Parlare non è mai neutrale

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Ogni evento che si doti di sufficienti dosi organizzative trasmette due livelli comunicativi: un livello di contenuto, un livello di relazione.

L’aspetto di contenuto è stato, nel caso della giornata “Vision 2030”,quello di discutere sul futuro possibile della città. Un chiaro e preciso messaggio da parte dell’emittente, cioè l’organizzatore dell’evento.

Ma, come sempre accade, la comunicazione è avvolta da qualcosa d’altro: non si trasmette solo informazione ma, nel comunicare, si tenta di imporre un comportamento, una definizione del modo in cui la persona dell’emittente considera la sua relazione con l’altra. In quella giornata di lavoro dunque, come è naturale, si è veicolata una “meta comunicazione”( una comunicazione sulla comunicazione) secondo il punto di vista dell’emittente.

Comunicare, come si è detto, significa fornire un contenuto, una informazione ma significa soprattutto trasmettere una relazione. Ed è questa relazione che influenza pesantemente il contenuto!

Tutto questo appartiene all’esperienza quotidiana ed è cosa ben nota agli esperti della “comunicazione pragmatica”.

Ebbene, a fronte di questi aspetti della comunicazione, Il mio tentativo espresso nel precedente articolo era molto semplice: isolare il contenuto dall’aspetto relazionale della comunicazione trasmessa in quella giornata. Per questo ho cercato di incentrare tutto il discorso sul concetto di “progetto locale”. Un tema, questo che dovrebbe esser all’ordine del giorno del dibattito. Insomma, affiancare alle numerose ( e giuste) critiche al governo della città una visione progettuale, di largo respiro: una pars costruens di contro al diffuso clima pessimistico.

In presenza di un tema ghiotto quale quello di pensare la città in termini di visione, di futuro possibile e probabile l’opzione di discutere la meta comunicazione di quella giornata mi è apparsa, francamente, di secondaria importanza.

Ancora una volta sento il dovere di sollecitare un dibattito su tale argomento perché è solo attraverso una visione della città che noi possiamo sperare di contrastare tutte le patologie da più parti sollevate anche in questo sito nei mesi precedenti.

Tutto ciò premesso,debbo, comunque, una risposta alle osservazione scaturite a seguito del mio precedente articolo.

Parlare non è mai neutro!

Le idee non sono neutrali e, così, non è mai neutrale il linguaggio che le veicola. Piero Alessi ha perfettamente ragione. Se comunico un dato contenuto e lo faccio con una certa modalità e con una scelta particolare di partecipanti è questa modalità che classifica il contenuto. Tuttavia, caro Piero, posso sempre permettermi di trovare ottima la scelta contenutistica isolandola dal particolare contesto e trattandola per quella che è senza secondi fini, senza che essa appaia come un mero strumento per scopi completamente diversi (il potere amministrativo venturo).

Ma hai ancora ragione ad evidenziare che se quel buon contenuto è posto al riparo da ogni possibile cupio dominandi non per questo può vivere in un perfetto ambiente asettico. La politica è la sola arte che può, come tu dici, selezionare le scelte.

Il primato della politica!

Che altro può garantire che le scelte siano rese possibili? Raggiungere gli obiettivi è un problema di tecnica efficiente, di economia, di metodo, di organizzazione ma, selezionare i traguardi spetta al momento politico.

Perché il momento politico è così caduto in basso? Perché esistono i ladroni, perché i partiti sono in crisi, perché, il popolo è apatico, perché il populismo è di moda ecc.

Se parlare non è mai neutro, dimmi, che senso ha gridare al vento: bisogna far politica senza essere politici!

Un ultima, conclusiva annotazione. Ho sempre pensato che se un avversario politico dice qualcosa che reputo condivisibile, ebbene, questo qualcosa sia da accettare con entusiasmo. Agire contro un’ idea solo a motivo del fatto che si sollevano dubbi sulla persona che ha prodotto l’asserzione non è solo “politicamente non corretto” ma è logicamente una fallacia informale!

Spero, pur di essere ripetitivo, che dopo questi dovuti chiarimenti si ritorni sull’argomento del futuro della nostra città.

CARLO ALBERTO FALZETTI