Rilettura d’una rilettura. Senza parole. Per vedere l’effetto che fa.

di FRANCESCO CORRENTI ♦

«Chome lo papa uole partire la rocha di Ciuita: chosì».

Con queste parole, l’architetto che aveva illustrato a Giulio II della Rovere le possibili impostazioni planimetriche della costruenda fortezza di Civitavecchia, ha contrassegnato gli schizzi con la soluzione voluta dal pontefice.

In quella frase, «come il papa vuole», è sintetizzata tutta la storia della città, assoggettata nei secoli alle scelte del potere centrale, che ha sistematicamente escluso dalle decisioni la popolazione. Potere centrale ha significato per Civitavecchia, fin dalle origini, Roma. Da Roma essa ha avuto principio, come porto e come centro di servizio funzionale alle esigenze annonarie, commerciali e militari della capitale. Con Roma ha condiviso, nella diversa misura dei rispettivi ruoli, i fasti di lunghe e feconde stagioni, che hanno visto all’opera, nel dare ad entrambe il loro volto urbanistico ed architettonico, i medesimi massimi artisti di quelle epoche. A Roma è stata legata da un vincolo di sudditanza politica, amministrativa ed economica, che ne ha costantemente condizionato le vicende, sia in positivo che, più frequentemente, in negativo.

Di Roma subisce, tuttora, l’influenza, non riuscendo ad assumere le funzioni autonome di capoluogo comprensoriale e rimanendo, invece, soffocata dalle mansioni di centro periferico dell’area metropolitana. Città solo nell’apparenza esteriore, ma non nelle caratteristiche e prerogative intrinseche, Civitavecchia presenta motivi di studio e di riflessione del tutto peculiari, che i suoi storiografi hanno, quasi completamente, trascurato o travisato e che neppure le più recenti ricerche sulla città hanno pienamente approfondito in modo unitario e complessivo.

Questo lavoro tenta di affrontare l’argomento con tale angolazione, nel presupposto di individuare alcune costanti, nella vicenda urbanistica della città, da cui dedurre l’origine e le motivazioni degli sviluppi storici e della situazione territoriale.

I risultati ottenuti sono ancora parziali ed incompleti, ma ne oso ugualmente la pubblicazione, nella speranza di offrire un sia pur modesto contributo alla conoscenza di Civitavecchia e dei suoi problemi antichi ed attuali. Ritengo, infatti, da ascrivere fra le maggiori carenze della città la mancata circolazione e diffusione degli studi e delle elaborazioni, che pure vedono impegnati in attività di rilevante portata culturale sia valenti studiosi che giovani appassionati. La limitazione del dibattito in ambiti ristretti e specialistici, l’inesistenza di sedi pubbliche adatte a valorizzare tali contributi e la riluttanza di enti ed istituzioni locali ad incentivare e favorire le ricerche impediscono gli scambi ed una più ampia partecipazione della cittadinanza all’individuazione ed all’approfondimento delle problematiche e, quindi, alla scelta delle soluzioni e degli indirizzi operativi.

Lo studio qui pubblicato costituisce una sintesi delle ricerche da me condotte tra il 1964 ed il 1975 ed ulteriormente ampliate, in quest’ultimo decennio, con elaborazioni grafiche e con la schedatura (prima inesistente) dei documenti relativi a Civitavecchia, custoditi in biblioteche, musei ed archivi pubblici e privati. Ciò ha portato alla raccolta ed all’ordinamento di una mole considerevole di materiale, in particolare cartografico ed iconografico, da cui sono state dedotte dettagliate ricostruzioni dell’assetto urbano assunto dalla città nelle singole fasi di sviluppo, oltre ad una completa trascrizione cronologica degli eventi storici, degli interventi urbanistici ed edilizi e di ogni altro dato di rilievo, riguardante la città, i suoi abitanti ed i personaggi più rappresentativi. Altre elaborazioni derivate dalle ricerche sono costituite dagli schedari biografici, bibliografici e toponomastici.

Una prima selezione di tale materiale è stata orientata, come inizialmente richiesto dalla Cassa di Risparmio nell’invitarmi a pubblicare parte delle ricerche, sul tema dell’architettura religiosa nella storia urbanistica di Civitavecchia tema poi limitato a costituire un’appendice documentaria dell’ opera. Infatti, la difficoltà di enucleare le vicende degli edifici di culto dalla storia generale della città e, soprattutto, il maggiore interesse che, quale autore, attribuivo ad una rilettura complessiva dei fatti territoriali, hanno consigliato di ricondurre la pubblicazione al tema più ampio e globale, riguardante l’intera città nel suo contesto territoriale.

