Ungaretti e il suo amico “Vigna”

di ENRICO CIANCARINI ♦

“Look Books ha trovato il libro richiesto”, la solita mail che arriva ormai quasi quotidianamente. Prosegue la ricerca di libri antichi su Civitavecchia per arricchire la collezione.

L’apro, non è un libro quello proposto per l’acquisto ma una lettera importante per la firma che riporta in calce, un autografo da collezione.

Su chi l’abbia scritta non ci sono dubbi: è un prezioso autografo di Giuseppe Ungaretti. A chi fosse indirizzata, il venditore lo ignora. Tanto che scrive nella scheda di presentazione che lo scritto è indirizzato a “un non meglio identificato amico Vigna”.

Ingrandisco l’immagine della lettera e leggo:

“Caro Vigna,

sabato, o venerdì della settimana ventura, io e il mio amico Banzi, un musicologo e uno scrittore francese di grande valore (ha scritto e scrive regolarmente sulle principali riviste di musica francesi, cose bellissime) si verrebbe a Civitavecchia per stare un po’ con te e incontrare Bucci. Se ti è possibile preparare per quel giorno l’incontro con Bucci, col quale si vorrebbe parlare di Stendhal, scrivimi. E scrivimi anche nel caso contrario.

Un abbraccio dal tuo

Ungaretti”

Il redattore della scheda non si è sforzato troppo. Basta fare una piccola ricerca su internet per trovare decine di collegamenti fra il poeta e due personaggi di Civitavecchia: i fratelli Arnaldo (1888) e Fernando Vignanelli (1886). E’ soprattutto con quest’ultimo che nasce una grande e profonda amicizia che durò per tutta la loro vita, un rapporto iniziato a Parigi negli anni precedenti alla Grande guerra e che si conclude in un santuario mariano nella provincia di Avellino. L’amichevole diminutivo “Vigna” testimonia il rapporto fraterno fra i due.

I genitori dei due fratelli, Giosafat Vignanelli e Firmina Di Francesco, lasciano Sassoferrato nelle Marche nel 1869 e si trasferiscono a Civitavecchia dove hanno sei figli. Qui Giosafat insieme al fratello Luigi installa una fabbrica di birra che resta attiva per molti decenni.

Ben presto i due fratelli Fernando ed Arnaldo (un terzo fratello Ferruccio sarà famoso organista e compositore) mostrano di possedere uno spiccato talento artistico che li spinge a recarsi a Parigi per approfondire i loro studi artistici. Arnaldo è già un valente scultore, ha lavorato all’Altare della Patria a Roma e a Civitavecchia ha modellato il busto bronzeo di padre Alberto Guglielmotti che oggi è dimenticato al Viale (su di lui ha scritto Carlo De Paolis). Fernando è un promettente pittore.

La Parigi che vivono i due fratelli è la scintillante capitale di tutte le avanguardie artistiche e culturali che caratterizzano l’inizio del secolo breve. Gli anni precedenti la Prima guerra mondiale sono quelli che culturalmente inaugurano il nuovo secolo, archiviando i movimenti artistici e letterari che avevano contrassegnato l’Ottocento. I due fratelli hanno la possibilità di stringere amicizia con giovani artisti ed intellettuali provenienti da tutto il mondo. Qui incontrano il giovane Giuseppe Ungaretti (1888) appena arrivato da Alessandria d’Egitto per iscriversi ai corsi della Sorbona. Il poeta nella capitale francese stringe amicizia con Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani. Possiamo ritenere che anche i fratelli Vignanelli entrano in contatto con questi personaggi come dimostra la corrispondenza pubblicata del Papini.

Scoppia la guerra e i tre giovani sono arruolati nell’esercito italiano. Arnaldo raggiunge i gradi di tenente e merita la croce di guerra. Dopo l’immane tragedia i Vignanelli ritornano a Civitavecchia. Fernando, che è il maggiore, deve occuparsi della fabbrica di birra che gli ha lasciato in eredità il padre. Ma non smette di dipingere. E’ lo stesso Ungaretti, in un’altra lettera datata 1930 e battuta all’asta dalla Bolaffi qualche anno fa, che delinea le attitudini artistiche dell’amico civitavecchiese:

“Per la tua pittura, fai più che puoi nudi di donna che ti riescono benissimo. E non guastare i tuoi paesaggi con archi e catafalchi. Anche i tuoi ritratti sono fortissimi”

Della produzione artistica di Fernando non conosciamo molto. Fino all’anno scorso gli si attribuivano i dipinti della Cappella Guglielmi nella Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte. Ma i recenti restauri diretti da Davide Rigaglia hanno permesso di attribuirli al pittore pavese Romeo Borgognoni mentre il Vignanelli li avrebbe solo restaurati negli anni Trenta del secolo scorso.

