Il fumo fa male

di SILVIO SERANGELI ♦

Se ti capita di maneggiare un pacchetto di sigarette, ti balza subito agli occhi la scritta avvisatrice e iettatoria che evoca la dipartita e, ben che vada, qualche malattia accessoria. È vero: il fumo fa male. Ma verrebbe da dire: gli aperitivini, gli spumantini di cui traborda la pubblicità, fanno bene? E gli scappamenti delle auto e dei motorini? Il fumo fa male; molto male nella città bella e d’incanto. E la scritta fatidica andrebbe installata, a grandi lettere, accanto ai cartelli stradali con l’indicazione Civitavecchia, accanto a quella delle città gemellate. Forse avete frainteso, siete partiti per la tangente, come si dice, pensando allo storico riferimento all’inquinamento provocato dalle centrali, dal porto, dal traffico. Se fate i proverbiali quattro, otto, ventiquattro passi, e molti di più, capirete perché, a Civitavecchia, il fumo è una chiara espressione, più che un sintomo, un segnale d’allarme del disagio, del decadimento di questa comunità. Torno ai passi e al malinconico osservare intere vie spopolate di negozi, di piccoli e grandi laboratori, di esposizioni. Serrande abbassate da tempo, qualche sfortunato tentativo di rialzarle e poi vederle di nuovo giù dopo una manciata di mesi. Riferimenti storici del commercio cittadino, in questi ultimi anni, sono stati cancellati dalla crisi che qui si sente e si soffre più che altrove. Camminate per la Terza strada, per piazza San Giovanni, superate il Mercato, che di per sé offre l’immagine del malato cronico, avventuratevi per viale Baccelli e, bene che vada, davanti ai negozi, rari, che cercano di sopravvivere, c’è la figura caratteristica della proprietaria/o, commessa/o che guarda verso il nulla, lo sguardo estatico, per non dire assente, fra mille pensieri, che fuma l’ennesima sigaretta. E, se fate attenzione, sui marciapiedi troverete la riprova di questa sofferenza, della vana aspettativa di uno straccio di cliente. Mozziconi di sigarette, come tante dolorose stille di sudore freddo. Si dirà: c’è la crisi, la colpa è dei supermercati. Ma non è proprio così. Il fumo qui fa veramente male, più che altrove. È l’estremo appiglio, una resistenza disperata, il voler rimuovere l’evidenza. Le spese corrono, le tasse di più, pochi clienti, guadagni al di sotto della sopravvivenza, saracinesche pronte ad accogliere la scritta cedesi attività, poi affittasi, vendesi. Una sigaretta dopo l’altra nella città alla deriva, povera e malandata.

di SILVIO SERANGELI