Che fine hanno fatto i cantautori? Che fine ha fatto la politica?

di CIRO FIENGO ♦

Pochi giorni fa è morto Gianmaria Testa, il “cantautore degli ultimi”, un uomo che ha dedicato la sua arte ai poveri ai migranti alle persone che vivono ai margini della società. Una gran bella persona che ha scritto e cantato i deboli e gli emarginati, un cantautore come quelli di una volta.Tutti noi li ricordiamo, in special modo quelli con i capelli brizzolati come me, i cantautori degli anni 70 / 80 .

I loro testi e musiche hanno accompagnato la crescita musicale culturale e politica della società italiana, soprattutto della sua gioventù. Sono stati anni di grandi cambiamenti sociali, anni in cui i giovani e meno giovani vivevano quei giorni ascoltando musiche e parole in cui si riconoscevano, testi che spesso raccontavano i disagi e i problemi della gente. Canzoni che non servivano solo per cantare. Qualcuno dirà che erano soltanto canzoni ruffiane, canzoni di parte o di partito. Forse si forse no, una cosa è certa, erano canzoni scritte e cantate da artisti che vivevano e rappresentavano i problemi della società in cui vivevano. Hanno contribuito al cambiamento, hanno aiutato a far crescere coscienze, pensieri e idee. Ora i cantautori non ci sono quasi più, la musica è cambiata. È cambiata la società è cambiata la musica ed è cambiata anche la politica. Si, perché negli anni passati, c’erano anche i cantautori della politica, quelli che erano stati scelti e venivano sostenuti e accompagnati da un pubblico cosciente, consapevole, che spesso condivideva e partecipava alle scelte che si dovevano prendere. Chi oggi si cimenta nell’arte della politica, purtroppo, sempre più spesso, non è più il cantautore che canta e rappresenta i problemi della società e della gente. Grazie agli innumerevoli mezzi di informazione nati negli ultimi anni, il politico purtroppo si è trasformato in attore da palcoscenico. Si limita solo a parlare e commentare la notizia del giorno, fregandosene di tutto il resto. Il suo compito non è più proporre soluzioni ai problemi ma recitare un copione scritto da un piccolo staff di sua fiducia o da un gruppetto di fedelissimi. Non nascono più belle canzoni da cantare ma sempre più spesso solo brutti film da guardare. Chi prima cantava e urlava nelle piazze ora siede assieme ai propri figli in comode poltrone e inermi assistono alla proiezione di un brutto film interpretato da soggetti che malamente cercano di far politica. Giornalmente assistiamo alla nascita di nuovi attori, guitti e saltimbanchi che sempre più spesso, se siamo fortunati, durano soltanto una stagione. Interpreti che recitano malissimo copioni le cui trame sono palesemente false brutte e contorte, invitando chi assiste ad adoperarsi per un’unica giusta soluzione, spegnere tutto e non interessarsi più alla politica. Incapaci di programmare progettare e realizzare miglioramenti della nostra società spesso continuano solo a far danni. Non voglio dire che era meglio prima. Non voglio essere anarchico o retorico, vorrei soltanto rammentare a chi oggi piace e ama far politica di non dimenticare mai che quando si canta una canzone o si recita su un palcoscenico, il pubblico pagante o chi ti circonda, deve essere coinvolto, gradire, condividere e sentirsi partecipe alla tua performance, altrimenti hai fallito, è stato un fiasco e non ti sarà data possibilità di replica.

di CIRO FIENGO