Chi difende i cittadini dai difensori dei cittadini?

di NICOLA PORRO ♦

Pomeriggio del 29 aprile. Ritorno a casa mia, a Civitavecchia, dopo qualche giorno di assenza. La cassetta delle lettere è vuota. Penso che per fortuna l’informatica ci ha liberato, almeno in parte, da tanta cartaccia. Raggiungo il mio studio, rispondo a qualche mail e, prima di cena, mi preparo a una breve sortita col mio fidato cane Gordon, nel rispetto dell’igiene e del capitale sociale urbano. Uscendo trovo la cassetta delle lettere, desolatamente vuota poche ore prima, traboccante di corrispondenza. Famiglia cristiana di mia madre, un paio di estratti contro, una partecipazione nuziale e la bolletta municipale del canone idrico. Bella stangata: 345 euro. Corro con lo sguardo a scadenze e modalità di pagamento. Scopro che la scadenza è fissata al 30 aprile, il giorno dopo: un sabato. Impossibile, chissà perché, usare le procedure informatiche in vigore per altre tasse comunali. Però si può rateizzare pagando il primo importo entro il 30 aprile e il secondo entro il 30 maggio. Per i primi della classe, che intendono versare l’intera somma in un’unica “soluzione”, la scadenza è sempre al 30 aprile. Non credo ci siano precedenti sulla faccia della Terra: di solito se paghi in un’unica soluzione hai tempo sino alla scadenza finale. Ma Civitavecchia, si sa, è speciale. E speciale è la prospettiva di un bel sabato all’Ufficio postale in coda fra concittadini inviperiti.

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Mi sento sinceramente preso in giro e la rabbia mi riporta alla mente un episodio più grave. Nel novembre 2015 arriva a mia madre la richiesta di saldare un arretrato per mancato versamento della Tosap 2014. I 42,90 € dovuti sono lievitati a 62. Avendo mia madre 96 anni ed essendo mancato cinque anni fa mio padre, per decenni infallibile amministratore della contabilità familiare, è già qualche tempo che di tali questioni sono costretto a occuparmi io. In qualità di cittadino digitale, ho provveduto a riprodurre in jpg e ad archiviare in ordinate cartelle informatizzate tutta la documentazione fiscale e amministrativa che riguarda le nostre famiglie. Conservando però tutti gli originali in cartaceo, come da prescrizioni di legge.

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Compulso i miei file, scartabello ricevute, rintraccio le più minuziose testimonianze dei nostri pagamenti: Tasi, Tari, Imu, Tosap, Tia, Tares e chi più ne ha più ne metta. E poi fisco, acqua, luce, gas, utenze di ogni tipo. Mi sento trasportato in un universo kafkiano, ma mi congratulo con me stesso per la sistematicità e la completezza dei miei archivi, raggiunta attraverso quel processo tecnologico che gli stupratori della lingua italiana chiamano efficientamento. Rimane il vulnus della Tosap 2014. Nessuna traccia. Non mi rassegno e chiamo gli uffici comunali competenti. Mi rispondono con pazienza e gentilezza, ma nessuno è in grado di dimostrare che la bolletta ci sia mai stata recapitata. Alla fine un impiegato mi confida che il caso non è isolato. Il periodo di riferimento coincide con quello di un cambio del gestore recapiti, disposto dal Comune, che ha prodotto parecchi disservizi. Molte bollette 2014 non sarebbero mai state consegnate ai destinatari. Puntualmente, però, alle malcapitate famiglie è stato chiesto mesi dopo non solo di provvedere al mancato pagamento, ma anche di versare una penale per il ritardato versamento. Protesto, minaccio sfracelli, ma alla fine devo arrendermi all’evidenza: il “cittadino”, figura eponima della sedicente nuova politica, non dispone di alcuno strumento per tutelarsi da un sopruso. “Professo’ – mi suggerisce a mezza voce la mia gola profonda -, lasci perdere…so’ quattro soldi, pensi agli impicci”.

Mi consolo pensando sarcasticamente che, versando il 50% in più di quanto dovuto, la mia famiglia ha contribuito a risanare il bilancio comunale. Preferisco non abbandonarmi a pensieri malevoli, mi bastano le disarmanti testimonianze di inefficienza di cui sono stato vittima. Però una domanda la pongo: c’è qualcuno in questa città che difende i “cittadini” dai difensori dei cittadini?

di NICOLA PORRO