OGGI, PIU’ DI IERI, C’E’ BISOGNO DELLA POLITICA, DELLA BUONA POLITICA

di VALENTINO CARLUCCIO ♦

Oggi quello che va per la maggiore è la distinzione tra vecchio e nuovo, passato, presente e futuro, rottamati e rottamatori.

C’è una grande confusione e soprattutto c’è un sentimento di rabbia del cittadino verso la politica e verso le istituzioni.

Diciamo che oggi chi fa politica è al centro delle attenzioni e si cerca in ogni modo di colpirlo, molte volte senza che abbia alcuna possibilità di difesa.

In questo scenario non edificante, compito di tutti dovrebbe essere quello di difendere il ruolo della politica, farla riemergere con forza e vitalità al fine di evitare un pericoloso sgretolamento della stessa democrazia.

Deve essere recuperato il tempo della riflessione che non deve essere sacrificato sull’altare della demagogia e della strumentalità.

La politica deve recuperare il suo ruolo di guida per il bene di tutti superando scetticismo e indifferenza.

La riduzione progressiva degli spazi dei partiti, fino quasi al loro annientamento costituiscono un errore grave e pericoloso perché i partiti sono il centro vitale della politica e della partecipazione. Un tempo i partiti erano portatori delle culture e degli ideali della società e i cittadini in essi si riconoscevano.

Credo che oggi il problema non sia il rifiuto aprioristico dei partiti, ma il rifiuto della pretesa dei partiti di essere portatori di verità e soprattutto di volere nell’esercizio del potere una delega in bianco. La gente avverte che è questa la causa principale del malcostume dilagante e della invadenza eccessiva in tutti i gangli della vita pubblica.

Il cittadino rifiuta di concedere deleghe in bianco e sembra sempre più interessato a sostenere chi rappresenta i suoi interessi e se non lo trova ad astenersi dal voto.

Da qui l’esigenza di cambiare il modo di fare politica misurandosi di fronte alla gente non con schematismi obsoleti ma con concrete proposte di soluzione dei problemi della propria comunità.

La Politica deve significare partecipazione, speranze, disinteresse personale e forti idealità.

La Politica non può e non deve essere professionalità, ma buona qualità, merito, preparazione.

La Politica deve essere amore e passione mettendo da parte odio, violenza e settarismo.

La Politica significa anche “fare cultura” e “cultura del fare “. Deve smetterla con i rituali e le liturgie perché così facendo perde il suo significato nobile.

La Politica deve essere utile al Paese, aumentando la responsabilità di quanti credono che è necessaria se ha come bandiera il “bene pubblico”.

La Politica deve significare competenza, spirito di servizio e buon senso.  

Ed allora come muoversi in un contesto così inospitale?

Recuperando innanzitutto la riflessione e l’approfondimento. Mettendo da parte la rabbia e le contrapposizioni. Cercando di emozionare il cittadino con idee nuove, ambizioni e speranze.

Il difficile momento non deve sfociare nell’astensionismo e nel rifiuto, ma sollecitare le responsabilità individuali per orientarle verso l’impegno politico, nella consapevolezza che non si può fare a meno della politica. La democrazia sta proprio nella partecipazione e nel poter esprimere liberamente le proprie idee e combattere per esse.

Questo lo si può fare richiamando l’attenzione verso temi troppo spesso dimenticati e che sono invece i più vicini alla gente: lavoro, pensioni, salute, ambiente, scuola, servizi pubblici, che gravano soprattutto sugli ultimi e gli emarginati.

Rapide considerazioni ad alta voce auspicando che possano essere occasione per riflettere seriamente e serenamente per un ritorno alla “buona politica” come risposta all’antipolitica. E questa è la sfida che abbiamo di fronte.

VALENTINO CARLUCCIO