La battaglia di Lepanto

di SILVIO SERANGELI ♦

Principe e duca di Paliano, Viceré di Sicilia, gran conestabile del Regno di Napoli, nonché duca di Tagliacozzo, conte di Ceccano, signore di Genazzano e di Marino e via discorrendo, Marcantonio Colonna è stato, per la gran parte dei condomini del palazzone a cinque piani e tre scale in cui ho abitato, l’indirizzo delle bollette della luce e del gas. E sì, perché la breve stradina di campagna della Cisterna è inopinatamente intitolata al capitano della flotta che sbaragliò gli infedeli nella decisiva battaglia di Lepanto del 1571. Troppo poco per il campione della cristianità papalina, celebrato, un po’ sopra le righe e con una disinvolta forzatura storica, da padre Alberto Guglielmotti.

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Come si legge nel “Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto”, che riuscii a recuperare fortunosamente da un distratto bancarellaro di Rovigo nell’edizione Le Monnier del 1862, per il teologo casanatese e provinciale dei predicatori fu il suddetto Marcantonio a scongiurare l’invasione musulmana dell’Europa cristiana. Vile e traditore Giannandrea Doria, e solo parziale il contributo all’impresa degli spagnoli, rei di aver ingaggiato il genovese, forse meglio ricordato per aver dato il nome al transatlantico naufragato nel 1956.

Nella toponomastica della bella e d’incanto alla battaglia di Lepanto è dedicata una parte della cosiddetta Mediana, a ricordo del ruolo che ebbe il nostro porto come base logistica e di partenza di parte della flotta pontificia.

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La storia, di frequente, si intreccia con la cronaca minima, quella di tutti i giorni, e si arricchisce di sorprese. Così la via della battaglia, in questi tempi stellari, è diventata essa stessa teatro di una battaglia, civile e non cruenta, degli abitanti dei caseggiati popolari che reclamano giustamente… un goccio d’acqua. Scherzi della toponomastica. Spesso, infatti, capita che, con il volgere del tempo, degli eventi e delle fortune umane, una via cambi “gestione”: via Antonio da Sangallo, già via Paolo Vidau. Così i futuri amministratori dovranno aggiungere sotto la scritta “Lepanto, già via della battaglia, via della lotta per l’acqua dai rubinetti”. Non starò qui a tornare sulle sciagurate vicende idriche della bella e d’incanto, ma fino a un po’ di tempo fa ce la cavavamo. Invece da quando è approdata sulla spianata del Pincio l’astronave a cinque stelle con i vari Spock, Mc Coy, Uhura, Scotty de noantri anche le fontanelle hanno smesso di piangere. Anno 2016: città a cinquestelle senz’acqua. Neppure il sinedrio convocato dal primo cittadino con i capoccioni del settore, a favore di telecamere per immancabile conferenza stampa, è riuscito a convincere il volgo coi secchi e le ghirbe in mano. 2016: faccio la doccia allo stabilimento balneare; lavo i panni alla fontanella; detergo il culetto del pargolo alla suddetta; isso sul terrazzino serbatoio di plastica con tubo pencolante collegato alla suddetta. Visti in diretta e non riferiti da terzi, quarti e quinti. 2016: cinquestelle. E qui, cari amici vicini e lontani, senza andare a parare fra tuttologi opinionisti con i glutei appiccicati alla poltrona redazionale, senza scomodare i Gramellini da Lourdes e i Cazzullo da Fatima, che dovrebbero essere severamente vietati alle persone di buon senso, cari amici vicini e lontani qui calano le braghe, i bei mutandoni mediatici dei grillini casaleggini raggini appendini e compagnia bella. Perché questi, ormai si è ben capito, anche senza il prodigioso acume del Merlo parlante, sono molto abili ad aizzare l’istinto vendicativo, la vendetta contro il puzzone di turno, a volte per sue colpe, spesso costruito abilmente dai media amici e condiscendenti nel segno della novità che fa tanto radical chic e Capalbio, targato La 7. E poi? In questo la bella e d’incanto è stata, ed è, la cavia madre, la pietra di paragone. Il copione, vedrete, sarà lo stesso a Torino e a Roma, dove la povera bambolina imbambolata ha già cominciato a pagare il prezzo della vittoria: vedi cricca di Alemanno, fascistame centurionale e camioncini con le bibite. Qui siamo alla seconda visione. Ma quali poteri forti. Ma quale chiusura delle centrali, ma quali fumi nel porto. Vedremo faremo. Stiamo studiando. E se l’acqua non viene la colpa è dell’Acea. Un giochetto infantile che può funzionare una volta, due volte, e alla fine si rivela in tutta la sua pochezza. Ma, attenzione, non è così semplice, perché questi asteroidi hanno una indiscussa qualità: faccia tosta e scaltrezza. Guardate come è stata congegnata la stagione estiva, la cosiddetta expo del vai col liscio, fritto misto e cianfrusaglie. Guai a fare paragoni con le estati in cui seguivi Papaleo alla Ficoncella, Goldoni a piazza Leandra, Albertazzi e Placido al molo Sant’Eufanio e la Musica Etnica al Forte, e tante altre occasioni di livello. Ma che siete matti! Soldi buttati! Al popolo becero e vendicativo, quello che ti porta i voti, va data questa biada. E, se a voi non piace, andatevene a Tolfa, a Tarquinia e, magari, a Montalto a mangiare le carrube.

SILVIO SERANGELI