Questa scelta e l’impossibilità, per lunghi periodi, di dedicarmi alle fasi di «montaggio» e di elaborazione editoriale, come veniva richiesto dalla particolare impaginazione e dalla struttura della tipografia incaricata, hanno prolungato nel tempo la realizzazione del volume, comportando anche l’esigenza di aggiornare il testo, le note e le citazioni bibliografiche alla letteratura apparsa nel frattempo ed ai miei stessi nuovi studi. Ciò ha richiesto un non facile lavoro di rifacimento e di integrazione, entro gli ormai determinati limiti di spazio tipografico dei vari capitoli ed all’interno di un «menabò» già completato, con l’inconveniente di aver dovuto operare drastici tagli ad alcuni argomenti, che forse avrebbero meritato una più esauriente trattazione.

Nello scusarmi con il lettore di tali inevitabili lacune e discontinuità, devo pregarlo anche di considerare benevolmente le digressioni in settori specialistici (in particolare, nel campo dell’archeologia), che ho preferito, comunque, affrontare per dare un quadro completo, seppure superficiale, delle vicende urbanistiche. Per alcuni periodi storici, poi, ho ritenuto opportuno mantenere nel testo quei richiami ad avvenimenti generali ed a situazioni di carattere più ampio dello specifico tema da me trattato, che avevo approfondito per chiarire a me stesso gli antefatti ed il senso di determinate conseguenze locali: con ciò, non ho inteso dare a quelle pagine alcun tono didattico, ma semplicemente consentire al lettore di meglio seguire le argomentazioni sviluppate e meglio comprendere gli elementi su cui ho basato le mie conclusioni.

Riferimento principale di questo studio è stata la ricostruzione accurata delle fasi di formazione del tessuto edilizio e di evoluzione del territorio, la cui trascrizione grafica ha potuto essere qui riprodotta solo in minima parte, a causa del formato del volume. Confido di poter corredare, in seguito, questo lavoro di un atlante. Ho, comunque, messo a disposizione dell’Amministrazione comunale il materiale elaborato e già esposto in occasione di pubbliche mostre sulla storia urbana.

Mi sono avvalso dell’imponente documentazione giuntaci dai secoli passati, analizzata criticamente per discernere ciò che costituisce vera e propria fonte storica da ciò che rappresenta consapevole o inconscia idealizzazione dei fatti e della forma civitatis. Ho ritenuto utile, peraltro, anche questo tipo di testimonianze e ne ho sottolineato il valore, in quanto vi si rispecchia un’interpretazione dell’immagine della città che ha, spesso, carattere ideologico.

In questo senso, ho tenuto presenti tutte le storie municipali, tra le quali eccelle, per completezza scientifica e livello letterario quella di Carlo Calisse (del quale ricorre il 40° anniversario della morte, essendosi spento il 22 aprile 1945, mentre la città sconvolta dalla guerra dava inizio, ancora una volta, alla sua ricostruzione). Anche in essa non mancano alcune distorsioni della verità storica: tra queste, il disconoscimento del ruolo e della lunga vitalità di Cencelle.

Queste note, che non aspirano a proporsi come una nuova storia organica della città, ma si pongono proprio e unicamente come rilettura critica di tale storia, in un ambito e con finalità strettamente urbanistiche, hanno dovuto evidenziare anche quelle distorsioni. Come ho detto, dal punto di vista metodologico, esse rappresentano elementi conoscitivi importanti, in un esame che ha sì per oggetto la città reale, ma anche il suo significato e la valutazione che di essa vien data storicamente.

Concludo, quindi, questa premessa con un reverente pensiero al grande civitavecchiese Carlo Calisse, che – malgrado la caparbia fedeltà ad alcune interpretazioni preconcette – ha onorato la città natale di un insuperabile monumento storiografico.

Con Lui, credo doveroso ricordare quanti hanno dedicato la loro attività allo studio, alla progettazione, all’esplorazione del passato di questa città: la loro opera, i loro disegni, i loro resoconti sono la base delle nostre conoscenze, l’indispensabile supporto alle nostre indagini e riflessioni.

Accanto ad essi, non posso dimenticare quanti, nel corso dei secoli, in questa città hanno vissuto e, spesso, sofferto, operando in faticosi ruoli subalterni o costretti ai remi delle galere o, profughi, incalzati da assalitori spietati o, ancora, semplicemente cittadini, la cui lotta quotidiana per l’esistenza ha rappresentato la vera storia della città: una moltitudine, dalla quale solo pochi nomi riemergono dall’inesorabile oblio del tempo, che ci sembra di vedere ben presente innanzi a noi, a ricordarci che il fine autentico di una città e, quindi, anche di uno studio sulla città, deve essere la realizzazione delle migliori condizioni di vita per la sua popolazione.

di FRANCESCO CORRENTI