LA SPERANZA E’ LA CREATURA CON LE ALI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di Asia Retico  di 14 anni.

di ASIA RETICO ♦

“La speranza è la creatura con le ali

Che si posa nell’anima

E canta melodie senza parole

E non smette mai

Proprio mai”

(Emily Dickinson)

 

Prendi un piccolo paese vicino Roma, isolato dal mondo attivo che gli gira intorno. Prendi una ragazza di quattordici anni, che vive lì, che ha tanti sogni e speranze, ma poche possibilità.

Mi chiamo Asia, vivo a Rocca di Papa, un paesino che sorge su una montagna con vista su Roma. Ho quattordici anni, o poco più, ma tante persone mi hanno detto che dimostro un’età maggiore, intellettualmente parlando. Sono nata e cresciuta qui, ma non conosco il mio paese quanto i miei amici. Perché? Perché io sono “diversa”: questa parola mi è stata attribuita così tante volte che in alcuni casi per me perde significato.

Di solito non mi si vede in giro per il paese: sono sempre impegnata fra libri e “arte”, se così si può definire la mia passione più grande.

Sono una ragazza che vuole confrontarsi con l’ignoto, che si guarda intorno per capire se stessa e che non sceglie la strada più facile per raggiungere solo uno scopo minimo. Quella che piange per i problemi che non la riguardano direttamente, che si sente cittadina del mondo. A differenza di tante persone che conosco, ho un’ostinata fiducia nel genere umano, spesso accompagnata dall’indignazione per coloro che non lo rispettano.

Il mio paese e la mia gente hanno un modo tutto loro di pensare. Qui, se sei un ragazzo il calcio è la tua vita, se sei una ragazza la tua occupazione è andare a vedere le partite dei ragazzi. Una catena di ossessioni che non finirebbe mai se non ci fossimo noi “diversi” a contrastare la monotonia di una vita tutta basata sulla ricerca della popolarità o sulla cura della bellezza del corpo. Le cose importanti dovrebbero essere altre e altra la bellezza da apprezzare, quella della cultura o  dell’arte.

La mia bisnonna, di novantasei anni, mi racconta spesso di come era bella la vita qui addirittura prima che mia madre nascesse. Dice che c’erano sale da ballo ovunque, cinema, locali di ogni tipo. Rocca di Papa, a quanto mi racconta, era una città basata sul turismo. Oggi, per qualsiasi evenienza dobbiamo ricorrere ai paesi vicini, per comprare un paio di scarpe o per un pomeriggio fra amici.

Non posso negare che vivere qui abbia anche i suoi aspetti positivi: l’aria pulita dei nostri boschi, la tranquillità, consentita dal fatto che siamo poco meno di 17 mila abitanti. Eppure anche noi cominciamo a sentirci meno sicuri, a causa dei recenti avvenimenti a livello internazionale anche noi cominciamo a cedere alla paura.

Poi ci sono gli aspetti negativi, ovvero quelle manchevolezze che potrebbero essere affrontate da una precisa volontà politica: l’inquinamento dei boschi, il disagio sociale, le poche possibilità che vengono offerte ai giovani, sia a livello lavorativo che educativo. Il massimo che abbiamo per quanto riguarda l’istruzione è la scuola secondaria di primo grado. Non ci sono grandi centri sportivi che non riguardino il calcio, abbiamo una biblioteca molto piccola e non frequentata, insomma non trattiamo il nostro paese come meriterebbe.

Abbiamo fonti di turismo che potrebbero riportare Rocca di Papa fra le cittadine più belle d’Italia, se solo qualcuno se ne occupasse. Avevamo il tempio di Giove dei Latini sul nostro monte, ma vai a capire in quali case moderne si trovano oggi i resti. Abbiamo la fortezza più alta, la via sacra dei Latini che si ricongiunge alla via Appia antica, la funicolare che parte dalla piazza principale, che però è in ricostruzione dato che per un bel periodo non è stata utilizzata. Abbiamo dei boschi meravigliosi, sentieri ora malmessi e trascurati, ma che potrebbero essere dei bellissimi percorsi naturali in una flora unica, magari anche a scopo educativo per le scuole.

Ma il mio pensiero è anche rivolto a un orizzonte più grande del mio paese. C’è qualcosa di profondamente sbagliato, che anche una ragazzina nota, ma non può accettare. Il potere spesso in mano a pessime persone, il cui mondo gira attorno ai soldi, mentre al potere dell’amore e della giustizia non pensa nessuno. Non sanno quanto una parola possa distruggere o ridare vita. Non riescono a capire quanto un piccolo gesto possa cambiare e quanto un gesto disonesto possa distruggere vite. Il mondo dovrebbe svegliarsi da questo letargo che lo opprime, reagire, combattere contro chi non rispetta la vita. Vedo troppe persone morte inutilmente e i loro assassini liberi di vivere una vita a metà. Vedo uomini trattare male le donne, ucciderle perché “inferiori”. Vedo giovani soffrire per gli errori del passato, ma adulti gioire dei loro privilegi.

Ma queste sono tutte sensazioni che ha una quattordicenne che per ora non può fare niente.

Mi sento bloccata. Una farfalla che non riesce ad aprire le ali, un cavallo con le zampe legate. Sento di potercela fare, di poter realizzare i miei sogni, le mie aspettative, ma non qui. Qui posso solo iniziare in piccolo, esercitarmi per la battaglia che affronterò quando finalmente mi butterò nel grande oceano che è il mondo esterno. Voglio vivere davvero la mia vita, in completa autonomia e libertà, senza catene a bloccarmi. Voglio vivere in un mondo dove la diversità sia frequente, un mondo che dia a tutti le stesse possibilità e capacità. Voglio essere libera di esprimere il mio parere, ma anche in grado di farlo sentire. Voglio realizzare le mie aspirazioni, ed essere fiera di me stessa quando rivedrò la mia vita da lontano.

Voglio sperare di farcela.

ASIA RETICO