scelta smette di essere innocente, anzi, smette di essere proprio una scelta e diventa una necessità; necessità di affermarsi, di non sottomettersi. Non è vero, come pensavo, che questo verde non significa niente; questo verde parla, dice qualcosa, racconta di un senso di rivalsa forse piccolo ma non insignificante, e pronto a crescere, che nasce proprio nel contesto di un nuovo inizio e che dunque non posso che considerate, romanticamente, un buon auspicio e un insegnamento per affrontare quello che verrà.
Tante cose meriterebbero attenzione ben più di questo verde… Tante, ben più spaventose, campeggiano sulle coscienze invece che sulla testa; lì non si vedono, e ciò le rende ancora più pericolose. Volevo tagliare questi capelli verdi; forse invece li terrò ancora. Dovevano essere qualcosa che mi distinguesse, invece sono loro ad aiutarmi a a distinguere, e non hanno nemmeno l’incombenza di parlare: la lasciano agli altri.
MARCO DE LUCA