L’architetto di quartiere

di ROSAMARIA SORGE ♦

La Regione Emilia Romagna lancia una nuova figura di supporto alla rigenerazione urbana: l’architetto di quartiere.

Incuriosita dalla proposta mi sono presa la briga di capire cosa fosse nello specifico e ho appurato quanto segue.

L’architetto di quartiere dovrebbe ascoltare i bisogni del territorio e insieme alle associazioni e ai cittadini definire una serie di progetti.

Ormai quando si parla di urbanistica si parla di progettazione partecipata cioè di una elaborazione progettuale con il coinvolgimento anche dei fruitori dell’oggetto e del luogo che si va a progettare; diventa il modo per integrare all’interno di processi decisionali una serie di soggetti che abitualmente sono esclusi.

Il risultato è che alla fine diventa la costruzione di un programma condiviso volto alla trasformazione di un pezzo di territorio.

Il ruolo dell’architetto all’interno di questo processo si arricchisce della modalità della comunicazione e della promozione della partecipazione degli altri.

In Emilia Romagna la figura dell’architetto di quartiere ha il compito, nell’ottica della progettazione partecipata in totale coinvolgimento paritario, di predisporre una serie di progettazioni atte alla rivitalizzazione di quartieri e aree specifiche.

Io ho partecipato ad una esperienza similare con il Laboratorio permanente sulla città storica istituito presso l’ordine degli architetti di Roma e che l’anno scorso ha accettato l’invito dell’assessore Caudo per un incontro con i tecnici comunali e i cittadini della prima circoscrizione. In quella occasione mi sono resa conto che, tranne i comitati strutturati ormai da anni come quello di piazza Vittorio o di via Giulia, la maggior parte dei cittadini aveva difficoltà ad esprimere le sue idee. Nonostante il nostro gruppo fosse li per presentare” I percorsi dell’Accoglienza ” ed in particolare quello religioso, diventato di particolare interesse in vista del Giubileo, ci siamo trovati coinvolti in una serie di tematiche di altra natura a cui abbiamo dato il nostro sostegno tecnico permettendone una maggiore comprensione.

Alla notizia della istituzione dell’architetto di quartiere da parte della Regione Emilia Romagna, ho ripensato a quella mia esperienza fatta con i cittadini del centro storico di Roma e mi sono chiesta se questa figura non potesse essere istituita anche nella nostra città: si potrebbero avviare vari tavoli di lavoro frazionando in ambiti specifici la città con tutti quei tecnici che hanno la voglia di valorizzare luoghi e spazi e condividere le potenzialità espressive dei cittadini. Si può operare in due modi differenti: il primo consiste nel predisporre una prima fase di ascolto delle esigenze dei cittadini attraverso i comitati di quartiere o le associazioni di zona o anche di singoli cittadini, il secondo attivando dei workshop specifici secondo il criterio del ” visioning ” cioè di ” Costruzione di scenari futuri”, come strumento che consente di superare la spiacevole sensazione di vivere ed operare in un tempo in cui sembra che conti solo il presente. Dai tavoli di lavoro alla fine emergeranno una serie di proposte progettuali. La fase vera e propria di progettazione può seguire due strade: gli interventi più importanti dovrebbero essere fatti attraverso un Concorso pubblico le cui direttive sono condivise, mentre quelli minori possono essere definiti all’interno dei singoli workshop e realizzati con la collaborazione delle associazioni e dei cittadini. Questo processo di collaborazione tra Istituzioni e privati alla fine porterà a tutti una serie di vantaggi perché gli abitanti si sentiranno protagonisti delle scelte fatte e le rispetteranno mentre il Comune smetterà di essere una istituzione astratta per avvicinarsi in maniera diretta e più efficace ai cittadini e concorrerà alla crescita del senso di appartenenza al territorio contribuendo a formare il concetto di comunità.

di ROSAMARIA SORGE