Raptus

di SILVIO SERANGELI ♦

Confesso di non aver mai sopportato la diversità inglese: la guida a destra con le strade che non sono più quelle d’inizio Novecento è a dir poco ridicola; il sandwich, il porridge, la broda calda delle cinque che sciacqua le budella, addirittura con il latte e senza zucchero, non mi hanno mai detto niente. Meglio un robusto panino, ancora meglio un caffè nero, bollente. Che dire quando al posto del cappuccino con cornetto croccante ti trovi una fetta di pancetta bruciacchiata sommersa da un uovo strapazzato e, addirittura, alle otto di mattina, accompagnata da pomodoro crudo funghetti e fagioli. Mammamia! I tornei di freccette, i pub, la famiglia reale stile carnevale di Viareggio permanente non mi sono mai andati a genio. Un mondo che non mi è mai piaciuto. Per questo, nel mio piccolo, sono contento che la perfida Albione abbia deciso di tenersi le sue sterline, i suoi cartocci di pesce fritto e patatine, la sua diversità da noi poveri europei. È quello che penso veramente? Può essere. Ma è altrettanto vero che questo sproloquio mi serva per richiamare l’attenzione. Del resto si tira a campare con le invettive, le risse in tv delle solite compagnie di giro; conta l’apparenza, chi la spara più grossa, perché non esiste più il giudizio, e neppure i giudici imparziali. Perché la GB che esce dall’Europa? Che c’entra la la bella città d’incanto? L’ho presa alla lontana, ma state tranquilli che arriviamo al punto. Dunque i sudditi della regina, sir, baronetti, anziani in……. neri, hanno deciso di votare questa uscita dall’unione con delle loro buone ragioni, ma anche sull’onda populistica che tutto travolge, che prende forza nelle semplificazioni e nelle panzane di chi riesce a vendere, a incantare come faceva il vecchio venditore di piazza con il callifugo miracoloso o il fungo contro il mal di fegato. Tutti appresso, convinti e festanti, senza pensarci su. Un raptus collettivo. E poi, leggo due giorni dopo l’uscita storica che ci sono più di tre milioni di firme per rientrare. L’Ue sliding doors, perché finita l’ubriacatura qualcuno comincia a capire che le parole non sono i fatti e il distacco dal vecchio continente potrà portare guai seri. Dietrofront. E leggo anche, e qui è il punto e l’accostamento alle vicende della nostra bella e d’incanto, che il leader di turno, strombazzato con grande simpatia dai giornali nazionali, si becca un bel sette dall’esimio notista, salvo poi che pochi centimetri sotto, venga chiaramente smentito. Nella pagina del giornale on line si legge che il bravo studente, tale Farage, che sembra uscito da una distilleria di whisky di Edimburgo dopo numerose corpose bevute, dichiara candidamente che non può mantenere quello che ha promesso: i 350 milioni di sterline o giù di lì per il servizio sanitario. Ma per il notista di sopra merita sette, anche se è un bugiardo matricolato e se in tanti che hanno seguito questo pifferaio si chiedono, virgolettato: “che abbiamo combinato!”. Prendete questo capopolo e prendete i degni compari del nostro stivale: dalla felpa sbiadita del povero Matteo in caduta libera, alle pupille sempre più estroverse della fascistella Giorgia che colloca candidamente Dublino in Inghilterra (che ce frega, va bene tutto!), per non dire del comico burattinaio. Il giochetto è lo stesso, identiche le conseguenze. Prendete quello che succede qui da noi con i cinquestelle: sono bastati proclami, invettive, un facile bersaglio e attribuirgli tutte le colpe, perfino i temporali e l’afa d’agosto. L’esercito degli scontenti si è ingrossato a meraviglia, è lievitato per natura. Tutto giusto. Il malessere c’era e sembrava ci fossero questi abili medici volontari capaci non solo di curare il malato, ma di guarirlo e rimetterlo in piena forma. Tante promesse e, soprattutto, un cambiamento radicale. E poi? Calma piatta. Questi professionisti dello sfascio che, attenzione, non sono mammolette e sanno rifarsi con gli interessi, distruggono e basta. Non sanno neppure come si tiene in mano un termometro. Il cambiamento epocale, il contratto dei cinquestelle con i propri elettori cosa ha prodotto in questo periodo non breve di governo nella bella e d’incanto? Molto facile infierire sui disastri sotto gli occhi di tutti (strade impraticabili, sporcizia, degrado, acqua a singhiozzo e perdite della medesima, e via discorrendo) e chiedere dove è finita la guerra senza quartiere ai poteri forti. Qui si è assistito, fin da subito, ad un chiaro appecoronamento. E le promesse? E la diversità proclamata? Propaganda e populismo studiati a tavolino e serviti a modino. Così se succede che una parte degli abitatori d’oltremanica si rende conto di aver fatto la frittata e vorrebbe tornare indietro, qui, nella nostra città d’incanto, non c’è giorno che qualcuno mi avvicini per rivelarmi a bassa voce che ha sbagliato, credeva che…, ma si è pentito. Quasi quasi lo benedico, gli impartisco l’assoluzione e gli affibbio un ave, due pater e un gloria. Forse è un po’ poco. Ci vorrebbero le fiamme infernali.

di SILVIO SERANGELI