La Leopoldina

di PIERO ALESSI ♦

Il titolo può apparire irriverente. Non è intenzione. Ad essere sinceri, per quanto mi riguarda, ho non solo apprezzato ma persino condiviso il percorso che si è proposto nel convegno promosso dall’associazione “Vision 2030” dal titolo “La città che vogliamo”, per raccogliere idee, finalizzate alla costruzione di un serio progetto di rinascita della nostra Civitavecchia. Questa spinta propositiva è stata ben colta da un articolo di Carlo Falzetti, apparso sul Blog “Spazio Libero”.

Alle sue attente considerazioni non potrei aggiungere nulla di più.

Vi è però un punto, non marginale, che non mi convince e attiene al rapporto con la politica. Mi riferisco in particolare ad un messaggio, nemmeno troppo sublimare, che vuole allocare l’iniziativa quanto più lontana possibile da facili connotazioni politiche. Che poi ad asserirlo, come il prodotto di una lunga e attenta riflessione, siano personaggi che nella politica locale sono da sempre immersi ben oltre il collo rende la dichiarazione così scopertamente sospetta da provocare qualche rispettoso sorriso. Sorvoliamo su chi, con scarso senso del pudore, considerato l’altare dal quale predica, rivolge un invito esplicito a spogliarsi delle appartenenze. Il richiamo ad una verginale nudità e ad una fanciullesca innocenza è, lo riconosco, una operazione di marketing eccellente. Di questi tempi il facile consenso si ottiene a partire da un lessico privo di contenuti ma molto accattivante. L’essenziale comandamento da osservare è il superamento, almeno sul piano linguistico, della politica; quindi scegliere un sinonimo di proprio gusto tra cambiamento, rinnovamento o innovazione. La vela si gonfia e raccoglie il vento che soffia forte in Italia, in Europa e, anche se con caratteristiche diverse, dall’altra parte dell’oceano. L’idea dei tavoli tematici è simpatica e molto moderna. Fa un poco il verso alla Leopolda di Renzi ma può funzionare a condizione di non ricorrere a mistificazioni. Poiché è evidente che anche le idee non sono neutrali, anzi per definizione non lo sono, esse dovranno pur subire una selezione. Chi, se non la politica realizza la selezione? Chi, se non la politica decide quale idea merita di essere realizzata e quale no? Chi, se non la politica ha un chiaro piano programmatico entro il quale le più diverse idee possono eventualmente, ma non sicuramente, trovare la loro collocazione? Dunque, per dirla chiara ciò che si sta provando a costruire è un programma di governo per Civitavecchia e in tutta evidenza si prova a verificare quali forze e alleanze politiche sia possibile individuare e mettere assieme.

Tutto ciò è scandaloso? Mi pare proprio di no. Non solo è legittimo ma meritorio ed intelligente mettere attorno ad un tavolo le più varie competenze per trarne consiglio. E’ il taglio che dovrebbe dare l’attuale Amministrazione al suo operato se non fossimo nelle mani di una setta del tutto priva della capacità di relazione ed accecata dalla arroganza e dalla superbia.

La questione che pongo, e mi scuso ancora per un titolo che può apparire una “diminutio” del lodevole tentativo è che esso non andrebbe presentato come un qualcosa che è al di là della politica perché non è così. I suoi principali protagonisti confessano con la loro sola presenza che si tratta di ben altra operazione. Provo da semplice ed ingenuo osservatore dei fatti locali a dare la mia lettura. Diciamo che il centro destra prova a rilanciare sé stesso, profittando delle lacerazioni in atto nel campo del centro sinistra, e lo fa attraverso una iniziativa promossa da una associazione. Mi sembra chiaro chi ha in mano il timone, altrettanto chiara la leadership trasversale, così mi paiono evidenti i tentativi di dialogo in atto e il blocco sociale di riferimento. Nulla da eccepire. Purché quella che è una evidentissima e molto studiata operazione politica non venga contrabbandata per una spontanea riscossa di una non meglio identificata società civile da contrapporre ad una altrettanto non identificata classe politica. Altro sarebbe se, a partire, da una condivisa analisi della situazione che attraversa la città si giungesse alla conclusione che, a determinate condizioni, opposti schieramenti debbano pervenire, per il bene della città e sulla base di un ben preciso programma di governo, ad accordi e temporanee convergenze. La trasparenza di una scelta sarebbe prova di serietà. Viene da sé che non è affatto detto che tale accordo sia nelle cose o sia da accettare ma ne apprezzerei la trasparenza. Diversamente si potrebbe avere la sgradevole sensazione che si tratti di una operazione di mero trasformismo politico non priva di autorevoli e potenti registi.

PIERO ALESSI