La finestra sul “porcile”

di ROBERTO FIORENTINI ♦

Abito nel Centro Storico. Ed affaccio su una delle vie della movida civitavecchiese. Ho, quindi, una vista privilegiata , per così dire, sulle abitudini, i comportamenti e le mode dei giovani nottambuli civitavecchiesi. Anche se sul termine giovani ci sarebbe da intendersi. A patto di non voler comprendere in esso una forbice amplissima che va dai 14 ai 50 e passa anni. Infatti, la platea dei locali della vita notturna della nostra città, è composta da gente davvero di tutte le età, censo, cultura ed estrazione sociale. E tutti, o quasi,  – aggiungerei purtroppo – condividono costumi ed abitudini, compresi quelli che spiegano il titolo di questo post.

Ma andiamo per ordine. I lettori più attenti avranno notato che ho parlato di vita notturna. Ed è esattamente di questo che si tratta. Tra l’altro Civitavecchia ha davvero una vita notturna non comune. Decine di locali aperti fino a tardi, moltissima gente in giro e movida per almeno tre notti a settimana, dal giovedì al sabato. Molta gente , dai dintorni , viene a passare qualche serata nella nostra città. So di persone che vengono spesso persino da Ladispoli o da Montalto. Dicevamo: vita notturna. Del resto fino alle 11/ 11, 30 in giro non c’è praticamente nessuno e persino la musica live comincia a quell’ora. Ovviamente se inizi alle 11 e mezza, i gruppi suoneranno almeno fino all’una di notte. Si tratta di ogni genere di musica, da quella acustica e poco rumorosa, fino a gruppi punk ,che fanno un casino del diavolo, cover band di ogni genere, per finire con d.j. set electro od altri generi un filino invadenti. Non ci sarebbe davvero nulla di cui lamentarsi, se gran parte di queste attività musicali non fossero svolte praticamente in mezzo alla strada. Infatti , per motivi che spiegheremo diffusamente di seguito, questi gruppi si esibiscono all’interno dei locali, ma con le porte rigorosamente spalancate. Non è difficile capire che una band che esegue – che so – cover di Vasco Rossi , con una line up composta di cantante, tastiere, sax, chitarre, basso e batteria,  che suona “Gli spari sopra” a tutto volume, in un locale con le porte aperte,a mezzanotte e tre quarti di giovedì sera,  possa disturbare il sonno di chi abita nel raggio di centinaia di metri dal locale. Potete credermi ? Immagino di si.

Quali sono queste “ strade della movida” civitavecchiesi ?  La principale è certamente Via Enrico Toti al Ghetto, con almeno 10 locali uno dietro l’altro, attivi dalla sera alle sette, con il rito sociale dell’aperitivo,  e fino a notte inoltrata. Questa via è l’epicentro assoluto della vita notturna della nostra città. E’ spesso oggetto di controlli da parte della polizia,con numerosi locali sanzionati,  perché qui i comportamenti di cui abbiamo parlato,  hanno talvolta raggiunto livelli parossistici , con d.j. set organizzati ,con tanto di casse in mezzo alle strada,  fino alle tre di notte. Ci sono risse, spaccio, ubriachezza molesta,  auto parcheggiate dovunque a violare l’isola pedonale. E’ frequentata anche da giovanissimi che , lo si può immaginare, sono spesso i protagonisti di questi eccessi . Specifichiamo subito che non stiamo parlando del Bronx. La grande maggioranza dei suoi frequentatori si comporta più o meno bene ma è inevitabile che accada qualche guaio , quando centinaia di persone passano, bevendo shortini , birre e superalcolici vari, alcune ore nella stessa strada. All’inizio dell’estate , tutto questo carrozzone si trasferisce, armi e bagagli, al Lungomare Thaon de Revel ( Pirgo ) , dove, peraltro , convive con famiglie con bambini  che prendono il gelato, cocomerari e tutto lo struscio cittadino. Qui l’orario, se possibile, complice il caldo e la bella stagione, si allunga ancora di più , arrivando spesso fino all’alba. La terza zona è la mia, se mi è permesso dire così. Si tratta di Via Montegrappa, con qualche addentellato anche in altre vie della zona, con 4 locali in 50 metri. La finestra della mia cucina ( per fortuna non quella della camera da letto) dista appena qualche metro, in linea d’aria , a tre di questi 4 locali.  Questa zona ha conosciuto un momento di incredibile successo due o tre anni fa , quando capitava, di sabato, di vedere la via completamente occupata dalle persone, tanto che era impossibile passarci con l’auto. I residenti, credetemi sulla parola, dal giovedì pomeriggio toglievano le macchine , tanto che non era raro vedere tutti i parcheggi, di solito assai ricercati, completamente vuoti. In molti, forse è persino inutile dirlo, hanno trovato specchietti rotti, tergicristallo piegati, ammaccamenti vari e bottiglie vuote abbandonate sul tettino. Ora il boom è passato e la zona è tornata un filino più tranquilla. Mediamente è frequentata da gente un pochino più grande, con i “ pischelli “ che gli preferiscono decisamente il Ghetto.

