L’Isola Misteriosa

di ROBERTO FIORENTINI ♦

Non parliamo di quella di Giulio Verne. E neppure di quella dove è caduto il volo 815 della Oceanic Airlines, per intendersi quella della serie Lost. Parliamo comunque di un autentico mistero, dai contorni sfuggevoli e fumosi. Cioè di cosa sia accaduto alle isole pedonali a Civitavecchia. E’ probabile che i lettori meno attenti ignorino persino che nella nostra città esistano delle aree sottratte al traffico automobilistico e riservate ai pedoni. Infatti, ad uno sguardo distratto, è praticamente impossibile capire quanti e quali siano queste isole pedonali, visto che sono continuamente violate da continui passaggi di auto di ogni genere, compresi i mezzi pesanti, a tutte le ore del giorno e della notte.

Era il 30 dicembre 1980 quando a Roma venne istituita la prima isola pedonale d’Italia, nell’area del Colosseo. A distanza di trent’anni su 100 centri urbani monitorati da ACI e Legambiente sono 92 le città che dispongono di isole pedonali e sono in media 34 ogni 100 abitanti i metri quadrati riservati esclusivamente ai pedoni. I comuni di Venezia, Verbania, Cremona e Terni addirittura superano la soglia di 100 metri quadrati ogni 100 abitanti. Civitavecchia dovrebbe avere 17.000 mq di aree pedonali per stare nella media ed addirittura 50.000 per essere come i comuni più virtuosi.

Nel frattempo all’estero si sta addirittura superando il principio tradizionale di area pedonale. Ad esempio In Europa si stanno diffondendo sempre più quartieri pedonali o, comunque, “carfree”, tanto per usare un termine anglosassone. Alle isole pedonali di una volta si stanno infatti affiancando veri e propri quartieri a impatto zero, dove i veicoli a motore sono banditi. Appena fuori Vienna, addirittura, è stata creata una zona per 600 famiglie alle quali viene chiesto di sottoscrivere un accordo che prevede la rinuncia a possedere un’auto. O se proprio non se ne potesse fare a meno, tale auto non dovrà mai entrare nel circondario. Potranno invece transitare gli autobus e le biciclette, per raggiungere meglio il centro che dista 8 km.  Una rivoluzione culturale impensabile per un Paese, come il nostro, dove il 30,8% degli spostamenti motorizzati avviene su tragitti inferiori a due chilometri.

E’ ormai un dato assodato che la diffusione di aree pedonali nei centri delle città ha effetti benefici per la qualità dell’aria e per quella della vita in genere, con impatto positivo sul commercio e sul turismo. E Civitavecchia cosa fa ? Sta progressivamente dismettendo quelle che sono state immaginate come tali ormai da più di 15 anni. Via Trieste è stata aperta al traffico, Piazza Leandra e Piazza Saffi sono ormai dei parcheggi , sia di giorno che di notte. Piazza Fratti di giorno è invasa da auto e camion, di notte diventa terra di nessuno, con decine e decine di auto parcheggiate. Anche il Lungomare Thaon de Revel è spesso “ violato “ da camion che consegnano merci, auto private e mezzi di ogni genere. Corso Centocelle, oltre al continuo passaggio di auto sia private che di servizio , verso la Caserma della GDF, sta progressivamente ritornando ad essere percepita come una arteria di scorrimento.

Ovviamente la responsabilità non può essere addebitata solamente all’Amministrazione Comunale – sia l’attuale che quelle precedenti in egual misura – perché non è abbastanza solerte nel reprimere le numerosissime violazioni. Va’ invece condivisa con la cittadinanza , sia  composta dai residenti nelle zone in questione che quelli provenienti da altri quartieri, che non hanno abbandonato il vizio, molto “ paesano”, di arrivare con la macchina fino sotto la propria destinazione. Ed oggi la scusa della penuria dei parcheggi non funziona più. Con l’inaugurazione della cintura ferroviaria, con centinaia di posti auto a un passo dal centro, il parcheggio all’interno delle aree pedonali è frutto solamente di egoismo, maleducazione e assoluta mancanza di senso civico. Si arriva agli estremi di ristoratori che parcheggiano il loro “ macchinone “ di fronte ai tavoli all’aperto del proprio ristorante, regalando ai propri avventori il brivido di una cenetta con vista sul parcheggio, schermando le bellezze che il nostro martoriato centro storico pure offrirebbe.

Servirebbe un vero e proprio moto di ribellione da parte delle forze sane di questa città, che costringa chi governa ad intervenire con sanzioni molto dure nei confronti di chi viola le aree pedonali. Servirebbero scelte a servizio della vivibilità del centro, aree di scambio, navette, telecamere e dissuasori, nonché una campagna informativa massiccia ed intensiva. Servirebbe una volontà prima culturale che politica. Ma temo che il gap che ci allontana sempre più dall’Italia “ migliore “, per tacere poi del resto d’Europa , stia diventando sempre più difficile da colmare.

di ROBERTO FIORENTINI