Civitavecchia città senza ali?

di ROSAMARIA SORGE ♦

Sembra proprio di si, sembra proprio che questa nostra città le ali le abbia perse da tanto di quel tempo da avere difficoltà a ricordarsi di averle mai avute.

La crisi economica che dura ormai da troppi anni ha favorito non solo l’accentuazione delle diseguaglianze ma anche una riduzione di quell’attivismo sociale e politico che è alla base del rapporto tra urbanistica e comunità, con forti ripercussioni sull’Ambiente urbano, mortificando ogni pietra di questa città, in un panorama sempre più squallido, anche se dare la colpa del degrado solo alla crisi socio economica non sarebbe corretto.

La città è stata devastata principalmente da anni di concetti di gestione tesi ad una edificazione selvaggia, con nessuna attenzione reale alla città costruita.

In un periodo storico caratterizzato dall’interesse diffuso per una ” rigenerazione urbana” sempre più si apre il tema delle trasformazioni date dall’uso e dalle esigenze del vivere contemporaneo, disarmoniche e non dialoganti con il tessuto urbano preesistente. Questa città, come del resto la maggior parte delle città occidentali, sembra avere finito di crescere ed è arrivato il momento di cercare nuove qualità interne e nuovi modi di rispondere alle esigenze del vivere ed abitare. Il recupero di aree urbane degradate, o che hanno terminato la loro utilità e funzione, il recupero di edifici dismessi o sottoutilizzati può essere tra le maggiori opportunità per sviluppare temi di progetto innovativi, come anche ridare significato a quegli spazi liberi o marginali in centro ma ancora più presenti in periferia, risultato degli standard urbanistici, lasciati incolti e abbandonati; certo il quadro legislativo e normativo nazionale non aiuta e si rende necessario un cambio di mentalità che porti al superamento dell’approccio espropriativo perché non sostenibile dalle Pubbliche Amministrazioni, introducendo i concetti della perequazione, della compensazione, dei crediti edilizi, fino a superamento dei tabù demolizione ricostruzione. La periferia non deve più essere vista come luogo marginale, dove possono svilupparsi grandi tensioni, ma integrata nel tessuto edilizio e sociale della città.

Rientra anche nel tema della rigenerazione urbana l’housing sociale come evoluzione del concetto di edilizia pubblica, rivolta a quella fascia sociale intermedia in termini economici e a quei nuovi soggetti che fanno ormai parte del tessuto sociale di una città: divorziati, single, anziani, immigrati.

Come rendere sostenibile un innovamento del nostro territorio, offrendo soluzioni efficaci alla richiesta di sicurezza, fruibilità e benessere? Come promuovere efficaci e concrete azioni in grado di far fronte alle varie emergenze?

Occorre percorrere nuove strade metodologiche ed elaborare nuove strategie, atte a coniugare tradizione e innovazione nell’ottica di uno sviluppo urbano sostenibile e nella cura dell’ambiente in genere, chiamando a raccolta tutti i protagonisti, cioè i tecnici, i politici, gli uffici preposti alla gestione del territorio e i cittadini per uno sforzo collettivo che rimetta le ali a questa città.

A tutto questo il convegno organizzato dal Link democratico il 14 aprile alle ore 15.00 alla Biblioteca comunale cercherà di dare qualche risposta.

di ROSAMARIA SORGE