Veniamo all’altro aspetto che mi ha sempre colpito della vita notturna della nostra città. I bene informati mi dicono che non si tratta di una nostra peculiarità ma di una abitudine condivisa ad ogni latitudine. Sinceramente, per quanto mi sforzi, non riesco ancora a capire perché – spieghiamolo finalmente –  le persone stiano FUORI ai locali , invece che dentro. Tanto che oggi, molti locali sono piccolissimi, composti praticamente solo da un bancone, dove l’avventore va a prendere il drink che poi si beve per strada , davanti alla porta del locale da cui ( come abbiamo diffusamente spiegato)  fuoriesce musica ad alto volume. Se questo avvenisse d’estate o in belle serate primaverili, nulla quaestio.  Ma in realtà avviene anche in pieno inverno, nelle notti di tramontana, o in quelle piovose e persino in quelle , poche, in cui il termometro scende sotto lo zero. Gente seduta ai tavoli , a bere, all’una di notte, intabarrata e coi berretti di lana calcati sulla testa, mentre la tramontana fa sbattere gli ombrelloni, come le vele di una nave in mezzo ad una tempesta. E non c’è scampo. Perché le porte sono spalancate. Per cui se ti vuoi bere una cosa e ti senti ( giustamente) ridicolo a farlo in mezzo alla strada a meno due, anche dentro ai locali devi stare con su il cappotto e la sciarpa. Non aggiungo , perché credo che non ci sia bisogno, più di una piccola ulteriore riflessione sull’altro aspetto negativo di questa abitudine. Infatti se le persone , in piena notte, mentre dalle porte dei locali fuoriesce il sound di una discoteca portoricana, stanno sotto le finestre della gente che dorme, difficilmente sussurreranno , come delle comari in chiesa. Piuttosto il tono si adeguerà al volume delle casse. E quindi risate, discussioni ad alta voce, grida. Con buona pace di quelli che vogliono dormire.

Ora non resta che da spiegare il titolo. Per farlo , però, mi limito ad invitarvi a fare un giretto al Ghetto, la domenica mattina entro le 7.00 / 7.30, orario in cui la zona viene ripulita dagli operatori di Città Pulita. Vi accorgerete di come viene lasciata la zona dai frequentatori dei locali del sabato sera. Le parole non rendono bene quello che si trova.

Concludo con qualche domanda, che altro non è che il  ” trailer” del mio prossimo post : lo sapete, ad esempio,  che il Ghetto e Piazza Saffi vengono pulite , da scopini e macchine spazzatrici, tutte le mattine ? Ed allora perché la sera sono di nuovo nelle condizioni che sappiamo ?

di ROBERTO FIORENTINI