A Civitavecchia Fernando è in amicizia con Clodoveo Bucci. Lo testimonia fra l’altro un biglietto in cui segnala un bibliofilo di Parigi, Mario Galanti, interessato a vedere e forse ad acquistare la collezione di manoscritti di Stendhal custoditi in Casa Bucci. Anche Ungaretti si rivolge al fraterno amico Fernando per ammirare il Fondo stendhaliano e la sua visita, se alla fine ebbe luogo, si dovrebbe collocare a cavallo fra gli anni Venti e Trenta del Novecento, sapendo che il poeta si trasferì in Brasile nel 1936 fino al 1942, anno in cui la collezione Stendhal di Casa Bucci traslocò a Milano.

L’amicizia di Ungaretti con il pittore civitavecchiese è legata a filo doppio al percorso di riscoperta della fede cattolica che il poeta abbraccia dopo la sconvolgente esperienza vissuta in quell’immane tragedia collettiva che fu la Prima guerra mondiale per tanti intellettuali italiani. Cammino di fede che percorre anche Fernando, forse entrambi influenzati dalla forte esperienza religiosa di Arnaldo.

I due infatti si recano al Sacro Speco di Subiaco durante il periodo pasquale del 1928, ospiti di Arnaldo che nel 1921 era entrato novizio a Montecassino, per vestire l’abito da monaco e consacrarsi sacerdote benedettino nel 1927. Scrive Emanuele Mollica (responsabile del Museo Abbaziale di Montevergine): “Come Ungaretti, anche il Vignanelli in quegli anni stava attraversando momenti di turbamento interiore ed era impegnato in un percorso di vita che da non credente lo avrebbe portato a vestire il bianco abito dei benedettini di Montevergine. Ungaretti e Vignanelli parteciparono quindi nel monastero di Santa Scolastica alla liturgia pasquale”. Lo stesso Ungaretti ricorda, commentando il suo componimento “La Pietà” che essa fu “la prima manifestazione risoluta di un mio ritorno alla fede cristiana… Nacque durante la settimana santa, nel monastero di Subiaco, ospite del mio compagno Don Francesco Vignanelli, monaco a Montecassino”.

Fernando Vignanelli è ospite frequente della casa di Ungaretti a Marino ed è il padrino del secondogenito del poeta, Antonietto scomparso a soli 9 anni nel 1939. Fernando scrive: “Ungaretti non sa quanto io abbia pianto la dipartita di questo bambino gentile; non sa che ancora oggi nel rileggere le poesie che il poeta ha scritto in morte del figlio, provo il sapore acre delle lagrime che mi rigano il volto”.

Nel 1957 Fernando Vignanelli entra nel convento benedettino di Montevergine, vicino Avellino, e diventa padre Luca. Anche qui ha modo di esprimere il suo talento artistico.

Nel convento benedettino Ungaretti si reca più volte a trovare l’amico della giovinezza parigina. L’ultima visita avviene nella Pasqua del 1969 quando ormai il religioso civitavecchiese è allettato per una paralisi agli arti inferiori. Ungaretti trascorre molto tempo al capezzale dell’amico rievocando gli anni giovanili vissuti in Francia, quelli tremendi della guerra del 1915/18, le stimolanti serate romane passate al Caffè Greco e all’Aragno. Alla fine il poeta confessa ai confratelli di padre Luca che “questo è uno dei giorni più belli della mia vita e, guardi, nella vita ce ne sono pochi”.

Il 12 maggio del 1970 Fernando Vignanelli, ora padre Luca, spira nel convento di Montevergine precedendo di pochi giorni l’amico Giuseppe. Ungaretti infatti muore a Milano il 1 giugno.

Era una storia che non conoscevo. L’arrivo della mail per propormi l’acquisto della lettera di Ungaretti all’amico “Vigna” ha scatenato la mia curiosità che ho soddisfatto navigando su internet alla ricerca di testimonianze di questa bellissima storia d’amicizia fra due uomini di cultura e fede. Alla Madonna di Montevergine era devota mia madre Rosa e a lei dedico questo breve scritto.

La lettera però non l’ho comprata, vogliono 1.350 euro, un po’ troppi. Se qualche amico volesse farmi un regalo…

di ENRICO CIANCARINI