Penne di fango.

di PIERO ALESSI ♦

Mai andato in cerca di amici o di sorrisi ipocriti. Molto meglio dire ciò che si pensa, metterci la faccia e perdere qualche saluto, del quale si può comunque fare a meno. Vengo alla questione. Considero l’espressione artistica una attività degna del massimo rispetto. Lamento che la nostra città non stimoli incisivamente le inclinazioni culturali dei nostri giovani; non offra loro spazi adeguati per coltivare le proprie passioni e confrontare con partecipata umiltà i loro progressi e risultati.  Da rilevare che Civitavecchia ha energie che si muovono in autonomia e qualche volta persino malgrado le condizioni date. Si pratica la musica e il canto, la pittura e le arti grafiche, la scrittura, il teatro e il cinema. Vi sono inoltre numerose associazioni culturali e di studio. Vi è dunque una diffusa realtà di fronte alla quale la “politichetta” locale dovrebbe solo tirare giù il cappello dal momento che non è in grado di offrire un utile sostegno. Per dirne una: ho insieme ad altri, ciascuno in diversa forma, sollecitato ad assumere iniziative che valorizzassero il ruolo e il contributo offerto, nel tempo, dalla nostra città al cinema. Come risposta un silenzio da rompere i timpani. Meglio rassegnarsi, riporre idee e proposte nel cassetto ed aspettare che passi la notte. Per tornare in argomento l’espressione artistica è una cosa seria. Il senso è quello di creare con le proprie mani e la propria intelligenza, aiutati dalla fantasia e da uno specifico gusto estetico qualcosa che non era e che prende vita grazie ad un desiderio appassionato di espressione. Si vuole trasmettere. E’ un dialogo con qualcuno che si immagina che, dall’altra parte del filo, riceva emozioni, sensazioni e messaggi dalle tue proposte. Va da sé che non tutte le manifestazioni sono sostenute dallo stesso genio, dalla medesima tecnica o dalle stesse finalità. La qualità di un’opera è opinabile. Il solo giudice è chi riceve. Questa è la premessa. Considero, per concludere, ogni atto di creazione artistica un  tributo alla libertà dell’uomo. Dove non c’è la libertà la cultura e l’arte subiscono impressionanti persecuzioni. Però, e qui vengo all’invettiva, quando un pennello o una penna  o uno strumento non sono al servizio della nobile creazione artistica ma oggetto di mercificazione o utilizzati a scopi meschini e vili si determina una perdita di autorevolezza e di prestigio dell’arte e ciò rappresenta una minaccia reale ad un sistema fondato su principi di libertà. Dunque, tutelare la cultura e l’arte e difendere le nostre libertà sono un’unica battaglia. Quando si cede terreno su questo fronte fanno sorridere le astratte rivendicazioni di appartenenza a movimenti di radicale cambiamento, addirittura trasformazioni in senso progressista o oltre. Se distribuisco riviste di pornografia estrema ai bambini che escono da una scuola elementare non sarebbe poi coerente che andassi predicando di etica e valori. Ci sono dei limiti. Vi è un confine sul quale ci dobbiamo attestare. Non si può essere spettatori passivi . E’ chiaro che non sostengo la censura . Ciascuno scriva o dipinga o suoni ciò che vuole ma il diritto alla critica deve essere esercitato o il silenzio rischia di divenire complice. E, se qualcuno picchia con dei bastoni su dei fusti di latta non mi può spacciare quei rumori come l’esecuzione di uno spartito di Mozart. E se un autore invece di usare inchiostro usa, ad essere buoni,fanghiglia da discarica, non mi si può raccontare che si vanno producendo scritti che sanno di essenze profumate. Anche la cucina è arte ma se di base usi deiezioni animali, le puoi condire come vuoi, la sostanza rimane quella. Qualora circolassero piatti del genere non ho dubbi che cuochi e salutisti farebbero argine. Denuncerebbero la sofisticazione e senza dubbio non accoglierebbero le pietanze nel proprio ristorante. Quando settori, che pure hanno una storia gloriosa alle spalle,  aprono le porte a tali sottoprodotti, alla volgarità e  alla maldicenza, si fanno complici di una aggressione violenta e di messaggi negativi per i tanti giovani che guardano alla cultura e all’arte come ad uno strumento di libertà, di bellezza e di emancipazione. Le “penne di fango” andrebbero tenute ai margini. Non si può incoraggiare la categoria di coloro che, con viltà, vogliono consumare vendette e compensare frustrazioni individuali facendosi scudo di insostenibili motivazioni artistiche.

di PIERO ALESSI